LA QUERELLE

Alitalia, prestito di Stato illegittimo, sì sulla vendita dei beni

Ryanair perde il ricorso

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Alitalia, prestito di Stato illegittimo, sì sulla vendita dei beni
BRUXELLES. Il Tribunale Ue ha confermato le decisioni della Commissione europea che qualificano come illegittimo il prestito da 300mln di euro concesso dallo Stato italiano ad Alitalia.

I giudici comunitari hanno poi confermato anche la correttezza della decisione di vendita dei beni di Alitalia a Cai. La decisione del tribunale interviene sulla base di un ricorso presentato da Ryanair che ha contestato le decisioni assunte dalla Commissione.
Nel 2006, a seguito di vari tentativi di risanare la situazione finanziaria di Alitalia, le autorità italiane hanno deciso di vendere la loro partecipazione nel capitale di quest'ultima. Nel 2008 lo Stato italiano ha concesso ad Alitalia un prestito di 300 milioni di euro, riconoscendole la facoltà di imputare tale somma in conto capitale. Alitalia, a quel punto è stata posta in amministrazione straordinaria, ed ha poi venduto i suoi beni alla Cai la Compagnia Aerea Italiana nata come S.r.l. il 26 agosto 2008 col proposito di rilevare il marchio e le attività della vecchia Alitalia.
Un affare avversato da Rynair che, dopo aver depositato varie denunce presso la Commissione, insieme ad altre compagnie e all'Associazione europea delle compagnie aeree a basso costo (Elfaa), ha chiesto, invano, al Tribunale di annullare le due decisioni dell'esecutivo europeo.

PRESTITO ILLEGITTIMO, VENDITA OK
Sul primo punto (il prestito di Stato di 300mln di euro ad Alitalia) l'esecutivo di Bruxelles ha avviato un procedimento d'indagine formale, constatando che il prestito costituiva un aiuto di Stato illegittimo e incompatibile con il mercato comune, in quanto conferiva un vantaggio economico finanziato con risorse statali, che non sarebbe stato concesso da un investitore privato avveduto. La Commissione aveva dunque ordinato il recupero degli aiuti. Posizione ribadita oggi dal Tribunale Ue.
Con una seconda decisione, Bruxelles ha ritenuto che la vendita dei beni di Alitalia non implicasse la concessione di un aiuto di Stato agli acquirenti, in considerazione del fatto che la vendita sarebbe stata realizzata al prezzo di mercato. Anche stavolta i giudici comunitari hanno confermato quanto detto dalla Commissione.
In particolare il Tribunale ha dichiarato che «la Commissione era competente ad adottare quella decisione, che, nel costatare l'insussistenza di un aiuto di Stato, prendeva atto degli impegni assunti dallo Stato italiano, costituenti parte integrante della misura notificata». Vengono di conseguenza respinti gli argomenti della Ryanair, secondo cui l'esecutivo di Bruxelles avrebbe effettuato un esame insufficiente o incompleto in occasione della fase di esame preliminare e avrebbe dovuto avviare un procedimento d'indagine formale in merito alla vendita dei beni, per verificare l'eventuale esistenza di opzioni diverse da tale vendita. Il Tribunale respinge anche l'argomento della Ryanair secondo cui la vendita, essendo stata implicitamente subordinata alla condizione della nazionalità (italiana) dell'acquirente Cai, aveva implicato una diminuzione del prezzo.

I SOSPETTI DI WIKILEAKS
Wikileaks è stato uno dei primi ad esprimere forti perplessità sulla vendita dei beni Alitalia a Cai. Nel 2011 Assange ha rilasciato un cable in cui contestava l'acquisizione dell'azienda pubblica da parte di Cai, paragonandola negativamente ad altre vicende simili già accadute nel paese, che invece di favorire la concorrenza creano dei monopoli de facto a svantaggio del paese e dell’utenza.
Marirosa Barbieri