LA PROTESTA

Crisi, allevatori d’Abruzzo sul lastrico: «ci pagano il latte sempre meno»

Cospa se la prende anche con il governo regionale: «non fa niente»

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Crisi, allevatori d’Abruzzo sul lastrico: «ci pagano il latte sempre meno»
ABRUZZO. Allevatori strozzati dai pagamenti incombenti e dal prezzo del latte che scende sempre più.

Il fisco non attende e bisogna onorare le imminenti scadenze nel frattempo la pressione fiscale aumenta senza possibilità di scampo. E gli allevatori come faranno a sbarcare il lunario se i grossi marchi industriali che vengono in Abruzzo a prelevare il latte da lavorare decidono unilateralmente di pagare di meno la materia prima?
Potere contrattuale uguale a zero gli allevatori denunciano da anni il fatto di dover accettare senza possibilità di alternative le regole imposte dalla grande distribuzione.
Il Cospa Abruzzo per voce di Dino Rossi informa che la ditta “del Giudice” di Termoli ha deciso arbitrariamente di abbassare il prezzo del latte alla stalla di due centesimi al litro e di allungare i pagamenti a 60 giorni dall’ultima consegna.
«Nessuno dice nulla», contesta Rossi, «tutti sanno e tutti tacciono, mentre gli allevamenti continuano la corsa verso la chiusura. Il latte abruzzese monopolizzato dai raccoglitori e dalle organizzazioni sindacali tramite delle associazioni virtuali, nate per gestire le quote latte, forse anche quelle delle mucche di 83 anni».
Secondo l’associazione che coordina gli allevatori la categoria soffre come non mai e sono sul lastrico, non hanno più i soldi per mandare avanti le loro aziende, nemmeno possono mettere a norma i vecchi trattori, mentre i raccoglitori, girano con autocarri di nuova generazione nonostante il prezzo del gasolio sia salito alle stelle.
L’assessorato all’agricoltura e le organizzazioni sindacali, hanno il compito di trattare il prezzo del latte ma l’associazione denuncia: «sono anni che questo non avviene».  Così come non mancano proteste per controlli troppo blandi da parte di chi dovrebbe vigilare e sanzionare. Il problema dunque è sempre lo stesso ed è irrisolto: i guadagni che non vengono distribuiti in maniera equa lungo tutta la filiera. Anzi paradossalmente la globalizzazione ha impoverito proprio chi è all’inizio della catena, siano gli agricoltori o gli allevatori, per agevolare invece  intermediari e venditori finali.
«La Giunta Chiodi? Risulta essere una delle peggiori  per l’agricoltura», dice senza mezzi termini Rossi, «inconcludente come questa non si era mai vista. Intanto, i consumatori continuano a mangiare un prodotto che credono italiano, che di italiano hanno solo l’etichetta, forse. Ci aspettiamo che l’assessore Mauro Febbo e tutti gli assessori provinciali all’agricoltura, facciano qualcosa, oltre che a percepire la paga».