ECONOMIA E CRISI

Farmindustria, riprendono gli investimenti: 1,5 miliardi in 3 anni

Ipotizzati 2000 posti di lavoro in più

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Farmindustria, riprendono gli investimenti: 1,5 miliardi in 3 anni



ROMA. «Basta con la cultura del pianto». E' con questo messaggio improntato all'ottimismo che oggi il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, ha aperto l'Assemblea pubblica 2014 dell'Associazione, alla presenza del ministro della Salute Beatrice Lorenzin. Un ottimismo fondato sui fatti: «Le imprese del farmaco - ha annunciato - sono pronte a investire almeno un miliardo e mezzo di euro nei prossimi tre anni, di cui 470 milioni già dichiarati. E sono pronte a creare 2.000 nuovi posti di lavoro ad alta qualificazione per i giovani».
 Quella annunciata dal presidente di Farmindustria è, dunque, un'inversione di tendenza «che fa bene all'Italia e alla sua economia», e che si è resa possibile perchè «oggi - ha spiegato - ci sono le condizioni per ricreare lavoro grazie ad una nuova stabilità. Il semestre europeo di presidenza italiana inizia sotto i migliori auspici» e l'Italia «si posiziona meglio rispetto ad altri Paesi Ue».
 L'Italia infatti, ha sottolineato, «può essere il centro per la farmaceutica europea. Il mercato interno è stato in calo per le manovre degli ultimi anni, ma ora la stabilità sta arrivando grazie a questo governo e possiamo far ripartire gli investimenti. Per la prima volta vedo che le istituzioni stanno realizzando che l'industria del farmaco rappresenta un valore e non un costo».
 I numeri, d'altronde, parlano chiaro: con 170 aziende e 19 miliardi di export in farmaci, l'Italia è il secondo Paese Ue produttore di farmaci dopo la Germania, ma nell'ultimo anno è stato il Paese con la più grande crescita al mondo di export farmaceutico. Se la ripresa comincia dunque a intravedersi, servono però, avverte Scaccabarozzi, «stabilità del quadro normativo e certezza delle regole».

 Da qui, le richieste che le aziende fanno alle istituzioni: «velocizzare le procedure burocratiche riferite ai nuovi investimenti; accelerare l'accesso all'innovazione frenato da troppi vincoli nazionali e regionali; aiutare le imprese a utilizzare i Fondi europei per produzione e R&S; individuare sistemi premiali per i prodotti che contribuiscono agli investimenti; rendere più veloci le ispezioni ai siti produttivi».
 Interventi, «da accompagnare a una revisione del Titolo V della Costituzione, per riportare 'al centro', e quindi al Ministero della Salute e all'Agenzia italiana del farmaco, la politica farmaceutica oggi suddivisa in 21 realtà territoriali».
 Ed è proprio tale disomogeneità sul territorio ad avere gli effetti più deleteri sui pazienti: «Si sancisce così - avverte Scaccabarozzi - l'esistenza di una tragica 'lotteria della nascita', per cui se vivi in una Regione puoi contare su elevati livelli di assistenza e se vivi in un'altra non ti resta che migrare altrove. Allo stesso modo, un farmaco innovativo arriva in Italia con almeno 210 giorni di ritardo rispetto alla media Ue, un tempo che cresce a seconda delle Regioni. Ma chi è malato ha diritto ai farmaci innovativi».
 A confermare il valore strategico del settore il ministro della Salute, che ha annunciato delle "novità" per le aziende nel nuovo Patto per la Salute, a partire dalla realizzazione di un network per le centrali di acquisto regionali al fine di arrivare ad una «uniformità dei prezzi» e per eliminare la frammentazione regolatoria sul territorio. Si sta cioè «costruendo - ha affermato Lorenzin - un sistema rigoroso ma certo, che non è contro l'industria ma che ci deve permettere di essere competitivi».