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ABRUZZO. Artigianato, morte silenziosa per 613 imprese

Cna:«mai così male da dieci anni, Abruzzo peggio del resto d'Italia»

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ABRUZZO. Artigianato,  morte silenziosa per 613 imprese
PESCARA – La crisi del sistema economico è più forte nel settore dell’artigianato e in generale per il mondo delle micro-imprese.

Sono queste che soffrono in particolare per la scarsa propensione all’innovazione, per la presenza di un forte indebitamento a breve termine e per la restrizione creditizia in atto.
Con il risultato di consegnare all'artigianato abruzzese la peggiore performance dell'ultimo decennio. E' la sintesi che emerge dallo studio realizzato per la Cna abruzzese da Aldo Ronci, che ha preso in esame l'andamento delle imprese artigiane abruzzesi nei primi nove mesi dell'anno.
Tra gennaio e settembre 2012 il numero delle imprese artigiane ha subito una flessione di ben 613 unità, frutto della differenza tra le 1861 imprese iscritte e le 2474 cancellate; assai peggio, dunque, di quanto accaduto nel 2009, quando il segno “meno” si era attestato a quota 216.
La distribuzione tra i tre diversi trimestri (gennaio-marzo; aprile-giugno; luglio-settembre) svela, oltretutto, come dopo la prima, timidissima ripresa del secondo trimestre (+21) dopo l'inizio orribile dell'anno (-580) nei primi tre mesi, il barometro delle sorti della piccola impresa abruzzesi torni a segnalare burrasca (-54). In percentuale, il decremento delle imprese artigiane è stato dell’1,69%: ovvero un valore doppio rispetto alla media nazionale (-0,87%).

MALE L’AQUILA E TERAMO
Sul piano territoriale, va decisamente peggio nell'Aquilano e nel Teramano, con diminuzioni rispettivamente di 217 e 203 unità. Mentre a Pescara e Chieti è andata un po' meglio, visto che le cadute sono di 108 e 85. E se il segno “meno” l'ha fatta da padrone in tutto il territorio regionale tra le imprese artigiane, stessa sorte hanno seguito i diversi comparti produttivi, con flessioni più marcate nelle costruzioni (-313 unità), seguite da industria manifatturiera (-167), servizi (-67), riparazioni (-60), agricoltura (-11). Con le sole attività ricettive (+3) in lievissima controtendenza. Tra le province, fa spicco la flessione del comparto edilizio della piccola impresa a Teramo (-130), L’Aquila (-96) e Pescara (-58); mentre le diminuzioni più consistenti nell’industria manifatturiera appartengono a Chieti (-39), L’Aquila (-60),  Teramo (-46) e Pescara (-22). Nel settore delle riparazioni delle auto e dei prodotti per la casa i decrementi non sono stati  molto elevati a Teramo (-18), all’Aquila (-18), a Pescara (-17). un po' meno a Chieti (-7).

LA CNA: «AIUTARE TURISMO, INNOVAZIONE, START-UP E TRASMISSIONE D'IMPRESA»
Occorrono misure innovative e investimenti su trasmissione d'impresa e start-up per frenare il declino della piccola e della micro-impresa abruzzese. E investire in quei pochi settori produttivi (come le attività ricettive) che mostrano segni di controtendenza rispetto allo crisi, o su quei pochi strumenti innovativi a disposizione: come i poli di innovazione e le reti d'impresa.
Lo dice la Cna abruzzese, che di fronte alla crudezza delle cifre rivelate dallo studio sull'andamento delle piccole imprese nei primi nove mesi dell'anno realizzato da Aldo Ronci per la stessa confederazione artigiana, detta le sue ricette: «Le  performance negative doppie rispetto alla media italiana - osserva così il direttore regionale Graziano Di Costanzo - svela più di qualsiasi altro dato la situazione di sofferenza che vivono le piccole imprese di questa regione. La crescita doppia alla media nazionale che per un decennio ha caratterizzato il mondo delle piccole e delle micro-imprese abruzzesi è solo un ricordo pallido».
 A detta di Di Costanzo, la crisi dell'artigianato regionale cammina di pari passo con alcuni dei segni di maggiore arretratezza del nostro sistema produttivo: «Basta prendere ad esempio la crisi del settore dell'edilizia nell'Aquilano - osserva - per comprendere come il ritardo nel processo di ricostruzione del capoluogo trascini con sé la caduta di un intero comparto. Se la ricostruzione fosse più avanti non staremmo a contare le perdite».
Punta con decisione il dito verso un più deciso intervento sui settori innovativi il presidente regionale della Cna, Italo Lupo: «Non ci sono politiche attive di sostegno al turismo, che invece può rappresentare un formidabile volano per la nostra economia, e che ben si concilia con le esigenze dell'artigianato e della piccola impresa. Penso poi agli effetti positivi che possono dispiegare esperienze come le reti d'impresa e i poli di innovazione, capaci di agire soprattutto su quei capitoli, come l'internazionalizzazione e lo sviluppo della ricerca, che da sempre rappresentano il tallone d'Achille dell'artigianato».  

Resta aperto il nodo del credito: a detta della Cna le piccole imprese stanno soffrendo e chiudendo per una cronica carenza di liquidità e per il blocco dei finanziamenti operato dal sistema bancario. Mentre, per quel che riguarda il sistema dei confidi, la Cna ribadisce la propria richiesta di destinare 24 milioni di euro dei Fondi Fas al loro sostegno e di sbloccare rapidamente i 15 milioni di fondi Fesr previsti dal bando relativo scaduto a fine agosto.