ECONOMIA

Cresa, calo del Pil in Abruzzo: -4%. Crolla anche il turismo - 4,8%

Calano spesa della famiglia (-1,9%) e investimenti (-1,4%)

Redazione Pdn

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Cresa, calo del Pil in Abruzzo: -4%. Crolla anche il turismo - 4,8%

ABRUZZO. Le stime elaborate lo scorso luglio dall’istituto di analisi economica Prometeia, contenute nel "Rapporto 2013" del Cresa, indicano per l’Abruzzo una flessione del Pil del -4,1% in termini reali rispetto all’anno precedente (-1,9% l’Italia).
Tale calo ha completamente dissolto quanto era stato recuperato nel biennio 2010-2011. La contrazione del Pil regionale è stata determinata dal contributo negativo di tutte le componenti della domanda interna.
Dati particolarmente negativi sono quelli riferiti alla spesa delle famiglie e agli investimenti fissi lordi - rispettivamente -1,9% e -1,4% rispetto al 2012 (che si sono ridotti in misura inferiore alla media del paese).
La spesa delle famiglie ha risentito della riduzione della capacità di spesa legata, in particolare, alle difficili condizioni del mercato del lavoro. La manovra di risanamento dei conti pubblici ha contribuito a limitare i consumi delle Amministrazioni pubbliche e delle Istituzioni sociali private (-0,3% in Abruzzo; -0,8% la media italiana).
Alla forte crisi del mercato interno che ha depresso la domanda nazionale si è accompagnata una insufficiente reazione sui mercati esteri: il contributo del saldo commerciale è stato lievemente negativo.
Tra i settori di attività, il valore aggiunto delle costruzioni ha fatto registrare una riduzione del 9% rispetto al 2012 (-5,9% la media italiana). Per il 2014 si stima un ulteriore ridimensionamento seppure più contenuto (-3%). L’industria manifatturiera ha subito una flessione del 6,8% : nel suo complesso, il comparto manifatturiero mostra una perdita del 21% del valore aggiunto rispetto ai livelli del 2007. I servizi hanno mostrato una flessione del 2,5%. Le attività del terziario sembrano mostrare una migliore capacità di resistenza nelle fasi cicliche negative.
In conseguenza di ciò il loro peso, sempre in termini di valore aggiunto, è risultato in aumento nel sessennio 2007-2013 (dal 64,8% al 68% del totale) a scapito del settore industriale che, va ricordato, rappresenta in Abruzzo una quota di valore aggiunto superiore di circa cinque punti percentuali a quella media dell’Italia.

IL SISTEMA DELLE IMPRESE
Nel 2013 il numero di imprese attive in Abruzzo (129.488, pari al 2,5% del totale nazionale) si è contratto dell’1,2% rispetto all’anno precedente. Il calo ha interessato tutte le province, ad eccezione di Pescara, e soprattutto i settori dell’agricoltura (-4,4%), delle costruzioni (-3,0%), delle attività manifatturiere (-1,5%) e dei trasporti (-2,2%).
Al contrario, hanno mostrato incrementi, in particolare, le attività di alloggio e ristorazione (+1,7%).
Le imprese manifatturiere (12.375) appaiono in diminuzione in tutte le province e in molti dei settori più diffusi a livello regionale (legno e mobili: -3,7%; prodotti in metallo: -1,9% abbigliamento: -4,0%; macchine e apparecchiature: -3,5%) ad eccezione degli alimentari (+1,2%).
Come rilevato negli anni precedenti, e in linea con la tendenza nazionale, la struttura imprenditoriale abruzzese è stata interessata da un in-
tenso processo di riorganizzazione e di consolidamento: le imprese individuali, che costituiscono più dei due terzi del totale, registrano una progressiva diminuzione (-2,3%) mentre aumenta il peso delle imprese con assetto gestionale ed organizzativo più complesso (società di capi-tali: +4,3%; altre forme: +6,1%).

L’ARTIGIANATO
A fine 2013 le imprese artigiane attive sono 33.820, con una flessione del 3,1% rispetto al 2012 derivante dal calo registrato in tutte le province e in tutti i comparti, ad eccezione del noleggio, agenzie di viaggio.
Emergono andamenti particolarmente gravi nelle costruzioni (-626 imprese), nelle attività manifatturiere (-224 imprese), nel commercio (-70 imprese) e nel trasporto e magazzinaggio (-82 imprese).

L’AGRICOLTURA
Il 2013 sembra essere stato un anno di lieve recupero considerando che il valore aggiunto agricolo è stimato in lieve aumento rispetto all’anno precedente dall’istituto di analisi Prometeia (+0,5%). Il saldo commerciale agricolo è negativo ma in miglioramento rispetto al 2012 per l’effetto combinato dell’aumento delle esportazioni (+7,1%) e il calo delle importazioni (-10,4%). Secondo i dati provvisori dell’Istat nel 2013 sono stati riscontrati decrementi nella produzione di cereali (-2,3%) e di frutta (-2,7%) insieme ad aumenti nei comparti pataticolo (+2,5%) olivi-colo (+1,3%) e vitivinicolo (uva da vino: +9,1%; uva da tavola: +72,8%).

L’EDILIZIA
Il 2013 per l’edilizia regionale è stato un anno difficile come evidenziato dalla diminuzione del valore aggiunto che l’istituto di analisi Prometeia stima pari al -9,0%, peggiore del -5,9% nazionale. Alla fine del 2013 il numero delle imprese edili attive era pari a 19.350 unità, il -3,0% in meno rispetto all’anno precedente. Nel corso dell’anno l’edilizia privata ha sperimentato una crisi pesante con crollo della produzione, degli investimenti, delle compravendite e dei mutui concessi. L’unico comparto che ha mostrato una certa tenuta è il recupero abitativo. L’edilizia pubblica sembra essere in fase di ripresa, come evidenziato dall’aumento dell’importo dei bandi per l’esecuzione di opere pubbliche registrato dall’associazione dei costruttori. Le aree colpite dal sisma del 2009 hanno mostrato una certa tenuta del settore, nonostante i la-vori connessi alla ricostruzione non abbiano avuto ricadute positive sull'intero tessuto economico e imprenditoriale regionale. Finalmente il 2013 segna una svolta nel processo di ricostruzione per la maggiore speditezza nell’'esame delle richieste di contributo.

IL COMMERCIO
A fine 2013 le imprese commerciali attive in Abruzzo sono 32.867, in leggerissimo aumento (+0,4%) rispetto al 2012, grazie ai lievi aumenti di
Teramo e Pescara (rispettivamente +1,0% e +2,0%). Tra le diverse componenti è stato osservato un certo calo nel solo commercio e ripara-zione di autoveicoli (-1,1%) mentre il commercio all'ingrosso e quello al dettaglio sono in leggero aumento (rispettivamente +1,4% e +0,2%).

IL TURISMO
I dati provvisori elaborati dalla regione Abruzzo indicano per il 2013 un movimento complessivo di 6,9 milioni di unità, in calo del 4,8% rispetto all’anno precedente. Tale flessione è conseguenza della diminuzione delle giornate di soggiorno dei turisti sia italiani (-4,7%) che stranieri (-5,3%). Il decremento ha coinvolto la componente alberghiera (-5,9%) più quella extralberghiera (-2,5%) e ha interessato tutte le province.

GLI SCAMBI CON L’ESTERO
Il valore dell’export abruzzese diminuisce su base annua (-2,4%) e riporta per il terzo anno successivo un andamento peggiore di quello medio nazionale (-0,1%). Il tasso regionale di propensione all’export1 è nel 2013 del 25,5%, in lieve calo rispetto al 2012 (25,9%) e inferiore alla media nazionale (27,9%).
Nel 2013 le esportazioni regionali riguardano per il 60% prodotti specializzati ed high tecnology, (Italia: 42%), per il 38,7% prodotti standard e tradizionali (Italia: 56,2%) e per l’1,3% prodotti agricoli e materie prime (Italia: 1,8%). In particolare, il 64,6% delle vendite estere abruzzesi è costituito da prodotti meccanici ed elettromeccanici (Italia: 47,9%): si tratta principalmente dell’output delle imprese internazionali operanti nel settore dei mezzi di trasporto presenti nella provincia di Chieti, le cui esportazioni restano sostanzialmente invariate rispetto all’anno prece-dente. Aumentano le vendite estere dei settori gomma (+6,6%), agro-alimentare (+4,4%), metalli (+14,4%) e chimico (+6,4%); diminuiscono quelle del tessile e abbigliamento (-18,8%), dei macchinari ed apparecchiature (-6,4%) e dei prodotti farmaceutici (-35,3%).
Da un punto di vista geografico, registrano decrementi le vendite este-re verso tutte le aree geografiche, ad eccezione dell’Africa e dell’America centro-meridionale.
Sotto un profilo temporale più ampio, l’export regionale, dopo incrementi significativi superiori alla media nazionale nella seconda metà del Novecento, nell’ultimo decennio è entrato in crisi e, al contrario di quanto si osserva per altre regioni del Mezzogiorno, l’apertura internazionale dell’Abruzzo si è ridimensionata.