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Censis: «una famiglia su 10 senza soldi per cibo»

La spesa totale alimentare è scesa del 27%

Redazione Pdn

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Censis: «una famiglia su 10 senza soldi per cibo»

MILANO.  L'Italia esporta sempre più generi alimentari ed è una nazione di sedicenti esperti di cibo, con chef casalinghi che si ispirano ai programmi televisivi e commensali che si siedono indifferentemente ai tavoli di un fast food come a quelli di un ristorante vegano.

 Dietro l'aspetto 'culturale', però, c'è quello sociale: nell'ultimo anno, a una famiglia su dieci (2,4 milioni, uno in più rispetto al 2007) è capitato di non aver soldi per poter acquistare il cibo necessario. La fotografia 'Gli italiani e il cibo' è stata scattata dal Censis ed è stata presentata all'Expo di Milano. Puglia (16,1%), Campania (14,2%) e Sicilia (13,3%) sono le regioni con la percentuale più alta di famiglie che vivono in condizione di disagio alimentare, che si fa sentire di più in quelle numerose: ha riguardato il 12,2% di quelle con figli minori (830.000).

 Le famiglie con figli sono anche quelle che hanno subito di più i tagli alla spesa alimentare negli anni 2007-2014: -15,6% le coppie con due figli, -18,2% le coppie con tre o più figli. Nel complesso, la spesa alimentare sul totale della spesa per consumi è diminuita dal 27,1% degli anni Settanta al 14,2% del 2014. L'Italia è comunque un popolo di conoscitori del cibo: 29,4 milioni di definiscono appassionati, 12,6 milioni intenditori e 4,1 milioni dei veri esperti.

 Riguardo le abitudini, i dati parlano di 6,3 milioni di lavoratori che ogni giorno mangiano fuori casa e di 38,5 milioni che preparano pietanze e ricette innovative apprese da ricettari o programmi Tv. Nelle diete quotidiane coesistono i fast food, con 20,2 milioni di italiani a cui capita di mangiarci, e il vegano o vegetariano, scelto da 19,5 milioni di italiani, di cui 4,5 milioni regolarmente. Per il 17,9% delle persone la cucina 'made in Italy' rappresenta un motivo di orgoglio e unisce il Paese.

Se la crisi si fa sentire in famiglia, i suoi effetti non incidono più sull'export. Nel 2014, il valore delle esportazioni di prodotti alimentari e bevande è stato pari a 28,4 miliardi di euro, con un +30,1% rispetto a cinque anni prima. Per il 2017 le previsioni indicano che l'export agroalimentare italiano crescerà dell'8,9% medio annuo.

La sfida per «il post Expo è studiare la strategia per il nostro Paese - ha commentato il ministro alle politiche agricole, Maurizio Martina - che ha nelle tipicità il suo punto di forza», ma che vanno «interpretate in uno scenario globale. Questa è la domanda che attraversa Expo: quali sono le nuove frontiere, dove posizionare il nostro punto di forza».

 Per il presidente del Censis, Giuseppe De Rita, «è fondamentale esportare il modello italiano delle tipicità, non solo i prodotti. Solo così anche le esportazioni delle nostre nicchie saranno più facili". Per De Rita, "nella battaglia fra biodiversità e industrializzazione di massa, bisogna puntare sulle scelte individuali: la voglia di diversità è una voglia di democrazia».

«Quando diciamo biodiversità diciamo varietà dei territori e dei prodotti - ha spiegato il commissario di padiglione Italia, Diana Bracco - Questo è il Made in Italy del cibo».