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Turismo: Federalberghi attacca Airbnb: «consumatori ingannati»

«Eluse le norme poste a tutela della salute e della sicurezza»

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Turismo: Federalberghi attacca Airbnb: «consumatori ingannati»

ROMA. Proprio nelle ore in cui a Parigi nel suo Open mondiale (quattro volte più grande di quello dello scorso anno a San Francisco) il colosso Airbnb festeggia e "forma" i suoi host provenienti da tutto il mondo, le associazioni di albergatori di mezza Europa - con l'italiana Federalberghi in prima fila e le consorelle di Francia, Germania, Olanda, Regno Unito e Spagna - fanno quadrato e reclamano nuove regole a livello nazionale e europeo.

Un fenomeno quello di Airbnb in crescita esplosiva: 2 milioni di alloggi in più di 190 paesi del mondo e l'Italia al terzo posto al mondo per disponibilità, superata solo da Usa e Francia.

Il sito è nato nel 2008 con sede principale a San Francisco in California: le persone possono pubblicare, scoprire e prenotare alloggi unici in tutto il mondo — online. «Sia che si tratti di un appartamento per una notte, di un castello per una settimana o di una villa per un mese», si legge sul portale, «Airbnb mette in contatto le persone con autentiche esperienze di viaggio a qualsiasi prezzo in oltre 34000 città e 190 paesi».

«Il sommerso nel turismo è giunto a livelli di guardia, che generano una minor sicurezza sociale e il dilagare indiscriminato dell'evasione fiscale e del lavoro nero» denuncia il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, che poi mira dritto all'"esempio eclatante" costituito dal portale Airbnb. Secondo un monitoraggio che Federalberghi sta realizzando con la società Incipit Consulting, Airbnb a ottobre 2015 pone in vendita in Italia 176.870 strutture (erano 234 nel 2009).

«Una crescita esponenziale - attacca la Federazione degli albergatori - a cui non fa seguito una significativa variazione del numero di attività ufficialmente autorizzate (le strutture extralberghiere censite dall'Istat erano 104.918 nel 2009, oggi sono a quota 117.749)».

«In barba alle leggi che obbligano il gestore di risiedere all'interno dei bed and breakfast - spiega Federalberghi - la maggioranza degli annunci presenti su Airbnb è riferita all'affitto dell'intera proprietà (72,5%) ed è pubblicata da inserzionisti che gestiscono più di un alloggio (57%)».

«La ciliegina sulla torta - secondo gli albergatori - è costituita dagli 'host' che possiedono centinaia di alloggi: per esempio Daniel che gestisce 527 alloggi e Bettina con 420 alloggi, di cui 140 a Milano, 80 a Roma e 88 a Firenze. Chi si nasconde dietro questi nomi amichevoli che gestiscono un patrimonio miliardario? Di certo non si tratta di persone che affittano una stanza per integrare il reddito familiare».

«I numeri - conclude Bocca - smentiscono la 'favoletta' del gestore che accoglie l'ospite in casa propria. Il consumatore è ingannato due volte: viene tradita la promessa di vivere un'esperienza autentica e vengono eluse le norme poste a tutela della salute e della sicurezza. Né può essere sottaciuta la responsabilità delle piattaforme online, che adottano una posizione pilatesca e fanno finta di non vedere il traffico sospetto che transita attraverso i propri canali».

«A livello europeo - spiega Bocca - molti Paesi si stanno muovendo per sconfiggere le degenerazioni della sharing economy nel turismo. Tocca ora all'Italia dare un segnale importante, dettando regole ed istituendo controlli contro l'illegalità».

Durissimo anche il vicepresidente nazionale e presidente regionale del Veneto Marco Michielli: «Da sharing economy a shadow economy: la nostra regione è uno dei territori più infestati dall'abusivismo con Venezia e Verona in testa».