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Economia: nel rapporto 2014 dell’Istat tanti dolori e poca speranza

Redazione Pdn

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Economia: nel rapporto 2014 dell’Istat tanti dolori e poca speranza



E’ stato diffuso oggi dall’Istat il rapporto 2014 sull’economia italiana. Ne esce fuori un quadro che già conosciamo e che non lascia troppo spazio all’ottimismo con una attesa tenue speranza per il futuro.

CHI PRODUCE
Nel 2013, la produzione industriale ha segnato una nuova flessione (-3,2%). Tuttavia, nel quarto trimestre si è registrata una variazione positiva su base congiunturale (+0,6) dopo 10 trimestri di contrazione.
Nel corso dei primi mesi del 2014, gli indicatori anticipatori hanno mostrato segnali di recupero. Sia il clima di fiducia dei consumatori sia quello della manifattura hanno evidenziato un deciso rafforzamento, tornando sui livelli di luglio 2011; in miglioramento è risultata anche la fiducia del comparto del commercio al dettaglio, mentre nelle costruzioni ha continuato a prevalere l’incertezza.
Nel 2014 gli indicatori di attività industriale mostrano segnali di moderato incremento. Alla marcata crescita dell’indice generale della produzione in gennaio (+1% su base congiunturale, in termini destagionalizzati) è seguita sia in febbraio sia in marzo una flessione (0,4 e 0,5% rispettivamente), dovuta al calo del comparto energetico. Al netto di questo si registra per l’insieme della manifattura un aumento dello 0,8% su base trimestrale e un calo dello 0,5 per l’ultimo mese.
Questi andamenti –secondo l’Istat- non si sono però ancora tradotti in una maggior diffusione del recupero di attività tra i settori manifatturieri: la quota di settori in crescita, dopo i picchi nei mesi di agosto e ottobre, prossima al 60%, nel bimestre dicembre-gennaio si è infatti attestata a circa il 57%.
Nei primi mesi del 2014 è proseguito rispetto all’ultimo trimestre 2013 l’aumento del fatturato, trainato principalmente dalla domanda estera (+0,9% nella media dei primi tre mesi dell’anno al netto della stagionalità), torna positivo anche il contributo fornito da quella interna (+0,3%).
La debolezza della domanda interna in questo primo scorcio d’anno si rileva anche nei dati degli ordinativi: in calo quelli interni (-1,1% nella media dei primi tre mesi rispetto al quarto trimestre 2013), in crescita quelli esteri (+2,5%).

LO SGUARDO AL FUTURO
Nel 2014 si prevede un aumento del prodotto interno lordo (Pil) italiano pari allo 0,6% in termini reali. Per il biennio successivo, la crescita dell’economia italiana si attesterebbe all’1% nel 2015 e all’1,4% nel 2016. Queste previsioni sono tuttavia soggette a rischi e incertezza derivanti dall’andamento della domanda globale, dalle condizioni di accesso al credito e dagli effetti delle politiche economiche.
Nel 2014 la crescita del Pil sarebbe guidata in larga misura dal contributo della domanda interna al netto delle scorte (+0,4 punti percentuali).
Quest’ultima troverebbe sostegno nella risalita della spesa per consumi delle famiglie (a sua volta supportata da un incremento del reddito disponibile nominale superiore all’inflazione) e dal recupero dei tassi di accumulazione, grazie alle aspettative di ripresa del ciclo economico, nell’ipotesi di una graduale distensione delle condizioni di accesso al credito.
Negli anni successivi, aumenterebbe il supporto fornito dalle componenti interne di domanda (+0,9 punti percentuali nel 2015, +1,3 punti percentuali nel 2016) grazie al rafforzamento della dinamica dei consumi e degli investimenti.

LE FAMIGLIE SPENDONO SEMPRE MENO
Nel 2013 è tornata ad aumentare la propensione al risparmio (ovvero il risparmio lordo sul reddito disponibile), risalita al 9,8% dopo il minimo storico dell’8,4% toccato nel 2012.
Per la prima volta dall’inizio della crisi, nel 2013 la riduzione dei consumi è stata maggiore di quella del reddito. Dopo qualche anno di contrazione dei redditi reali e probabilmente in seguito al diffondersi della percezione che la crisi non era conclusa, sembra che le famiglie abbiano smesso di finanziare la spesa contraendo il risparmio.
È emersa una tendenza a riportare il rapporto tra consumo e reddito su livelli più contenuti, maggiormente in linea con la situazione prevalente negli altri paesi.
Nella prima fase della recessione le famiglie con forti vincoli di bilancio hanno iniziato a contrarre i propri livelli di spesa; nel 2012, invece, la spesa in termini nominali si riduce anche per i nuclei con livelli di spesa più elevati.
Tra il 2007 e il 2012, solo le famiglie di ritirati dal lavoro hanno conservato livelli medi di consumo mensile positivi. Nel 2011 e nel 2012 si è ridotta in misura marcata la spesa delle famiglie di lavoratori autonomi e di operai, specie di quelle monoreddito e con un elevato numero di componenti. Nel 2012 si è registrato il primo importante calo della spesa per le famiglie del Nord, dopo che negli anni precedenti i cali più marcati avevano riguardato le famiglie nel Mezzogiorno.