BANCHE

Banca Fucino cambia e punta sulla gestione dei patrimoni

Istituto famiglia Torlonia lancia private bank

Redazione Pdn

Reporter:

Redazione Pdn

Letture:

3844

Banca Fucino cambia e punta sulla gestione dei patrimoni





ROMA. Banca del Fucino, uno dei pochissimi istituti in Italia ancora di proprietà di una famiglia, quella dei principi Torlonia, esponenti della nobiltà romana 'nera' e papalina, cambia pelle ma non troppo.
Colpita, come tutto il settore, dalla crisi che ha fatto salire i crediti in sofferenza e ridotto i margini ma in grado orgogliosamente di sfoggiare una serie ininterrotta di bilanci in utile, anche nel 2013, la banca vuole diventare ora una private bank, offrendo servizi e consulenza 'su misura' e a 360 gradi a clienti con un patrimonio elevato.
In un'intervista il direttore generale Giuseppe Di Paola, alla guida dal 2001, spiega questa scelta che non abdica comunque al ruolo di banca commerciale con filiali presenti nel Lazio, Marche e soprattutto Abruzzo. Proprio dalla storica bonifica del lago abruzzese del Fucino, realizzata e finanziata dalla famiglia Torlonia, che già possedeva una florida banca sin dal settecento, l'istituto nato nel 1923 trae il nome.
«Stiamo creando all'interno della banca, il cui nome e reputazione hanno un valore riconosciuto, una struttura di alte professionalità, assumendo una decina di private banker e facendo crescere giovani già nostri dipendenti» spiega Di Paola dal suo ufficio della storica sede nel centro di Roma.
«Puntiamo innanzitutto sui nostri clienti 'storici' che ora affidano parte dei servizi private ad altre banche e poi ad acquisirne di nuovi nell'area di Roma, Abruzzo, Marche e, dal prossimo anno, anche su Milano dove verrà aperta una sede».
L'obiettivo sono specialmente imprenditori e loro famiglie ma anche istituzioni come Fondazioni o altri Enti con le quali la Banca ha rapporti consolidati. Per questo, mantenere il ruolo di banca commerciale, seppure ridimensionato sul fronte degli attivi, aiuta.
Il patrimonio resta adeguato con gli indici sopra i livelli regolamentari, aiutato anche dall'assenza di partecipazioni in portafoglio, per la tradizionale politica prudenziale della banca, ma gli impieghi calano nel 2013 da 969 a 930 milioni di euro mentre la qualità del credito peggiora con un totale di 158 milioni di crediti deteriorati. L'utile scende da 2,26 a 1,865 milioni di euro spinto anche dalla positiva evoluzione dello spread sui titoli di stato in portafoglio.
«Vedremo se utilizzare i fondi Bce a settembre vincolati a crediti a Pmi» spiega Di Paola «perché se escludono i mutui forse per noi non è così conveniente».

«L’ANNO STA ANDANDO BENE»
«L'anno sta andando comunque bene - rileva il dg - vedremo nell'ultima parte dell'anno il quadro generale dell'economia». Lo sforzo finanziario e organizzativo per cambiare pelle è notevole per una realtà comunque piccola (30 filiali e 50mila clienti) che ha già dovuto attrezzarsi alle nuove regole imposte da Banca d'Italia su gestione dei rischi e antiriciclaggio.
La tradizionale riservatezza e posizione lontana dai riflettori della banca subì un colpo nel 2010 quando fu coinvolta nella vicenda di movimentazioni di denaro dello Ior, la 'banca Vaticana' da poco profondamente riformata e che possiede un conto anche presso l'istituto, bloccate dalle autorità italiane per violazione della normativa antiriciclaggio.
«Siamo usciti indenni e senza sanzioni anche dopo l'ispezione della Banca d'Italia nel 2013 e le indagini della Procura» puntualizza subito Di Paola che ricorda come la banca ha collaborato e fornito tutte le informazioni necessarie.