Inchiesta Menarini, truffa da 860 milioni, 200 parti offese

Ci sono tutte le Regioni e tutte le Asl

Redazione Pdn

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MENARINI
FIRENZE. Sono circa 200 le parti offese individuate dalla procura di Firenze nell'inchiesta sulla casa farmaceutica Menarini.


Fra loro ci sono tutte le Regioni e tutte le Asl, oltre a due Ministeri. Anche loro stanno ricevendo il decreto di fissazione dell'udienza preliminare per il 30 gennaio.
La società ha uno stabilimento anche a L’Aquila e dopo il sisma del 6 aprile 2009 è riuscita a riaprire i battenti del sito a tempi record.
Gli indagati sono 13: fra loro il patron del gruppo Alberto Aleotti, accusato di truffa ai danni dello Stato, e i figli Lucia e Giovanni, accusati di riciclaggio e evasione fiscale.
Secondo l’accusa collocavano il denaro e trasferivano le somme negli infiniti conti correnti aperti in vari Paesi esteri riferibili a 150 offshore sparse in mezzo mondo, (Irlanda, Panama, Lussemburgo).
Società nate, per gli inquirenti, con l’unico scopo di «mascherare i reali costi» e «sdoganare» quel prezzo particolare attraverso l’inserimento successivo nel Prontuario farmaceutico nazionale. I principi attivi in questione sono Pravastatina, Fosinopril, Prolina, Captopril, Aztreonam,
Per i pm Luca Turco, Giuseppina Mione ed Ettore Squillace Greco, che hanno coordinato le indagini del Nas di Firenze, la truffa è legata all'aumento del costo finale dei farmaci che il gruppo Menarini avrebbe artatamente provocato costituendo, perlopiù all'estero, società fittizie da utilizzare per aumentare i passaggi di compravendita dei principi attivi e sovrafatturarne i costi.
In questo modo Alberto Aleotti avrebbe provocato al Servizio sanitario nazionale, e quindi allo Stato, un danno «non inferiore a 860 milioni di euro». Lucia e Giovanni Aleotti sono accusati di aver trasferito all'estero «e sostituito somme di denaro per importo complessivo superiore a 1,2 miliardi di euro, di cui una parte, circa 575 milioni, proveniente dalla truffa».
La notizia era esplosa esattamente un anno fa a seguito di un articolo del giornalista dell’Espresso Lirio Abbate che scrisse della «‘cresta’ su soli sette farmaci blockbuster del catalogo Menarini».
Gli inquirenti credono che il pompaggio dei farmaci sia proseguito «per trent'anni, e sarebbe ancora in corso». «L'unico pericolo per questa fabbrica d'oro», spiegò Abbate, «sarebbe arrivata quattro anni fa, quando le Regioni alle prese con la crisi hanno cominciato a preferire i farmaci generici rispetto a quelli brevettati. Allora Alberto Aleotti è sceso in campo con la figlia Lucia per creare una lobby anti-pillole low cost. La Menarini», ricorda Abbate, «già nel 1995 aveva lanciato una campagna di stampa contro la politica del governo sul prezzo dei medicinali: gli Aleotti acquistarono pagine dei quotidiani minacciando di trasferire l'azienda in Germania. Invece la società non si è mai mossa da Firenze, continuando ad aumentare fatturati e moltiplicare sedi in tutto il mondo».