AGRICOLTURA

Danni dei cinghiali, Cospa: «allevatori non faranno i bracconieri»

Cospa chiede l’intervento del prefetto de L’Aquila

Redazione Pdn

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ABRUZZO. Il Cospa, l’associazione degli allevatori abruzzesi, chiede un incontro con il prefetto per chiarire tutti gli aspetti «negativi» sugli interventi che l'ente Parco si è prefissato per risolvere il problema dei cinghiali.
Dieci giorni fa si è tenuta una riunione, organizzata dal sindaco di Ofena, tra il parco Gran Sasso Monti della Laga, la Regione Abruzzo e la provincia de L’Aquila per arrivare ad una soluzione congiunta ed efficace diretta a contenere il sovrannumero di cinghiali presenti sul territorio del comune di Ofena e dei comuni limitrofi.
In passato la mancanza di coordinamento dei vari Enti preposti non hanno risolto il problema e secondo gli allevatori oggi i danni sarebbero ben più gravi di quelli denunciati. «Togliendo la tara della superficie non idonea all’habitat del cinghiale», spiega Dino Rossi, «ecco che il dato diventa allarmante, la concentrazione presunta di 11,5 animale per ogni km quadrato è molto più alta e i danni lo dimostrano».
La riunione aveva l’obiettivo di trovare un accordo tra gli enti per un intervento congiunto, al fine di attuare un metodo consentito dalla Legge.
«Purtroppo», denuncia ancora Rossi, «l’ente parco si è impuntato sull’utilizzo delle trappole, da affidare agli agricoltori in completa autonomia, trappole chiamate recinti di cattura. Quindi, di fronte alla manifesta illegalità del progetto, non si è addivenuto ad un accordo tra gli organi presenti».

Secondo quando riferito dal direttore del Parco le trappole sarebbero consentite dalla Legge 394/91, art. 11, punto 4 ma in «realtà», continua Rossi, «la Legge prevede il prelievo e l’abbattimento selettivo e non l’utilizzo delle trappole. Invece, in considerazione della legge 157/ 92 art. 21 lettera z), “è fatto divieto a chiunque: produrre, vendere e detenere trappole per la fauna selvatica”; oltre a questo ci sono altri punti contrastanti riportati nella citata Legge».
«L’utilizzo delle trappole o recinti di cattura come qualcuno ha voluto chiamarle, per aggirare la Legge, porta gli agricoltori che ne fanno uso a diventare dei veri e propri bracconieri», spiega l’esponente del Cospa, «tanto da allarmare altre categorie, (cacciatori ed ambientalisti), che inoltreranno denunce alla magistratura che, molto probabilmente, come negli anni scorsi, metteranno sotto sequestro le gabbie, facendo rimanere il problema di sempre. In una indagine non lontana nel tempo fatta dalla Polizia di Stato, il Parco in questione catturò con le trappole 25.000 cinghiali senza spiegare perchè non furono controllati dai veterinari, dove furono trasferiti, dove furono macellati e dove furono venduti».
«Gli agricoltori non vogliono fare i bracconieri con il Parco per salvare il loro raccolto», assicura Rossi. Da qui la richiesta di aiuto al prefetto.