INDUSTRIE

Sixty, tutti col fiato sospeso. «Serve occupazione ad oltranza»

La proposta del Pcl

Redazione Pdn

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Belen con il fondatore Wicky Hassan

Belen con il fondatore Wicky Hassan

CHIETI. Prima la cassa integrazione ordinaria e straordinaria, poi il piano industriale arrivato in ritardo e incoerente sui numeri.

Poi la vendita a maggio scorso alla Crescent Hydepark (con sede a Singapore) subito dopo l'accordo con i sindacati e l'assenza agli incontri del nuovo proprietario; infine la richiesta tardiva del concordato preventivo al tribunale come preambolo di rilancio o fallimento.
Ora la palla è passata in mano alla burocrazia giudiziaria con i vari tempi tecnici per depositare i documenti relativi alla nuova fase e un ulteriore tempo per la proprietà per presentare il cosiddetto piano di gestione del concordato.
Il Tribunale di Chieti ha infatti accordato alla società (sulla quale pesano oltre 250 milioni di debiti) la procedura di concordato preventivo. E’ questa l’unica via percorribile alternativa al fallimento: ci sperano i 400 dipendenti, la maggior parte dei quali in cassa integrazione. Risposte dovrebbero arrivare entro 90 giorni, prima di Natale dunque.
Appuntamento importante quello già messo in calendario per il 16 ottobre prossimo. Tra dieci giorni esatti, infatti, i nuovi proprietari dovranno presentare un rapporto con le prospettive di rilancio dell’azienda. Potrebbe essere un punto di svolta ma anche l’ennesimo buco nell’acqua dal momento che le due riunioni precedenti si sono chiuse con un niente di fatto.
«E’ inutile "criminalizzare" la proprietà se non si fa lo stesso per lo stato e le istituzioni che lo rappresentano», commenta Francesco Di Nardo, coordinatore Pcl della sezione di Chieti. «Lo dimostra il fatto che le mobilitazioni finora portate avanti dal gruppo più all'avanguardia dei lavoratori Sixty, anche quelle sul filo della legalità e con la benedizione del politico locale di turno, non abbiano influenzato minimamente il lento e ragionato piano aziendale di dismissione dello stabilimento».
I rappresentati locali del PCL (Partito Comunista dei Lavoratori) portano avanti la propria proposta di occupazione ad oltranza, fin da quando l'idea del fallimento era un'ipotesi da «visionari paranoici».
Certo, non un'occupazione simbolica, ma un «vero atto rivoluzionario che, contro le leggi vigenti, ribalti il concetto di proprietà e sfruttamento, assegnando legittimamente ai lavoratori della Sixty lo stabilimento e la possibilità di autogestire le produzione moda con un proprio marchio».
Da qui la proposta «a tutti i lavoratori Sixty che hanno a cuore il proprio lavoro» di organizzarsi in un comitato di occupazione e gestione autonomo.
Comitato, spiega Di Nardo, «che stabilisca un piano di trattativa con le istituzioni per il finanziamento, attraverso i fondi destinati al pagamento della cassa integrazione, del rilancio aziendale».
Quanto sono lontani i tempi dei grandi fasti della gestione Hassan e come famale oggi ripensarci.