Artigianato: parte male il 2012,mai così giù da tredici anni

Decremento per 580 imprese. Risultati peggiori per Teramo

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Artigianato: parte male il 2012,mai così giù da tredici anni
ABRUZZO. Mai così male dal 1999 ad oggi: è' la fotografia scattata dal Centro studi regionale della Cna sull'andamento delle imprese artigiane nel primo trimestre del 2012.

Con un decremento di ben 580 imprese, nel primo trimestre 2012 - svela l'analisi condotta dal curatore della ricerca, Aldo Ronci, che ha passato in rassegna i dati forniti da Infocamere, il sistema informatico delle Camere di commercio italiane - la nostra regione mette a segno una performance negativa di particolare impatto. «Perché - spiega - se è vero che anche il mondo delle imprese in generale registra una flessione, tra gennaio e marzo, pari a 1.216 unità, la caduta dell'artigianato viene da lontano; per l'esattezza, dal 2008, quando si è interrotto l’effetto propulsivo che avevano svolto sull’economia abruzzese dal 2000 al 2007. E non deve ingannare il buon risultato del 2010, solo temporaneo, perché determinato dal settore delle costruzioni in provincia dell’Aquila per effetto del sisma». Se impressionano le cifre assolute, peggio accade con i valori percentuali: la flessione di 580 imprese artigiane è infatti pari al 48% di quella del totale delle imprese, ma le imprese artigiane sono solo il 27% del totale delle imprese; e il decremento percentuale delle nuove imprese artigiane è stato dell’1,60%, un valore del 60% superiore a quello medio italiano (-1,04). Insomma, l'artigianato abruzzese va peggio di quello italiano, che pure non se la passa bene.
Uniforme, anche se con qualche punta preoccupante, la flessione sul territorio: a Teramo le imprese artigiane decrescono di 194 unità; all’Aquila di 170; a Pescara di 110; a Chieti di 106. In percentuale, le imprese artigiane abruzzesi flettono più della media nazionale (-1,04%) in tre province (L'Aquila, Teramo, Pescara), mentre in provincia di Chieti la caduta si attesta sulla stessa media nazionale. Forte la caduta anche tra i diversi settori economici: la più consistente si verifica nelle costruzioni (-300), seguite dall’industria (-111), i servizi (-102), le riparazioni di auto e apparecchi per la casa (-54), le attività ricettive (-24), l’agricoltura -11). Caso nel caso quello delle manifatture: mentre le imprese artigiane decrescono di 110 quelle non artigiane, al contrario, aumentano di 18.
In generale, il cattivo risultato del primo trimestre del 2012 fa seguito a quello del quarto trimestre del 2011; è allora, secondo la ricerca del Centro studi della Cna, il momento in cui si è bloccata la consistente immissione di nuove forze nel mondo imprenditoriale, in buona parte proveniente dalla massa dei 24mila disoccupati del 2009 che avevano deciso di aprire nuove attività, pensando forse di trovare un’ancora di salvataggio alla disoccupazione. 

«SUBITO RISORSE FINANZIARIE AGGIUNTIVE»
«L'Abruzzo si trova in piena recessione – afferma il direttore regionale della Cna, Graziano Di Costanzo, commentando i dati del Centro studi della confederazione artigiana – e i suoi indicatori sono comunque peggiori sia di quelli nazionali che di quelli del Mezzogiorno. Unioncamere nel 2012 prevede una riduzione del Pil abruzzese del 2%, contro una flessione di quello italiano dell‘1,5% e dell'1,8% per il Mezzogiorno». «E' evidente - prosegue - che senza l'immissione di risorse finanziaria straordinarie, questa condizione di grave difficoltà, che colpisce soprattutto le micro e le piccole imprese, è destinata ad accentuarsi. Per questo abbiamo chiesto alla Regione, assieme a Confesercenti e Confartigianato, di prelevare 20 milioni di euro dai fondi Fas da destinare al patrimonio dei confidi; attraverso il meccanismo moltiplicatore da loro generato, è infatti possibile calcolare che questa somma possa produrre nuovo credito fino a 300 milioni per le imprese».