CRISI INDUSTRIALE

«Kimberly Clark mette in vendita lo stabilimento di Alanno»

«A rischio 1300-1500 posti di lavoro in tutta Europa»

Redazione Pdn

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KIMBERLY
ALANNO. «Il ramo pescarese della multinazionale Kimbely Clark sarà venduto. Così come quello spagnolo».

 Si legge su Bbc News, in un articolo del 24 ottobre.
La notizia sembra aver preoccupato, non poco, il consigliere provinciale Enisio Tocco ed il sindaco di Alanno, Vincenzo De Melis che hanno incontrato il direttore della Kimberly Clark di Alanno, Benedetto Maiolino.
Durante l’incontro gli amministratori sono stati rassicurati circa la continuità produttiva, che l'azienda assicura di voler garantire ad Alanno, e sulla possibilità di portare a termine positivamente la vendita con la salvaguardia dei livelli occupazionali.
L’azienda leader nella produzione di prodotti di carta ha sede a Dallas, in Texas. Oggi il gruppo può contare su stabilimenti in 37 Paesi del mondo, di cui due in Italia (ad Alanno e Romagnano Sesia). L'azienda ha raggiunto dimensioni di assoluto rilievo; occupa circa 55.000 dipendenti a livello mondiale ed ha sviluppato nel 2006 un fatturato di circa 16,75 miliardi di dollari, chiudendo il bilancio con un utile netto di circa 1,5 miliardi di dollari; la Kimberly Clark dà lavoro direttamente a 173 addetti, a cui si aggiungono molte altre persone dell'indotto, per un totale di circa 300 persone solo nello stabilimento pescarese.
In base a quanto si apprende dalla Bbc, la multinazionale ha intenzione di dismettere la produzione in Europa, fatta eccezione per l'Italia. Perciò chiuderà un certo numero di impianti, mettendo 1.300,1.500 posti di lavoro a rischio. Nel Regno Unito verrà chiuso, ad esempio, lo stabilimento a Barton (che conta 387 posti di lavoro) e parte dell’ impianto a Flint nel Galles (60 dipendenti).
Una sorte diversa toccherà all’impianto che produce pannolini a Calatayud, in Spagna, a quello di carta ad Alanno in Italia e all'impianto di tessuto a Klucze in Polonia che saranno venduti.
«La notizia della vendita», hanno spiegato Tocco e De Melis, «arriva in un momento particolarmente difficile per la Val Pescara e non vorremmo che a pagare il prezzo di questa operazione siano i lavoratori, perché sarebbe davvero un colpo mortale per la zona. Prendiamo atto dell'ottimismo dell'azienda ma nello stesso tempo riscontriamo le forti preoccupazioni dei lavoratori e dei cittadini. Intendiamo quindi approfondire la questione e attuare tutte le azioni possibili affinché vengano garantite concretamente la continuità produttiva e la salvaguardia dei livelli occupazionali».
I due amministratori convocheranno una seduta del Consiglio comunale e del Consiglio provinciale, invitando a partecipare le maestranze e i rappresentanti dell'azienda, delle imprese appaltatrici, delle organizzazioni sindacali di categoria e territoriali.
«Riteniamo che della Kimberly e del suo destino», hanno detto i due, «debbano occuparsi la Provincia, il governo regionale e i parlamentari del territorio, affinché si possa scongiurare anche la benché minima possibilità di un epilogo negativo che andrebbe a colpire l'intero territorio».