BANCHE E LAVORO

Ex dipendenti denunciano: «tra Sima e Bls c’era un patto segreto»

La Banca manteneva il controllo sulla Sima

Redazione Pdn

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Sede centrale della Bls di Lanciano

Sede centrale della Bls di Lanciano

LANCIANO. Prima della liquidazione, prima ancora dei licenziamenti, delle indagini, prima di tutto, insomma, c’era un patto tra la Banca Popolare di Lanciano e Sulmona e la Sima spa, sua finanziaria.

Lo dicono gli ex dipendenti della Sima, tenuti all’oscuro, fino ad oggi, sull’accordo.
Parliamo di una società, la Sima, nata nel 1992 che si occupava anche della cessione del quinto dello stipendio e di finanziare imprenditori a tassi molto elevati. La società è stata messa in liquidazione ed è sparita il 9 aprile 2010. Un’ ispezione della Banca d'Italia durata due mesi, da aprile a giugno del 2009 ha portato alla luce operazioni non proprio chiare in capo all’ente (il mancato rispetto della normativa antiriciclaggio e l'applicazione di tassi di interesse superiori alla soglia di usura).
Oggi la situazione è questa: la fase di liquidazione della società durerà almeno altri due anni, fanno sapere gli ex dipendenti, «e sono stati sottoscritti rapporti di collaborazione e consulenze per la gestione dei servizi finanziari».
Ma, l’aspetto più interessante è appunto questo patto parasociale tra la banca e la società datato al 3 dicembre 2004.
Nel documento si legge che «la banca manterrà, almeno per tutta la durata del patto e delle concessioni, il diritto di designare e far nominare due membri del consiglio di amministrazione della Sima, fra cui il presidente, nonché due membri effettivi del collegio sindacale ed uno supplente; in particolare in caso di affidamento del controllo contabile a revisori estranei al collegio sindacale, l’organizzazione o il professionista da incaricarsi sarà individuato d’accordo con la banca; alla signora Carla Caputo viene riservata la vice-presidenza della società; il direttore generale della Sima resta Franco Celso; ove quest’ultimo dovesse essere sostituito, il successore, che comunque dovrà avere adeguati requisiti professionali, sarà scelto d’accordo con la banca».
«Appare evidente che la governance della società finanziaria», hanno osservato gli ex dipendenti, «in base a questo patto è restata nella assoluta disponibilità della Banca Popolare di Lanciano e Sulmona Spa. Non una mera interferenza, una tantum, ma una vera e propria funzione direzionale. Anzi, in realtà, il rapporto tra i due sottoscrittori del patto parasociale appare alquanto iniquo risultando la Banca Popolare di Lanciano e Sulmona Spa in una condizione di assoluta supremazia».
Persino la signora Caputo, hanno osservato gli ex dipendenti, «si impegna per tutta la durata del patto e delle concessioni a non alienare le azioni acquistate o a cederle salvo consultare la banca».
Quanto ha inciso questa supremazia della banca sulle scelte della Sima? Sui licenziamenti dei lavoratori? Su vari aspetti della società?
«Nel corso della primavera 2010», hanno detto gli ex dipendenti, «gli amministratori della Sima Spa dicevano ai dipendenti, a più riprese che non c’erano i soldi per gli stipendi che sarebbe iniziata una fase di liquidazione che sarebbe durata solo alcuni mesi. Giova a questo punto ricordare che non sono mancate delle offerte di collaborazione esterna, dopo il licenziamento, che gli scriventi hanno ritenuto di non dover riscontrare in quanto provenienti delle stesse persone che avevano favorito la cessazione del rapporto di lavoro».
Oggi però agli ex dipendenti interessa solo ottenere un incontro, un chiarimento con i vertici, «che possa eventualmente determinare per il futuro una qualunque disponibilità collaborativa».