SANITA' AL RISPARMIO

Taglio di 14 mln alle cliniche private. Licenziamenti e meno prestazioni per tutti

Il decreto del Governo prevede un meno 0,5% sui contratti, l’Abruzzo ha tolto il 9,9

Sebastiano Calella

Reporter:

Sebastiano Calella

Letture:

4725

Taglio di 14 mln alle cliniche private. Licenziamenti e meno prestazioni per tutti
ABRUZZO. Un taglio di 14 milioni è il regalo di Ferragosto che il Commissario Gianni Chiodi ha fatto arrivare alle cliniche private e indirettamente a tutti gli occupati del settore.

Si tratta del decreto 39 sulla ridefinizione dei tetti di spesa per il 2012, conseguenza dell’applicazione delle decisioni del Governo sulla «revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini».
 Il fatto è che mentre Monti chiede un taglio dello 0,5% sui contratti in essere nella sanità, l’Abruzzo ha deciso di applicare il 9,9%. Il che significa – ad esempio - meno 3 milioni a Villa Serena, meno 2 mln alla clinica Pierangeli ed altrettanti a Villa Pini e così via via stessa percentuale di taglio a tutte le altre case di cura private (Di Lorenzo, l’Immacolata, Ini, Villa Letizia, Nova Salus, San Raffaele, Sanatrix, Santa Maria, Spatocco, San Francesco).
Anche i proprietari delle cliniche piangono? Chissà. Certo è che piangeranno soprattutto i loro dipendenti: l’impatto sui posti di lavoro potrebbe essere devastante e si andrà a sovrapporre ai problemi già gravi creati dal recente taglio del 18% dei posti letto.
Eppure il decreto ferragostano è passato quasi inosservato, salvo lo stupore dei diretti interessati che si aspettavano un meno 0,5% (che su 20 mln di budget è pari a 100 mila euro) e si sono ritrovati venti volte tanto. Anche i sindacati stanno realizzando solo ora che un taglio di 14 mln inciderà pesantemente sull’occupazione nel settore, dove già si registrano dichiarazioni di esuberi (vedi alcune Rsa dove sono stati tagliati posti letto). Infatti questa mazzata sulla case di cura equivale a centinaia di posti di lavoro in meno. 


IL LUNGO CAMMINO VERSO IL TAGLIO DEL 9,9%
Quello che salta all’occhio in questa operazione  è l’itinerario con cui dallo 0,5% previsto in Abruzzo si è arrivati al 9,9%. L’articolo 15 del decreto governativo impone infatti che tutti i contratti per l’acquisto di prestazioni siano tagliati nel 2012 in modo da ridurre dello 0,5% la spesa complessiva annua, rispetto a quella del consuntivo 2011.
Il tetto di spesa globale per il 2012 era di 139.684.823 euro, ma il consuntivo 2011 è stato di 126.493.530 euro. Togliendo 632.467 euro (che equivale allo 0,5%) alle cliniche resta un totale di 125.861.062 che equivale ad un reale meno 9,9% rispetto al 2012. E partendo da questa cifra inferiore di 14 mln rispetto al 2012 sono stati ricalibrati tutti i contratti in essere.
In realtà la Regione ha applicato alla lettera le disposizioni governative, senza tener conto che il minor fatturato a consuntivo del 2011 dipende dal fatto che alcune cliniche (per motivi diversi: dal terremoto ai fallimenti o ad un minore lavoro) non hanno utilizzato tutto il budget, che quindi globalmente è diminuito, anche se ci sono Case di cura che hanno fatturato molto di più dei contratti.
In pratica la scelta del Commissario è stata quella di applicare il taglio non sui singoli consuntivi delle case di cura, ma su questo totale “drogato”.
Lo chiarisce lo stesso decreto, il che dimostra che il problema era noto. Ma probabilmente sul politico Chiodi ha prevalso il commercialista e questo ha inciso sul taglio in quanto non si è tenuto conto di queste situazioni particolari. Insomma è stato considerato reale un consuntivo globale ridotto per cause diverse, ben sapendo – come si legge nel decreto – che questo comporta «una riduzione dei volumi delle prestazioni» (altro che invarianza dei servizi ai cittadini…).
E’ mancata cioè una maggiore attenzione alle conseguenze occupazionali del decreto: uno 0,5% in meno sui consuntivi delle singole case di cura avrebbe comportato tagli sopportabili e nessun licenziamento, come si teme ora.