I CONTI NON TORNANO

Cgil Abruzzo: «stop alla trattenuta del 2,5% sul Tfr dei dipendenti pubblici»

Il sindacato richiama la recente sentenza della Corte Costituzionale

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Cgil Abruzzo: «stop alla trattenuta del 2,5% sul Tfr dei dipendenti pubblici»
ABRUZZO. «La trattenuta del 2,5% sul tfr (trattamento di fine rapporto dei dipendenti pubblici) è illegittima».

Lo dice la sentenza della Corte Costituzionale numero 223 dell’ 8 ottobre scorso.
Lo ribadisce, a chiare lettere, la Cgil che ha chiesto alle pubbliche amministrazioni di attenersi alla prescrizione.
La sentenza rende nullo quanto disposto in materia dalla manovra Tremonti 2010.
Il tfr è una forma di pagamento che si dà al lavoratore pubblico al momento della cessazione di un rapporto di lavoro. La cifra si ottiene calcolando, per ciascun anno di servizio, un importo pari alla retribuzione lorda dovuta per ogni annualità, divisa per il parametro fisso 13,5. Si tratta quindi del 7,41% della retribuzione (il 6,91% corrisposto all’ex dipendente più lo 0,50% corrisposto all’Inps). Oltre al tfr i dipendenti pubblici hanno diritto al tfs (trattamenti di fine servizio: l’indennità di buonuscita per gli statali, l’ indennità  premio di fine servizio). Questa è una somma di denaro  corrisposta al dipendente al momento della cessazione dal servizio per coloro che erano in già  servizio al 1.1.2001, calcolata sull’80% della retribuzione. Il lavoratore deve però dare un contributo del 2,50%.
La manovra Tremonti del maggio 2010 ha calcolato il Tfs come  Tfr per i periodi successivi  al 31 dicembre 2010.
In pratica il trattamento di fine servizio degli statali rimaneva come natura giuridica ma cambiava il sistema di calcolo che diventava quello del Tfr. Di conseguenza il dipendente continuava a versare il contributo del 2,50%.
Con la sentenza numero 223/2012 la Corte  Costituzionale ha giudicato illegittima questa contribuzione.
Sul punto è intervenuta la Cgil Abruzzo che sta inviando a tutte le pubbliche amministrazioni della regione una nota nella quale si chiede di adeguare immediatamente le retribuzioni delle lavoratrici e dei lavoratori alle decisioni dei giudici.
«Si rammenta», ha detto il segretario generale, Carmine Ranieri, «che la decisione della Corte Costituzionale ha valore per tutti i lavoratori pubblici e quindi gli enti  dovranno immediatamente dare esecuzione alla sentenza senza che si renda necessario alcun ricorso individuale».
Dello stesso avviso è la segretaria nazionale, Rossana Dettori, che ha scritto al presidente del Consiglio, Mario Monti, al presidente dell’Economia, Vittorio Grilli ed a quello della Pubblica Amministrazione, Filippo Patroni Griffi.
«L’obiettivo tanto dichiarato dal Governo», ha detto la Dettori, «di rendere sostanzialmente uguali i trattamenti economici e giuridici delle lavoratrici e dei lavoratori pubblici con quelli dei settori privati trova nel pronunciamento della Corte uno strumento di straordinaria valenza: applicare immediatamente quella sentenza non è solo un obbligo al quale il Governo non può sottrarsi, ma può diventare, se agita senza esitazioni, la prima vera operazione di avvicinamento fra lavoratori pubblici e privati. Il Governo ha già dimostrato prontezza ed efficacia nel diramare con celerità disposizioni  applicative di decreti e  leggi che riguardavano l’insieme delle lavoratrici e dei lavoratori pubblici, a partire dal decreto “Salva Italia” per finire con  quello denominato “Spending review”.Vi chiediamo, allora, di procedere con la stessa determinazione e celerità anche su questa vicenda, iniziando con l’immediata comunicazione a tutte le amministrazioni pubbliche affinché sin da subito le retribuzioni delle lavoratrici e dei lavoratori interessati siano adeguate alle decisioni della Corte».