ECONOMIA

Abruzzo, anche la cucina è in crisi: «in 6 mesi hanno chiuso 426 ristoranti»

Dati del primo semestre del 2012

Redazione Pdn

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Abruzzo, anche la cucina è in crisi: «in 6 mesi hanno chiuso 426 ristoranti»

ABRUZZO. Anche la ristorazione, settore storicamente trainante dell’ economia italiana, soffre pesantemente la crisi economica in atto.
E’ quanto emerge dalla lettura dei dati relativi alla nati-mortalità delle imprese della ristorazione nelle province italiane raccolti dalla Fipe/Confcommercio Nazionale. Nella sua analisi la Fipe-Federazione Italiana Pubblici Esercizi evidenzia che da ormai tre anni il saldo fra aperture e chiusure è negativo ed il trend appare in costante crescita: - 4057 nel 2009, - 5474 nel 2010, - 8857 nel 2011 ed un dato relativo al primo semestre 2012 pari a - 4473.
Anche a livello regionale si registra l’ennesimo saldo negativo nel primo semestre 2012 con 227 nuove aziende a cui si contrappongono però ben 426 imprese cessate.
«Scendendo ancor più nello specifico», commenta Roberto Chiavaroli, presidente dell’associazione Provinciale dei Ristoratori aderente alla FIPE/Confcommercio Pescara, « notiamo che tutte le province abruzzesi evidenziano nei primi sei mesi del 2012 saldi negativi e che Pescara presenta un dato pari a -36 che scaturisce da 47 nuove aperture e 83 chiusure di ristoranti».
«Le statistiche», continua Chiavaroli, «non fanno altro che confermare quello che noi ristoratori sappiamo da tempo e che stiamo scontando sulla nostra pelle. Purtroppo, la crisi economica ha ulteriormente aggravato una situazione che già da anni non era rosea a causa dei sempre crescenti costi indotti dalla necessità di adeguarsi ai nuovi obblighi normativi in termini di sicurezza e personale e dall’aumento delle materie prime. I margini di redditività sono sempre più stretti in quanto a fronte dei maggiori costi non abbiamo potuto alzare i prezzi proprio a causa della forte crisi che ha ridotto la capacità di spesa della clientela».
Inoltre, l’effetto congiunto della liberalizzazione delle licenze e dell’aumento della disoccupazione ha portato tanti avventori a tentare di buttarsi nel mondo della ristorazione senza una conoscenza adeguata del settore e delle difficoltà ad esso legate.
«Ciò», prosegue Chiavaroli, «ha creato una concorrenza al ribasso che si riflette nel forte turn-over che caratterizza il mondo della ristorazione con aziende che aprono e chiudono nel giro di sei mesi proprio a causa dell’inesperienza di chi apre improvvisandosi ristoratore. In ultima analisi posso dire che si tratta di un settore che può ancora dare soddisfazioni ma che è molto più difficile di quel che sembri e richiede competenza, passione e capacità di sacrificio per poter emergere e resistere sul mercato».