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L’Abruzzo del vino: obiettivo sburocratizzazione

Addio ai diritti di reimpianto, dal 2016 trecento ettari di nuovi vigneti “autorizzati”

Redazione Pdn

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L’Abruzzo del vino: obiettivo sburocratizzazione


ABRUZZO. Trentaduemila ettari di superfici vitate di cui ben 17 mila dedicati a Montepulciano (53%), una produzione media di oltre 3milioni e mezzo di ettolitri di vino, 40 cooperative, un consorzio di secondo livello, 22mila viticoltori di cui 225 vitivinicoltori che trasformano l’uva nel prodotto più importante dell’economia agricola regionale, che corrisponde ad un Pil di 300 milioni di euro di cui 120 milioni riservati all’export.
Sono questi i numeri della vitivinicoltura abruzzese, di cui si è parlato ieri mattina nel seminario ‘L’Abruzzo del vino: dalla riforma al mercato’, promosso da Coldiretti Abruzzo per illustrare prospettive e cambiamenti di un settore che genera sempre più appeal soprattutto tra le nuove generazioni, come confermano i dati relativi all’ultimo Psr che ha insediato il 19,7% di giovani nel solo settore vitivinicolo.
«I fatti dimostrano che il settore conferma ogni anno nuovi margini di crescita – ha evidenziato il direttore regionale di Coldiretti Alberto Bertinelli ad apertura dell’incontro – ma questo importante cambiamento avviene in virtù di una rivoluzione strutturale caratterizzata dall’introduzione di nuove tecnologie, da una maggiore formazione dei tecnici e dalla grande volontà degli imprenditori, che hanno dimostrato una instancabile voglia di riscatto e di crescita».

«SETTORE DINAMICO E IN CONTINUA EVOLUZIONE»
Nel corso dell’incontro - a cui hanno partecipato cantine e imprenditori provenienti da tutta la regione oltre all’assessore regionale all’agricoltura Dino Pepe che ha partecipato all’incontro evidenziando l’importanza che riveste oggi il vino per l’Abruzzo - si sono susseguiti interventi tecnici e altri più divulgativi. Dopo le introduzioni di Bertinelli, il responsabile dell’ufficio vitivinicolo Raffaele Bellisario ha presentato lo scenario regionale, evidenziando un settore dinamico e in continua evoluzione rispetto alla produzione e al mercato. Da qui, l’approfondimento tecnico e alcune considerazioni sulla riforma della Politica agricola comunitaria da parte del responsabile nazionale di Coldiretti Domenico Bosco, che si è soffermato sul nuovo sistema delle autorizzazioni degli impianti vitati che entrerà in vigore dal 1 gennaio 2016 determinando ufficialmente l’addio ai diritti di reimpianto, che attualmente vengono acquisiti direttamente dai produttori o attraverso la riserva regionale.
«Dall’1 gennaio 2016 - ha sottolineato Bosco – l’attuale sistema di gestione del potenziale produttivo viticolo sarà eliminato e di conseguenza non sarà più possibile trasferire i diritti di reimpianto tra i produttori in quanto le superfici vitate verranno autorizzate gratuitamente dalla Regione, ovviamente non illimitatamente ma per l’Abruzzo pari ad un totale di poco più di 300 ettari di nuovi vigneti l’anno».
Novità importanti che riguardano un settore sempre più prestigioso ma “strozzato” da una macchina burocratica che incide in media per 100 giornate di lavoro l’anno, pari ad oltre il 20% del tempo lavoro dell’impresa vitivinicola.
«In tal senso – ha evidenziato Bosco – il pressing di Coldiretti ha determinato nel decreto Campolibero l’attivazione di un processo di semplificazione amministrativa su cui si sta ancora lavorando al fine di far confluire nella normativa in via di approvazione molti altri elementi tra cui un sistema informatico unico con semplificazione degli adempimenti; la revisione del sistema di certificazione dei vini; un’unica struttura di controllo per azienda; la revisione del sistema di vigilanza sul mercato oltre che la revisione del sistema sanzionatorio e le norme di tutela del made in Italy».

AL LAVORO PER LA SBUROCRATIZZAZIONE
Coldiretti, è stato ribadito nel convegno anche dal presidente regionale Domenico Pasetti , «sta lavorando a livello nazionale per un sistema di sburocratizazione del settore attraverso una proposta che prevede l’eliminazione o la semplificazione di almeno 40 tra gli adempimenti a carico delle imprese con una riduzione del 50% del tempo necessario alla burocrazia».
Tra le cose da fare, lo sportelo unico degli adempimenti attraverso il fascicolo aziendale, valorizzando l’autocontrollo dell’impresa; controlli in azienda a campione basati su analisi dei rischi e rafforzamento di quelli sul mercato; revisione e coordinamento del sistema sanzionatorio; sportello unico per l’export dei vini, superando i vincoli che impediscono la vendita diretta di vini in ambito comunitario.
«Ciò che vogliamo – è stato evidenziato da Pasetti – è far dimezzare il tempo perso dalle imprese con la burocrazia, semplificando ciò che è utile ed eliminando ciò che è superfluo».

BUONI I DATI DELL’EXPORT
Nuove necessità anche alla luce di una maggiore inclinazione del settore all’export, come confermano i dati sull’export su cui si sono soffermati Giuseppe Cavaliere dell’ufficio promozione delle produzioni della Regione Abruzzo e Tosca Chersich, dirigente dell’area promozione della Camera di Commercio di Pescara, che hanno testimoniato come gli enti pubblici possano contribuire con programmi specifici a valorizzare il prodotto soprattutto all’estero. Ma quali sono i paesi in cui il nostro vino è più apprezzato?
Sicuramente la Germania (21%), gli Usa (16%), Canada (13%), ma anche Giappone (5%), Svezia (5%), Svizzera (7%).
Nuovi mercati e nuovi scenari, da tenere a riferimento, come ha ribadito il presidente di Coldiretti Pasetti, sottolineando a chiusura del convegno che «il vino per l’Abruzzo resta un elemento trainante non solo in termini economici ma di immagine e prestigio, nonché di prospettive future».
E in questa ottica, un immancabile riferimento a quella che sarà la più grande occasione di promozione degli ultimi dieci anni.
«L’Expo, ma ogni genere di iniziativa e strumento per la valorizzazione del vino – ha evidenziato Pasetti – sarà un treno da non perdere per dimostrare il primato della vitivinicoltura abruzzese e della qualità del suo vino nello scenario economico italiano, e non solo, con margini di crescita sempre più ambiziosi per gli imprenditori più attenti e lungimiranti e si saprà valorizzarlo adeguatamente. Il vino è oggi per l’Abruzzo – ha concluso Pasetti - un elemento di genuinità e di tradizione capace di farci conoscere nel mondo, e per questo va promosso in ogni modo».

«UNA DOCG PER IL MONTEPULCIANO D’ABRUZZO RISERVA»
E Pasetti nel corso dell’incontro ha proposto anche di elevare a Docg (denominazione di origine controllata e garantita) il Montepulciano d’Abruzzo nella tipologia Riserva «con un adeguato disciplinare che preveda vinificazione e imbottigliamento in zona: questa sarebbe una opportunità per ridimensionare l’attuale grande problematica derivata dal fatto che il Montepulciano si può imbottigliare fuori regione a danno del sistema abruzzese nel duplice aspetto economico e sociale».
«La denominazione di origine controllata e garantita è il livello più alto della piramide qualitativa del prodotto vino – ha evidenziato il presidente Pasetti – pertanto, una Docg specifica per questo segmento, andrebbe a rafforzare l’immagine del nostro Montepulciano nella sua totalità regionale, evidenziandone la qualità e consentendo di mantenerne alto il valore economico sul territorio di produzione».