ECONOMIA

L’Aquila, cresce la disoccupazione. 2012 «anno nero»

Cresce il peso del reddito prodotto dall’agricoltura

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L’Aquila, cresce la disoccupazione. 2012 «anno nero»
Il Prodotto Interno Lordo risulta invece pari a 6.489,9 milioni di euro, lo 0,9% in più del 2009.


Il settore che ha contribuito alla formazione della ricchezza è principalmente il terziario (che pesa complessivamente il 72,7% del prodotto totale), seguito dall’industria (con peso pari a 17,8%) e dalle costruzioni (con incidenza del 6,9%). L’agricoltura ha determinato il 2,6% del valore aggiunto della provincia dell’Aquila. Rispetto al 2009 si è assistito ad un incremento del peso del reddito prodotto dai servizi e dell'agricoltura e ad una contrazione di quello dell'industria e delle costruzioni. La terziarizzazione dell’Aquila (appunto paria a 72,7%) nell'ultimo anno a disposizione è risultata superiore a quella media regionale (68,2% è il peso del terziario sull’intera economia abruzzese) e poco al di sotto di quella nazionale (73,2% del valore aggiunto dell’Italia).
Un ulteriore indicatore da prendere in considerazione per analizzare la capacità di un sistema economico di produrre benessere è il Pil pro capite pari, secondo le stime dell’istituto Guglielmo Tagliacarne, in provincia dell’Aquila a 20.966,27 euro con un aumento dello 0,8% rispetto al 2009 e una diminuzione tra il 2007          ed 2010 del 5,4%. La variazione annua del Pil Abruzzo (+2% nel 2010), è risultata superiore all’incremento della  ripartizione Sud e Isole (+0,8%) e in linea con la crescita media nazionale (+1,9%).
La ripresa del 2010 non è quasi mai sufficiente a riportare i redditi a livelli pre crisi, neppure per la provincia dell'Aquila. Il reddito disponibile delle famiglie consumatrici, in provincia, risulta nel 2010 pari a 4.523,86 milioni di euro con una crescita dell'1% rispetto al 2009. La variazione tra il 2004 e il 2010 per lo stesso indicatore è stato del +13,5% il più alto tra le province abruzzesi e quindi superiore alla media regionale pari a +12,1%.  Ragionando in termini pro capite lo stesso indicatore è pari a 14.614,69 euro, il più alto dopo la provincia di Chieti (14.953,68 euro) seguito da quello di Pescara (14.583,00 euro) e infine da Teramo (13.399,02 euro), con una media regionale di 14.424,62 euro. Le famiglie aquilane ed abruzzesi pur avendo un reddito disponibile superiore alla ripartizione del Sud (12.789,56 euro) sono ben lontane dall'avere la disponibilità delle famiglie del Centro (18459,47 euro) e del Nord (19.596,29 euro Nord-ovest e 19.639,09 Nord-est).  

IL MERCATO DEL LAVORO
Nel corso del 2011 torna a peggiorare la situazione occupazionale per la provincia dell'Aquila, dopo un miglioramento registrato nel 2010. Secondo i dati ISTAT delle Forze di Lavoro il tasso di disoccupazione è stato lo scorso anno pari a 8,3% contro il 7% del 2010 e il 9,9% del 2009. L'Aquila è l'unica provincia abruzzese a segnare un incremento della disoccupazione rispetto al 2010, mentre Teramo passa da 8,6% a 8,2%, Pescara da 9,2% a 8,8% e Chieti da 10,1% a 8,7%.
In valore assoluto le persone in cerca di occupazione salgono da 8.900 a 10.800, mentre a livello regionale si riducono da 47.700 a 47.200 unità.
Gli occupati, che risultano in totale 119.200, si concentrano prevalentemente nel settore terziario (70,4%). Tale peso, in aumento rispetto al 2010, caratterizza la nostra provincia come un'economia matura, con una terziarizzazione più elevata rispetto alla media regionale in cui il peso delle persone occupate nel settore servizi non raggiunge il 65%. La percentuale di persone impiegate nell'agricoltura (3,2%) e nelle costruzioni (9,2%), si riduce rispetto all'anno precedente in cui era pari a 3,4% e 10,8%. In aumento risulta la quota degli occupati nell'industria in senso stretto che passa da 16,6% del 2010 a 17,2% del 2011.
Da diversi anni è possibile desumere il numero dei lavoratori stranieri, che secondo l'indagine sulle Forze di Lavoro riferita alla media dei primi tre trimestre del 2011, sono 9.300, con un peso del 7,9% sul totale degli occupati. In valore assoluto la presenza di immigrati nel mondo del lavoro in provincia dell'Aquila è inferiore a quella di Teramo (10.300 unità) e Chieti (10.300 unità) e superiore a Pescara (9.100 unità). 
Dal confronto tra le varie macro aree del territorio nazionale, spicca la percentuale di lavoratori extra comunitari nel Sud e Isole (4,7%), inferiore alla media nazionale (9,8%). Dall'analisi della ripartizione territoriale risulta che è il Centro la zona dell'Italia ad assumere più dipendenti stranieri (12,3% sul totale degli occupati).
Il minore ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni ha caratterizzato gli ultimi anni della provincia dell'Aquila, che nel 2011 ha portato ad una riduzione del 49 % delle ore complessive autorizzate per la CIG. Gli interventi ordinari sono cresciuti del 62,2% a conferma delle difficoltà di natura congiunturale che sta attraversando il nostro sistema produttivo, mentre gli interventi straordinari si sono ridotti del 74%.


LA SITUAZIONE DEL CREDITO
La serie storica delle informazioni sul credito ha subito una interruzione derivante dalla riorganizzazione della diffusione di alcuni dati deciso dalla Banca d’Italia. La novità maggiormente rilevante in tal senso è il cambiamento dell’universo di riferimento dei soggetti a cui si riferisce la rilevazione che a partire dal 30 giugno 2011 prevede non solamente la banche ma anche le casse depositi e prestiti. Pertanto non si possono paragonare le informazioni diffuse quest’anno con quelle diffuse negli anni scorsi.
Secondo questa indicazione gli impieghi erogati da banche e casse depositi e prestiti per localizzazione della clientela risultano a fine 2011 pari a 4.834 milioni di euro, mentre i depositi sono pari a 5.649 milioni di euro. I  primi, nell'arco di sei mesi, aumentano dell'1,2% mentre i depositi aumentano del 3,4%.
Per analizzare il livello di rischiosità degli impieghi della provincia si può analizzare il rapporto tra le sofferenze ed impieghi, essendo appunto il primo indicatore pari al rapporto tra l’ammontare dei crediti per cassa in essere con soggetti in stato di insolvenza e il secondo l’ammontare complessivo degli impieghi.
Tale rapporto per la provincia dell’Aquila passa da 8,81% del 30 giugno 2011 a 8,97% del 30 settembre 2011; inoltre esso, come in passato, risulta superiore a tutte le province abruzzesi e quindi alla media regionale (7,63%), ma anche più elevato della ripartizione Sud e Isole (in cui è pari a 8,52%) e dell’Italia (5,11%).
L’incremento delle sofferenze sugli impieghi evidenzia una crescente insolvibilità del sistema economico, sintomo di forti difficoltà da parte degli operatori. 


LA CRESCITA DEMOGRAFICA
Al 31 dicembre 2010 la popolazione della provincia dell’Aquila è risultata pari a 309.820 unità, 151.241 maschi e 158.579 femmine. La crescita demografica è stata pari all'1,8 per mille, contro un valore del 0,4 per mille del 2009, risultato del decremento della componente naturale (-3,1 per mille) e della crescita della componente migratoria (+4,9% per mille). Il 21,6% della popolazione ha più di 65 anni, mentre soltanto il 12,2% ha meno di 14 anni.
In questa fase di bassi tassi di natalità, l’immigrazione è un fenomeno che consente di avere valori crescenti della popolazione residente.
Alla fine del 2010 a L’Aquila risiedevano 21.861 stranieri (il 7,1% della popolazione totale) in crescita, rispetto alla stessa data del 2009, di 1.630 unità pari ad una variazione del + 8%.
L’Aquila e Teramo sono le province abruzzesi con più cittadini stranieri; la loro incidenza sulla popolazione totale è vicina alla media nazionale (pari al 7,5%) e alla media del Centro Nord (9,9%). Rimane superiore al peso degli stranieri nella ripartizione Sud e Isole (+3%).


ALCUNE PREVISIONI
Secondo la stima di Unioncamere il 2012 si conferma l’anno “nero” per la crescita economica secondo tutti gli indicatori sia di reddito sia occupazionali. Per la provincia dell’Aquila, nell’anno 2012 si prevede un decremento medio del valore aggiunto pari a -1,7 % contro un valore dello stesso indicatore per l’Abruzzo pari a -2% e per l’Italia -1,5%. Negli anni 2013-2014, si prevede un ritorno alla crescita con una media annua del valore aggiunto pari a +0,8% per L’aquila, +0,7 per l’Abruzzo e +1,1% per l’Italia.
Un indicatore che conferma la difficoltà della provincia aquilana è la previsione del Valore Aggiunto per abitante atteso per il 2012 a 14,9 migliaia di euro, per l’Abruzzo a 14,7 migliaia di euro e per l’Italia 17,8 migliaia di euro.
Per la nostra provincia peggiora il tasso di disoccupazione, che passa da un valore dell'8,3% nel 2010-2011 a 9,9% nel 2012 e a 10% nel 2013-2014. Questo ultimo dato mostra, in conclusione, la lentezza con cui un sistema economico (anche in crescita) riesca di nuovo a creare posti di lavoro.