ECONOMIA

Marchionne in Val di Sangro: «700 milioni di investimento per la Sevel in 5 anni»

L’Ad di Fiat questa mattina nello stabilimento abruzzese

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Marchionne in Val di Sangro: «700 milioni di investimento per la Sevel in 5 anni»

 

Marchionne in Val di Sangro: «700 milioni di investimento per la Sevel in 5 anni»
L’Ad di Fiat questa mattina nello stabilimento abruzzese
Sergio Marchionne, Sevel Fiat, investimenti, Fiom, abruzzo, Ducato
ATESSA. L'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, è arrivato questa mattina allo stabilimento della Sevel poco prima delle 11.
Si tratta della sua terza visita al polo industriale che conta oggi 6.200 dipendenti e 4 mila occupati nell'indotto e che dal 1981 produce il Ducato. 
Prima tappa il reparto lastratura: ad accoglierlo, disposti su due file in tuta bianca e grigia e con macchine fotografiche, gli operai che lo hanno applaudito.
 Poi Marchionne è passato all’annuncio tanto atteso, davanti ad una folta platea di lavoratori e giornalisti, arrivati da tutta Italia ma anche dal resto d’Europa. Un annuncio ad otto zeri: «ammonta a oltre 700 milioni di euro l'investimento alla Sevel in Val di Sangro».
L'investimento nell'arco di cinque anni, secondo l’azienda, permetterà all'impianto, organizzato secondo i principi del World Class Manufacturing, «di confermarsi sempre di più uno stabilimento automobilistico all'avanguardia nel mondo».
Gli investimenti, di cui 550 milioni di euro provenienti da Fiat-Chrysler e 150 milioni di euro da Psa, includeranno l'inserimento di 60 robot di lastratura, il rinnovo di 25 sistemi di spruzzatura in verniciatura, un nuovo impianto di assemblaggio e la riorganizzazione logistica e predisporranno lo stabilimento per la produzione di una piu' ampia gamma di prodotti al fine di soddisfare le diverse e molteplici esigenze dei clienti e del mercato. 
Lo stabilimento Sevel Val di Sangro, una joint venture paritetica tra Fiat Group Automobiles e Psa-Peugeot Citroen, e' stato inaugurato il 28 novembre 1981 dal presidente della Repubblica Sandro Pertini alla presenza del presidente della Fiat, l'avvocato Giovanni Agnelli. 
Marchionne si è poi augurato che la collaborazione con la francese Psa vada avanti «conviene a noi, conviene a loro: abbiamo lanciato un grandissimo progetto piu' di 30 anni fa e abbiamo un grandissimo futuro, c'e' l'interesse ad andare avanti nell'alleanza»
Attualmente, nell'impianto vengono prodotti i veicoli commerciali leggeri Fiat Ducato, Peugeot Boxer e Citroen Jumper. Ad oggi sono oltre 4,5 milioni i veicoli prodotti nello stabilimento, che occupa oltre 6.000 persone, rappresentando la piu' importante realta' industriale dell'Abruzzo. La capacita' produttiva e' di circa 300 mila veicoli all'anno su tre turni lavorativi per cinque giorni alla settimana.
ANCORA SCONTRO CON LA FIOM
Poi, con gli operai della Fiom a protestare fuori ai cancelli della fabbrica (ieri avevano denunciato di essere stati esclusi dal grande evento) Marchionne ha ribadito la posizione dell’azienda: «siamo più che disponibili ad incontrarli ma partendo dal dato acquisito che non possono essere messi in discussione gli accordi presi dalla maggioranza. Abbiamo bisogno di sapere», ha detto ancora, «che gli accordi vengano rispettati, che vengano riconosciute e tutelate la liberta' di contrattazione e la liberta' di fare impresa, come avviene nei Paesi di normale democrazia. Sarei un ingenuo se non sapessi che, come industriale, appartengo ad una categoria cui spesso e' stato fatto carico di aver determinato lacerazioni e contrasti nel tessuto sociale del Paese. Ma gli atti della Fiat, il coraggio che stiamo dimostrando, scommettendo e investendo sull'Italia, sono una prova tangibile del nostro impegno e della nostra forza unificatrice che l'industria puo' rappresentare per il Paese».
«I nostri lavoratori, quelli gia' rientrati in fabbrica e quelli per i quali stiamo costruendo la possibilita' di farlo», ha proseguito, «sono un pezzo importante dell'Italia. Sono loro che stiamo cercando di tutelare. Non e' solo vero che la Fiat e' in questo paese da 114 anni, e' vero soprattutto il contrario: da piu' di un secolo c'e' il paese dentro la Fiat. Ci sono le aspirazioni, le qualita' e l'energia del popolo italiano. E' per loro che chiediamo rispetto, che chiediamo certezze».
«DI SOLI DIRITTI MORIREMO»
«Se continuiamo a vivere di soli diritti, di diritti moriremo», ha continuato. «I diritti di tutti, a prescindere dalla categoria sociale di appartenenza, costituiscono la base di una societa' civile. Ma oggi viviamo in un'epoca in cui si parla sempre e solo di diritti».
«Per ironia della sorte», ha continuato, «la modifica dell'articolo 19 introdotta nel 1996 e' stata voluta proprio dalla Fiom che ha appoggiato un referendum popolare promosso da Rifondazione comunista e dai Cobas».
«Pare che oggi - ha sottolineato Marchionne - non se lo ricordi piu' nessuno. Tra tutti quelli che hanno commentato la sentenza della Consulta, non ho mai sentito dire che la Fiat ha applicato, con coerenza, una legge che adesso alla Fiom non piace piu'. Anzi, hanno messo noi sotto accusa, dicendo che abbiamo violato la Costituzione, mentre abbiamo solo rispettato una norma in vigore da 17 anni e voluta da chi ora la contesta». Marchionne ha difeso le «scelte coraggiose e di rottura col passato della Fiat», per garantire ai suoi stabilimenti le «condizioni minime di competitivita' rispetto ai concorrenti». 
«Mi rendo conto che quando si introduce un cambiamento - ha detto ancora Marchionne - non ci si puo' aspettare un consenso unanime. Ma non si fanno gli interessi dei lavoratori difendendo un sistema di relazioni industriali che non e' in grado di garantire che gli accordi stipulati vengano effettivamente applicati».
«SERVE GRANDE SFORZO COLLETTIVO»
Per Marchionne serve comunque «un grande sforzo collettivo, per condividere gli impegni, le responsabilita' e i sacrifici e per dare all'Italia la possibilita' di andare avanti». 
Una specie di patto sociale, così lo ha chiamato, che cancelli le opposizioni e le distinzioni, ideologiche e non, tra le varie fazioni. «Dobbiamo varare un piano di coesione nazionale per la ripresa economica. Tutti devono partecipare: la politica, i sindacati, le imprese, le universita', le associazioni di categoria». 
   «Tutti dobbiamo lavorare - ha concluso Marchionne - ad un grande progetto di rilancio, verso un obiettivo che non sia l'interesse di una o dell'altra parte, ma quello piu' alto di ridare fiducia e prospettive all'Italia».
LA POLEMICA POLITICA
Tra i presenti accanto a Marchionne c’erano stamattina i vertici della Regione Abruzzo, il presidente Gianni Chiodi, il presidente del Consiglio regionale, Nazario Pagano, il prefetto di Chieti, Fulvio Rocco De Marinis e l'arcivescovo di Chieti, monsignor Bruno Forte. Prima dell'incontro con i dipendenti Sevel il numero uno Fiat ha avuto un incontro con il governatore Chiodi.
A causa dell’arrivo di Marchionne è stato anche rimandata (ad oggi pomeriggio) la seduta del Consiglio regionale.
Polemico l’assessore regionale Gianfranco Giuliante: «un Consiglio regionale viene spostato perche' arriva l'Ad della Fiat. Non il presidente Napolitano, ne' il papa Francesco. Si e' dovuto prendere atto - e' sempre Giuliante - di una cospicua pattuglia di 'folgorati' sulla 'via di Atessa'. Io - dice l'assessore - sarò volutamente assente e se fossi costretto a scegliere sarei al fianco del Vescovo di Nola, tanto misurato quanto deciso sui suoi compiti pastorali e sulle sue prerogative, tra le quali sicuramente la difesa dei piu' deboli».
GLI INVESTIMENTI DELLA FIAT
Dal 2004 al 2012 il gruppo Fiat ha investito in Italia 23,5 miliardi di euro per produzione e attivita' di ricerca e sviluppo. «A fronte di questo enorme sforzo - ha sottolineato Marchionne - abbiano ricevuto agevolazioni pubbliche, previste dalle norme italiane ed europee, pari a circa 742 milioni di euro. Agevolazioni, peraltro, disponibili a tutte le aziende europee»
Marchionne ha poi lamentato il distacco tra la Fiat e il Paese: "Forse, pero', il ritmo del cambiamento che la Fiat ha seguito e' stato cosi' veloce che in qualche modo ha contribuito ad ampliare la distanza con il Paese. E, a quanto pare, noi non siamo stati in grado di trasmettere agli italiani il senso di questo cambiamento.
ATESSA. L'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, è arrivato questa mattina allo stabilimento della Sevel poco prima delle 11.
Si tratta della sua terza visita al polo industriale che conta oggi 6.200 dipendenti e 4 mila occupati nell'indotto e che dal 1981 produce il Ducato. Prima tappa il reparto lastratura: ad accoglierlo, disposti su due file in tuta bianca e grigia e con macchine fotografiche, gli operai che lo hanno applaudito. 

 

Poi Marchionne è passato all’annuncio tanto atteso, davanti ad una folta platea di lavoratori e giornalisti, arrivati da tutta Italia ma anche dal resto d’Europa. Un annuncio ad otto zeri: «ammonta a oltre 700 milioni di euro l'investimento alla Sevel in Val di Sangro».

L'investimento nell'arco di cinque anni, secondo l’azienda, permetterà all'impianto, organizzato secondo i principi del World Class Manufacturing, «di confermarsi sempre di più uno stabilimento automobilistico all'avanguardia nel mondo». Gli investimenti, di cui 550 milioni di euro provenienti da Fiat-Chrysler e 150 milioni di euro da Psa, includeranno l'inserimento di 60 robot di lastratura, il rinnovo di 25 sistemi di spruzzatura in verniciatura, un nuovo impianto di assemblaggio e la riorganizzazione logistica e predisporranno lo stabilimento per la produzione di una piu' ampia gamma di prodotti al fine di soddisfare le diverse e molteplici esigenze dei clienti e del mercato. 

Lo stabilimento Sevel Val di Sangro, una joint venture paritetica tra Fiat Group Automobiles e Psa-Peugeot Citroen, e' stato inaugurato il 28 novembre 1981 dal presidente della Repubblica Sandro Pertini alla presenza del presidente della Fiat, l'avvocato Giovanni Agnelli. Marchionne si è poi augurato che la collaborazione con la francese Psa vada avanti «conviene a noi, conviene a loro: abbiamo lanciato un grandissimo progetto piu' di 30 anni fa e abbiamo un grandissimo futuro, c'e' l'interesse ad andare avanti nell'alleanza»Attualmente, nell'impianto vengono prodotti i veicoli commerciali leggeri Fiat Ducato, Peugeot Boxer e Citroen Jumper. Ad oggi sono oltre 4,5 milioni i veicoli prodotti nello stabilimento, che occupa oltre 6.000 persone, rappresentando la piu' importante realta' industriale dell'Abruzzo. La capacita' produttiva e' di circa 300 mila veicoli all'anno su tre turni lavorativi per cinque giorni alla settimana.

ANCORA SCONTRO CON LA FIOM

PoiMarchionne ha ribadito la posizione dell’azienda con la Fiom: «siamo più che disponibili ad incontrarli ma partendo dal dato acquisito che non possono essere messi in discussione gli accordi presi dalla maggioranza. Abbiamo bisogno di sapere», ha detto ancora, «che gli accordi vengano rispettati, che vengano riconosciute e tutelate la liberta' di contrattazione e la liberta' di fare impresa, come avviene nei Paesi di normale democrazia. Sarei un ingenuo se non sapessi che, come industriale, appartengo ad una categoria cui spesso e' stato fatto carico di aver determinato lacerazioni e contrasti nel tessuto sociale del Paese. Ma gli atti della Fiat, il coraggio che stiamo dimostrando, scommettendo e investendo sull'Italia, sono una prova tangibile del nostro impegno e della nostra forza unificatrice che l'industria puo' rappresentare per il Paese».

«I nostri lavoratori, quelli gia' rientrati in fabbrica e quelli per i quali stiamo costruendo la possibilita' di farlo», ha proseguito, «sono un pezzo importante dell'Italia. Sono loro che stiamo cercando di tutelare. Non e' solo vero che la Fiat e' in questo paese da 114 anni, e' vero soprattutto il contrario: da piu' di un secolo c'e' il paese dentro la Fiat. Ci sono le aspirazioni, le qualita' e l'energia del popolo italiano. E' per loro che chiediamo rispetto, che chiediamo certezze».

«DI SOLI DIRITTI MORIREMO»

«Se continuiamo a vivere di soli diritti, di diritti moriremo», ha continuato. «I diritti di tutti, a prescindere dalla categoria sociale di appartenenza, costituiscono la base di una societa' civile. Ma oggi viviamo in un'epoca in cui si parla sempre e solo di diritti».«Per ironia della sorte», ha continuato, «la modifica dell'articolo 19 introdotta nel 1996 e' stata voluta proprio dalla Fiom che ha appoggiato un referendum popolare promosso da Rifondazione comunista e dai Cobas».«Pare che oggi - ha sottolineato Marchionne - non se lo ricordi piu' nessuno. Tra tutti quelli che hanno commentato la sentenza della Consulta, non ho mai sentito dire che la Fiat ha applicato, con coerenza, una legge che adesso alla Fiom non piace piu'. Anzi, hanno messo noi sotto accusa, dicendo che abbiamo violato la Costituzione, mentre abbiamo solo rispettato una norma in vigore da 17 anni e voluta da chi ora la contesta». Marchionne ha difeso le «scelte coraggiose e di rottura col passato della Fiat», per garantire ai suoi stabilimenti le «condizioni minime di competitivita' rispetto ai concorrenti». «Mi rendo conto che quando si introduce un cambiamento - ha detto ancora Marchionne - non ci si puo' aspettare un consenso unanime. Ma non si fanno gli interessi dei lavoratori difendendo un sistema di relazioni industriali che non e' in grado di garantire che gli accordi stipulati vengano effettivamente applicati».

«SERVE GRANDE SFORZO COLLETTIVO»

Per Marchionne serve comunque «un grande sforzo collettivo, per condividere gli impegni, le responsabilita' e i sacrifici e per dare all'Italia la possibilita' di andare avanti». Una specie di patto sociale, così lo ha chiamato, che cancelli le opposizioni e le distinzioni, ideologiche e non, tra le varie fazioni. «Dobbiamo varare un piano di coesione nazionale per la ripresa economica. Tutti devono partecipare: la politica, i sindacati, le imprese, le universita', le associazioni di categoria».    «Tutti dobbiamo lavorare - ha concluso Marchionne - ad un grande progetto di rilancio, verso un obiettivo che non sia l'interesse di una o dell'altra parte, ma quello piu' alto di ridare fiducia e prospettive all'Italia».

LA POLEMICA POLITICA

Tra i presenti accanto a Marchionne c’erano stamattina i vertici della Regione Abruzzo, il presidente Gianni Chiodi, il presidente del Consiglio regionale, Nazario Pagano, il prefetto di Chieti, Fulvio Rocco De Marinis e l'arcivescovo di Chieti, monsignor Bruno Forte. Prima dell'incontro con i dipendenti Sevel il numero uno Fiat ha avuto un incontro con il governatore Chiodi.A causa dell’arrivo di Marchionne è stato anche rimandata (ad oggi pomeriggio) la seduta del Consiglio regionale.Polemico l’assessore regionale Gianfranco Giuliante: «un Consiglio regionale viene spostato perche' arriva l'Ad della Fiat. Non il presidente Napolitano, ne' il papa Francesco. Si e' dovuto prendere atto - e' sempre Giuliante - di una cospicua pattuglia di 'folgorati' sulla 'via di Atessa'. Io - dice l'assessore - sarò volutamente assente e se fossi costretto a scegliere sarei al fianco del Vescovo di Nola, tanto misurato quanto deciso sui suoi compiti pastorali e sulle sue prerogative, tra le quali sicuramente la difesa dei piu' deboli».

GLI INVESTIMENTI DELLA FIAT

Dal 2004 al 2012 il gruppo Fiat ha investito in Italia 23,5 miliardi di euro per produzione e attivita' di ricerca e sviluppo. «A fronte di questo enorme sforzo - ha sottolineato Marchionne - abbiamo ricevuto agevolazioni pubbliche, previste dalle norme italiane ed europee, pari a circa 742 milioni di euro. Agevolazioni, peraltro, disponibili a tutte le aziende europee»Marchionne ha poi lamentato il distacco tra la Fiat e il Paese: "Forse, pero', il ritmo del cambiamento che la Fiat ha seguito e' stato cosi' veloce che in qualche modo ha contribuito ad ampliare la distanza con il Paese. E, a quanto pare, noi non siamo stati in grado di trasmettere agli italiani il senso di questo cambiamento.