ENERGIA E AMBIENTE

Rabbia a Colonnella, il sindaco ha detto sì a 6 impianti a biomasse

L’azienda proponente ha chiesto l’autorizzazione semplificata

Marirosa Barbieri

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Colonnella

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COLONNELLA. «La società Sagitta Immobiliare srl di Tortoreto realizzerà in contrada Valle Cupa di Colonnella 6 impianti a biomasse per la produzione di energia elettrica, pari a 990 kw ciascuno».

E’ quanto si apprende dalla determinazione dirigenziale del 10 luglio scorso pubblicata sul bollettino ufficiale della Regione Abruzzo.
Il 4 giugno il sindaco di Colonnella, Leandro Pollastrelli, ha rilasciato il certificato di agibilità igienico-sanitaria, step necessario prima dell’autorizzazione regionale agli impianti. E secondo alcuni lo avrebbe fatto senza discuterne in Giunta, tanto meno in Consiglio.
Ora sono in tanti a pretendere chiarezza preoccupati dalle conseguenze che tale scelta avrà sulla collettività. Sono 1850 i cittadini che hanno firmato un petizione popolare contro l’impianto. Ambasciatore “della rabbia” è l’onorevole Augusto Di Stanislao che ha interrogato il Ministero degli Interni, dell’Ambiente e della Salute invocando le dimissioni del primo cittadino.


L’IMPIANTO
L’impianto sarà costruito nello stabilimento dell’ex Italiana Manifatture ed alimentato con cippato di legna. La Sagitta Immobiliare ha fatto sapere che non ci sono rischi che verranno bruciati 480 quintali di legna al giorno selezionata (fornita dal Consorzio della comunità montana Abruzzo-Marche), non ci sarà eccessivo inquinamento perché la struttura sarà a ciclo chiuso, dunque senza eccessive emissioni in atmosfera. 


LA SOCIETA’ VOLEVA L’AUTORIZZAZIONE SEMPLIFICATA
Nel richiedere l’autorizzazione la Sagitta ha domandato la cosiddetta Pas (procedura abilitativa semplificata) quella cioè che si ottiene direttamente dal Comune a differenza dell’autorizzazione unica regionale che viene rilasciata dalla Regione.
Possono godere di questa autorizzazione semplificata solo gli impianti per la produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili di potenza nominale fino ad 1 MW.
Tutto è contenuto in una lettera della Direzione Affari della Presidenza, Politiche Legislative e Comunitarie, Programmazione Parchi, Territorio, Valutazioni ambientali ed Energia a firma di StefaniaValeri ad oggetto “richiesta di chiarimenti sulla procedura abilitativa semplificata”. La dirigente scrive alla Sagitta ed al Servizio Politica energetica, Qualità dell’Aria della Regione che «l’ubicazione degli impianti all’interno di un unico capannone industriale e la gestione unitaria, da parte della società, del progetto di investimento…inducono a ritenere che il relativo esercizio debba essere autorizzato, alla stregua di “unico impianto” attraverso il percorso dell’Autorizzazione Unica regionale e non attraverso la procedura semplificata». Dunque non andrebbero autorizzati i singoli impianti bensì l’unico impianto secondo quanto scritto nella relazione.


«CONSEGUENZE SUI CITTADINI»
E intanto le proteste s’infittiscono.
«La società proponente», ha detto Di Stanislao, «ha ottenuto dalla Regione le autorizzazioni sanitarie ma a pagare potrebbero essere i cittadini di Colonnella». Il riferimento è sia ai rischi per la salute sia all’azione risarcitoria che la Sagitta potrebbe chiedere nel caso di stop all’impianto.
Senza considerare il fatto, pensa sempre Di Stanislao che l’insediamento dell’impianto avverrà in un paese di poco più di 3000 abitanti situato su un’alta collina vicino al fiume Tronto da sempre terra di buoni vini, grazie alla particolare conformazione del territorio che ospita molti vigneti di montelpuciano, trebbiano e passerina.
Anche il gruppo di minoranza in Consiglio Comunale si è attivato chiedendo, il primo settembre, la convocazione di un Consiglio comunale straordinario con all’ordine del giorno la revoca del parere favorevole alla costruzione della centrale a biomassa, la possibilità di ricorrere al Tar, le dimissioni del sindaco e l’approvazione della delibera di consiglio comunale contro la costituzione di centrali a biomassa e di qualsiasi altro impianto non compatibile con la tutela dell’ambiente e potenzialmente nocivo alla salute dei cittadini.