IL RAPPORTO

Istat. Lavoro ancora recessione e disoccupazione in aumento

La fotografia viene riportata nell’Annuario 2013

Redazione Pdn

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Istat. Lavoro ancora recessione e disoccupazione in aumento



ROMA. Gli effetti della recessione ancora in corso si sono riflessi sul mercato del lavoro. Nel 2012 l’occupazione, dopo aver segnato un modesto aumento nel 2011, è diminuita dello 0,3% rispetto all’anno precedente (69 mila unità in meno) e del 2,2% dal 2008 (-506 mila unità). Il calo è stato molto più accentuato nel Mezzogiorno, dove l’occupazione è scesa dello 0,6% nel 2012 (-0,3% nel Nord) e del 4,6% dal 2008 (-1,4 % nel Nord).
La disoccupazione, secondo quanto riporta l’Annuario 2013 pubblicato dall’Istat,  è aumentata del 30,2% nel 2012 (pari a +636 mila unità; oltre 1 milione in più dal 2008), anche in ragione della riduzione dell’inattività. La quota dei disoccupati meridionali sul totale, diminuita fino al 2011, ha ripreso a crescere e la differenza dei tassi tra Nord e Mezzogiorno nell’ultimo anno si è ampliata di circa 2 punti percentuali. Il tasso di disoccupazione ha superato nel Mezzogiorno il 17%, quasi 10 punti percentuali più che al Nord.
Il divario fra il tasso di occupazione dell’Italia e quello medio nella Ue27, già consistente prima della recessione del 2008, si è ulteriormente ampliato nel 2012 (56,8% contro 64,2%). Il tasso di disoccupazione si è mantenuto più basso di quello dell’Ue27 fino a marzo del 2012 per poi superarlo (nella media 2012 il 10,7% contro il 10,4% dell’Ue27) e raggiungere l’11,5% a marzo 2013 (10,9% nell’Ue27).
All’aumento della disoccupazione è corrisposta la riduzione dell’inattività. La crescita della disoccupazione è dovuta in sei casi su dieci ai lavoratori che hanno perso il lavoro e ne cercano uno nuovo, mentre negli altri casi si tratta di persone che prima erano inattive e poi hanno deciso di cercare lavoro, soprattutto donne: nel 2012 esse contribuiscono alla riduzione dell’inattività in sette casi su dieci.
Aumenta un particolare segmento dell’inattività, quello delle forze di lavoro potenziali. Si tratta di 3 milioni e 86 mila individui che si dichiarano disposti a lavorare anche se non cercano oppure sono alla ricerca di lavoro ma non immediatamente disponibili e per questo inclusi tra gli inattivi. Se si sommano le forze di lavoro potenziali ai disoccupati, il numero di persone impiegabili si avvicina ai 6 milioni di individui.
Si è allungata, dice l’Istat, la durata della disoccupazione. Le persone in cerca di lavoro da almeno 12 mesi sono aumentate dal 2008 di 675 mila unità e rappresentano nel 2012 il 53% del totale, contro una media Ue27 del 44,4%. La durata media della ricerca è pari nel 2012 a 21 mesi – 15 mesi nel Nord e 27 mesi nel Mezzogiorno – e arriva ai 30 mesi per chi è in cerca di prima occupazione.

ASSUNZIONI FULL TIME -5,3%, AUMENTA LA PRECARIETA’

La riduzione dell’occupazione si accompagna a una polarizzazione delle tipologie contrattuali: l’occupazione standard – quella a tempo indeterminato full time – continua a diminuire (-5,3% dal 2008, equivalente a 950 mila unità e -2,3% nell’ultimo anno, pari a -410 mila unità) soprattutto per le fasce di età fino ai 49 anni, mentre aumenta quella part time a tempo indeterminato (+16,4% pari a 425 mila unità dal 2008, +9,1% nel 2012 pari a 253 mila unità) e atipica, ossia a tempo determinato e collaboratori (0,7% in più dal 2008 equivalente a 20 mila unità; +3,3% pari a 89 mila unità nel 2012).
La crisi si è fatta sentire soprattutto nelle professioni più qualificate: il gruppo dei dirigenti e imprenditori perde in quattro anni ben 449 mila unità (pari a -42,6%), quasi 100 mila solo nell’ultimo anno; nella maggior parte dei casi sono piccoli imprenditori e dirigenti d’impresa.
Per il lavoro a tempo determinato a crescere sono soprattutto i contratti di breve durata: nel 2012 un lavoratore atipico su due ha un contratto con durata inferiore all’anno, ma il 19% degli occupati temporanei (535 mila) lo è da almeno cinque anni, a causa del succedersi dei diversi contratti.
Il part time a tempo indeterminato è cresciuto nel 2012 del 9,1% (+16,4% dal 2008), in particolare tra i 15-29enni (+15,5%) e l’incremento è tutto di tipo involontario. In nove casi su dieci l’aumento si è verificato nel terziario – soprattutto commercio, alberghi e ristoranti, servizi alle imprese, sanità e assistenza – ed ha riguardato impieghi non qualificati e professioni esecutive. Il part time è involontario per il 54,4% dei dipendenti a tempo indeterminato e per il 35,7% degli autonomi.
    I dati longitudinali, che confrontano la condizione lavorativa degli individui a dodici mesi di distanza, mostrano che nel primo trimestre 2011-2012 su 100 neo occupati circa 53 trovano un impiego a tempo determinato o come collaboratore, 16 un lavoro part time a tempo indeterminato e soltanto 31 un lavoro a tempo indeterminato e full time.