TURISMO

Crisi: causa tasse migliaia hotel a rischio default

Allarme Federalberghi per 3 mila strutture e 50 mila lavoratori

Redazione Pdn

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ALBERGO
ROMA. A causa di Imu e imposta di soggiorno, migliaia di hotel sono ad un passo dal default.


La notizia fa gelare anche perché arriva dal presidente di Federalberghi, la Federazione degli albergatori che rappresenta 27 mila hotel sui 34 mila presenti in Italia, Bernabò Bocca, secondo il quale è in forse il posto di lavoro per 50mila lavoratori mentre le strutture a rischio chiusura sarebbero 2-3mila. Tutta colpa della tempesta di tasse che si sta abbattendo sulle imprese turistico-ricettive italiane, proprio in un'annata come l'attuale che avvia a chiudersi con un 6% di clientela italiana ed almeno un -10% di fatturato. Da una parte l'imposta di soggiorno, cresciuta - sono dati forniti oggi dalla stessa Federalberghi che aderisce a Confcommercio - nel suo ammontare annuo, da 150 milioni a 175 milioni di euro (+17%), con un incremento del 28,5% di Comuni che nel breve volgere di pochi mesi (da luglio ad oggi) sono passati da 332 a 426 pronti a riscuotere la tassa. Dall'altra l'Imu passata dai 320 milioni di Euro del 2010 (quando si chiamava Ici) ai 494 milioni di Euro (se l'aliquota applicata è quella dello 0,76%) e/o ai 689 milioni di Euro (se l'aliquota è quella dello 1,06%) di quest'anno, pari ad incrementi che oscillano nell'ordine dal +54,5% al +115%.
«Alla vigilia delle dimissioni del Governo Monti - afferma il presidente Federalberghi, Bernabò Bocca - allo scioglimento anticipato delle Camere ed all'avvio della campagna elettorale, non possiamo non stigmatizzare il fatto che le imprese ricettive italiane rischino un default di massa. Un default capace di provocare nuova disoccupazione per almeno 50 mila lavoratori - prosegue Bocca - e la chiusura di 2/3 mila strutture ricettive». «L'impegno formale che sollecitiamo alle forze politiche -conclude Bocca è di porre il turismo tra i punti primari dei loro programmi elettorali, per non rischiare di regalare alla concorrenza internazionale quegli 83 miliardi di Euro di valore aggiunto che annualmente produce il settore, pari al 6% del Pil». 


Notizie più confortanti arrivano intanto dall'Enit, l'Agenzia nazionale del turismo, che oggi ha diffuso i risultati del monitoraggio compiuto dalle 25 sedi estere sui trend del turismo straniero che si accinge ad arrivare in Italia per le festività natalizie.
«L'Italia - hanno spiegato il presidente Pier Luigi Celli e il direttore generale di Enit, Andrea Babbi - attrae sempre più russi, americani e giapponesi». In particolare ottime notizie giungono, per il Natale in arrivo, dagli operatori dei Paesi oltreoceano che segnalano un aumento delle vendite complessivo dell'83% rispetto all'anno scorso con richieste prevalenti per soggiorni superiori ad una settimana da trascorrere tra Roma, Venezia e Firenze. L'Enit, che nel 2013 disporrà complessivamente di 24 milioni di euro (solo 18 milioni servono per le spese di gestione), punta ad un lavoro maggiormente sinergico con le Regioni, gestirà il portale Italia.it («le cui passate vicende vanno dimenticate» ha detto Celli) e lancerà una campagna, 'Italia much more', da 5 milioni di euro per attirare più turisti soprattutto nei mercati dell'Europa centro-orientale.