ECONOMIA

Crisi aziende. Uil Abruzzo: «6000 posti di lavoro a rischio»

Il sindacato dice sì alla piattaforma regionale, provinciale e comunale sul fisco

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3388

Crisi aziende. Uil Abruzzo: «6000 posti di lavoro a rischio»
ABRUZZO. Abbattere le tasse sul lavoro, tagliare la spesa improduttiva (a cominciare dagli eccessi dei costi della politica) ed accelerare la ricostruzione de L’Aquila e del cratere del sisma, come deciso con il Ministro Barca lo scorso 17 aprile.

Sono gli ingredienti indicati dalla Uil per risollevare l’Abruzzo dalla crisi aziendale. I dati parlano chiaro e fotografano una regione sofferente con un calo di produzione e di occupazione: 97 aziende, secondo Uil Abruzzo, con un totale di oltre 20.000 occupati, hanno più di 6.000 posti di lavoro a rischio, di cui almeno 1.350 già perduti. Il settore metalmeccanico, poi, risulta particolarmente colpito con 51 aziende, 11.700 occupati, 3.300 posti a rischio.
Anche i dati resi noti dal dossier di Confindustria Abruzzohttp://www.primadanoi.it/news/526577/Abruzzo-imprese-sofferenti-fatturati-ed-investimenti-ancora-in-calo.html non lasciano ben sperare e parlano di un crollo del clima di fiducia delle imprese (-5,20% rispetto allo scorso mese di Giugno) e dei consumatori (-10,90 %) ed un tasso di disoccupazione tornato a crescere.
Il tutto è stato innescato dal calo/crollo di mercato secondo l’analisi della Uil, che a sua volta  ha dato luogo a crisi finanziarie, alla mancanza di investimenti, alla chiusura di imprese, alla disoccupazione.
Infatti in Abruzzo, c’è stata la mancata ricostruzione de L’Aquila ( che doveva diventare il più grande cantiere d’Europa, e invece ha perso 3.500 addetti in edilizia), la crisi dell’indotto dell’edilizia (anche metalmeccanico), la crisi dell’auto, la crisi della Honda, nuovi episodi della ritirata delle aziende del tessile-abbigliamento che non hanno saputo rispondere con il salto di qualità alla concorrenza da costi, cinese e non solo. E ancora l’analisi degli andamenti della cassa integrazione (ordinaria, straordinaria e in deroga) nei due trienni 2006-2008 (pre-crisi) e 2009-2011 (il triennio della crisi) ha messo in luce la portata del fenomeno. Nel 2009, secondo la Uil, «andarono perduti 24.000 posti di lavoro rispetto al 2008. Nel 2011, ne erano stati riconquistati 12.000. Ma il nuovo calo del PIL, dopo l’exploit del 2010, ha riportato l’Abruzzo sotto la media nazionale per crescita della ricchezza».
In ciascuna delle Province abruzzesi sottolinea il sindacato,  la crisi si è manifestata in maniera differente: a L’Aquila con la deindustrializzazione e la mancata ricostruzione, a Pescara con la nuova deindustrializzazione e la mancata qualificazione del terziario, Chieti e Teramo, province industriali sono state colpite dalla crisi industriale seguita alla crisi finanziaria.
 Come uscirne? Prima di tutto, secondo il sindacato, «occorre puntare sull’occupazione e accantonare la prospettiva eurocentrica che vede nel valore della moneta l’unica speranza. Poi bisogna abbattere le tasse per i lavoratori, modulando le aliquote per superare il sistema dell’aliquota unica ed infine  rilanciare i consumi interni anziché puntare tutto sull’export».
Su questo tema, la Uil Abruzzo convocherà una sessione straordinaria del suo Comitato Centrale in piazza, alla presenza della Uil Nazionale, il 9 maggio, per varare la piattaforma regionale, provinciale e comunale sul fisco.