CONFLITTI DI INTERESSI

Biomasse a Colonnella e l’assessore che ha le quote nella ditta autorizzata

Francesco Marconi: «sono per le biomasse»

Redazione Pdn

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Francesco Marconi

Francesco Marconi

COLONNELLA. «Dicono che faccio parte della società a cui è stata rilasciata l’autorizzazione per l’impianto a biomasse a Colonnella.

 
L’autorizzazione è stata rilasciata alla Sagitta Immobiliare srl, la quale ha una partecipazione in un’altra società, la Sagitta Bio, nella quale detengo l’1.5 per cento delle quote».
L’assessore provinciale all’Ambiente, Francesco Marconi, chiarisce così la sua posizione «offuscata dai rumors» che lo volevano parte coinvolta ed interessata nel progetto di 6 impianti a biomasse per la produzione di energia elettrica, in località Valle Cupa, a Colonnella. E spezza una lancia in favore del progetto, anch’esso offuscato dalla mala informazione. «L’impianto non è un inceneritore come molti hanno sostenuto ma si tratta di una tecnologia innovativa, sostenibile sia da un punto di vista ambientale che sociale», ha detto.

LE QUOTE IN SAGITTA
L’assessore Marconi detiene l’1,5 % delle quote in una società di nome Sagitta Bio (che si occupa di green economy), partecipata della Sagitta srl che ha presentato il progetto in questione.
L’accordo tra le due società prevedeva questo: la Sagitta Bio avrebbe dovuto acquisire parte delle quote dell’impianto se e solo se la Sagitta Immobiliare avesse ottenuto entro il mese di aprile tutte le autorizzazione e la Sagitta Bio i finanziamenti.
Condizioni che non si sono verificate e dunque «la Sagitta Bio non ha più nulla a che fare con il progetto degli impianti a biomasse», ha detto Marconi, «in quanto il contratto stipulato a suo tempo fra le due società è decaduto perché non si sono realizzate le condizioni previste nell’accordo».
E si può parlare di incompatibilità tra il ruolo di amministratore e di azionista in una società legata in qualche modo al progetto?
«Niente affatto» dice perentorio l’assessore, «anche perché nella Saggita Bio sono solo un socio senza alcuna carica sociale e il progetto non usufruisce di finanziamenti pubblici In ogni caso l’iter di autorizzazione degli impianti è esclusivamente tecnico-amministrativo, in nessun modo investe deliberazioni di Giunta o Consiglio. Senza contare il fatto che l’autorizzazione viene rilasciata dalla Regione e che la Provincia, in conferenza di servizi, si esprime solo relativamente alla compatibilità con il Piano Territoriale e per l’innesto delle acque reflue. Nello specifico la Provincia ha pure sollevato una serie di prescrizioni alle quali la Sagitta ha dovuto adeguarsi».
L’assessore si è detto pronto, se necessario, a cedere l’ 1,5% della Saggitta Bio, «perché è evidente che qui siamo di fronte a ad una operazione di strumentalizzazione per tagliare le gambe al progetto».


SI’ ALLE BIOMASSE
Marconi dice sì alle biomasse. E si attesta sulla stessa linea dell’assessore regionale all’Energia e all’Ambiente, Sandro Donati dell’Italia dei Valori che in un suo intervento sulla stampa ha difeso gli impianti, «annunciando l’imminente apertura di 30 centrali (20 a biogas e 10 a biomasse) e definendo demagogiche le polemiche sollevate da alcuni comitati di cittadini che si richiamvano agli impegni “202020 “ del Protocollo di Kyoto».
E ricorda il suo impegno in programmi come il Patto dei Sindaci in cui promuove la diffusione di tecnologie a biomasse che rientrano fra le azioni sostenute dall’Europa, nel Piano Europeo per l’Energia, e dall’Italia, nel Piano nazionale per le rinnovabili, proprio per ridurre le emissioni inquinanti e limitare la dipendenza dell’Italia dai Paesi produttori di petrolio.
«Sarebbe ben strano se non fossi d’accordo», ha concluso, «quello che mi dispiace, ed è un appello che faccio ai cittadini, non vi fate confondere e bistrattare da posizioni preconcette e strumentali perché è così che in questo territorio, da dieci anni, si bloccano iniziative di sviluppo assolutamente utili alla comunità».

MERCANTE:«FUORI I NOMI DEGLI ALTRI POLITICI COINVOLTI»

«Se l’obiettivo delle sue affermazioni  era di fugare i dubbi dei suoi comportamenti personali, potremmo dire che è riuscito a centrarlo in pieno», dice Riccardo Mercante, consigliere provinciale indipendente, «adesso  è chiaro a tutti che l’assessore provinciale disconosce il significato di conflitto d’interesse e quello dell’etica nell’amministrazione della cosa pubblica, ma conosce bene il filo logico del business e quello che lega la politica con gli affari.  D’altronde c’era da aspettarselo vista la focosità con cui bocciò nel Marzo 2011 lo stop ai termovalorizzatori proposto in consiglio provinciale dal sottoscritto. L’assessore quando dichiara che l’opera non gode di finanziamenti pubblici fa un’affermazione gravissima che palesa incompetenza a pensar bene o sfacciataggine e presa per i fondelli nelle altre, perché anche le centrali a biomasse godono di tariffe incentivanti  finanziate dalle nostre bollette energetiche per ben 15 anni. Di soldi pubblici si tratta».

«Infine, resta da capire quali siano a suo dire le personalità politiche locali con le mani nella marmellata che hanno inserito suocere e mogli nella suddetta società o che magari si sono costituiti la propria società per accaparrarsi gli incentivi pubblici. All’assessore Marconi», conclude Mercante, «per salvaguardare la propria reputazione non resta che scegliere fra due strade: la prima è di completare la sua denuncia pubblica facendo nomi e cognomi dei politici “sempreverdi” coinvolti; la seconda è quella di dimettersi».