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L'Imu agricola diventa legge, via libera alla Camera

I sì sono stati 272, i no 153

Redazione Pdn

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L'Imu agricola diventa legge, via libera alla Camera




ROMA. Via libera definitivo della Camera al decreto legge sull'Imu agricola, che proroga tra l'altro l'esercizio della delega fiscale.
Il testo è stato già approvato dal Senato e non è stato modificato durante l'iter a Montecitorio. I sì sono stati 272, i no 153, 15 gli astenuti. I deputati M5s, durante le dichiarazioni di voto, hanno mostrato dei piccoli cartelli con la scritta "No Imu, la terra non si tassa".
Non avendo subito modifiche rispetto al Senato, entra in vigore anche se alcuni ordini del giorno impegnano il governo a mettere in piedi una commissione tecnica per affrontare la questione e pure pendono ricorsi al Tar sul tema.
Sono esenti i Comuni classificati come montani, in quelli «parzialmente montani» esclude solo i terreni posseduti da coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali mentre nei «non montani» ha un’applicazione generalizzata. Rispetto alle vecchie regole, scritte nella circolare ministeriale del 1993, sono 1.601 i Comuni in cui si è persa l’esenzione, con un gettito aggiuntivo di 268,7 milioni di euro. Grazie a due correttivi approvati al Senato, per i pagamenti relativi al 2014 c’è tempo fino al 31 marzo senza interessi né sanzioni, mentre una norma-manifesto conferma il diritto al rimborso (su richiesta) per i contribuenti che hanno pagato per errore, confusi dai continui cambi di regole.

«La decisione del Governo e della maggioranza di non accettare modifiche al decreto legge è un grave errore che si ripercuoterà con effetti pesanti nei confronti di un settore dell'economia nazionale che deve svolgere un ruolo importante nell'uscita dalla crisi economica del Paese», commenta Gianni Melilla deputato di Sinistra Ecologia. «L'Imu sulla terra da lavorare è una tassa ingiusta ed iniqua che, oltre ai contribuenti, mette in difficoltà le Amministrazioni Comunali».
«E’ passata una vera e propria patrimoniale sulla terra», commentano invece i deputati del M5S, Del Grosso, Colletti e Vacca, «nata solo per coprire lo spot degli 80 euro del Governo Renzi e applicata senza considerare quello che dovrebbe essere l’unico vero elemento per riorganizzare la fiscalità agricola: la reale redditività delle colture, ma bensì basandosi su una classificazione altimetrica vecchia di vent’anni. Il M5S ha fatto proposte di buon senso, trovando coperture efficaci che avrebbero evitato il colpo all’agricoltura e ai piccoli Comuni, ma il Governo ed il PD hanno detto sempre e soltanto "no", accogliendo in calcio d’angolo solo alcuni ordini del giorno, per i quali ci impegniamo sin d’ora a verificare il rispetto nel corso dei prossimi mesi».
«E’ Una tassa ingiusta», commenta invece il deputato Fabrizio Di Stefano (Forza Italia): «anziche' aiutare il nostro territorio, si accresce la pressione fiscale, dimenticando che i veri custodi del nostro patrimonio agricolo sono proprio i proprietari dei fondi che assicurano ordine e cura».