ECONOMIA

Banche abruzzesi sotto attacco: la Regione tace, poche speranze per Bls e Carispaq

Già l’estate scorsa si parlò di un interessamento

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Banche abruzzesi sotto attacco: la Regione tace, poche speranze per Bls e Carispaq
CHIETI. Carichieti comprerà Tercas? Sembra una boutade – e forse lo è – ma serve per indicare i cambiamenti che in questi mesi si sono verificati nel mondo bancario abruzzese.

La bufera dei riassetti bancari e delle alleanze ha investito non solo queste Casse di risparmio, ma anche la Bls e la Carispaq che il Gruppo Bper (Banca popolare Emilia e Romagna) vuole trasformare in appendici senza autonomia. Nel silenzio delle istituzioni maggiori, a difendere le banche abruzzesi scendono in campo i semplici consiglieri: prima Palmerino Fagnilli (Idv, Provincia di Chieti), ora Manlio D’Ortona, capogruppo Pdl al Comune di Lanciano, il quale “auspica” che il suo sindaco riesca “a difendere la lancianesità della Bls e che ad imitazione di altre regioni, ad esempio la Lombardia, anche la Giunta Chiodi si impegni a bloccare il risparmio abruzzese in Abruzzo.” Basterà? E’ improbabile, se sono vere le indiscrezioni secondo le quali funzionari Bls sono già in trasferta a Modena, sede Bper, per lavorare al progetto di trasferimento e/o di trasformazione. Sul versante Casse di risparmio, la scorsa estate si parlò a lungo di un interesse all’acquisizione della Carichieti da parte dell’Istituto teramano, un progetto velleitario e forse solo mediatico alla luce degli attuali risultati non brillanti del bilancio. Sembrano lontani i tempi dell’attacco a Carichieti: ora la banca teramana è impegnata a rafforzare il suo capitale per 60 mln, come da richiesta della Banca d’Italia la cui Vigilanza è da mesi all’opera sui conti della banca teramana. E i ruoli sembrano ribaltati. Oggi infatti Tercas-Caripe sembra più impegnata in una riorganizzazione sul territorio, dove però non si parla di espansione, ma di dismissioni: una banca veneta è infatti interessata all’acquisto degli sportelli “doppioni” nei centri dove operavano sia la Cassa di Teramo che quella di Pescara, ora unite. Al contrario, la “preda” Carichieti  attraverso il suo direttore generale, in un convegno a Confindustria, fa intravedere risultati positivi del suo bilancio: «sono orgoglioso del fatto che la scorsa estate, in piena crisi economica – ha detto Roberto Sbrolli - l’unica banca attiva sul mercato interbancario dei prestiti era proprio la Carichieti che offriva la sua liquidità agli altri istituti».
 Non sarà la Carichieti a comprare, ma è certo che in attesa della pubblicazione del suo bilancio appare come la banca più in salute. E mentre il quadro di riferimento è così profondamente cambiato, c’è un dato allarmante che pochi sottolineano. Cioè l’assenza della Giunta regionale, incapace di far fronte all’attacco che le banche di altri territori stanno portando all’Abruzzo. E così alle proteste deboli dei consiglieri eletti localmente, si aggiungono al massimo gli allarmi delle associazioni dei commercianti e degli artigiani: non avendo altri mezzi di pressione, possono solo “auspicare” che lo scippo di Bls e Carispaq non avvenga. Sembrano distratti da questi temi anche i sindacati che si affidano alle loro organizzazioni di categoria, che non riescono ad andare oltre l’orticello delle assunzioni o delle promozioni interne. Al massimo si impegnano nelle polemiche interne sulle Fondazioni e sul loro ruolo nella gestione delle banche locali. Lo dimostra un comunicato unitario delle segreterie regionali Fabi, Fiba Cisl, Fisac Cgil, Ugl, Uilca che in realtà si sofferma soprattutto sulla Fondazione Carichieti “che non ha inserito nel proprio Statuto erogazioni a favore di progetti per lo sviluppo locale. Da una comparazione macroscopica dei vari bilanci pubblicati – sostengono i sindacati - solo la Fondazione Carichieti non destina nulla allo sviluppo locale. Anche il suo Statuto evidenzia che il suo Presidente viene eletto in maniera differente dalle altre fondazioni italiane di origine bancaria. Anche per questo ci sono elementi sui quali riflettere pubblicamente.” Dopo un cenno generico – e senza chiedere i costi - “all’imponente ristrutturazione di Palazzo de Mayo” e all’acquisto di innumerevoli quadri “d’autore”, il sindacato parte all’attacco dei vertici della Fondazione Carichieti che «hanno trascurato quanto accadeva nell’antica Cassa di Risparmio teatina. Gli errori gestionali commessi dal management, di ieri e di oggi, a danno dell’Azienda bancaria (basta ricordare l’affare Merker e l’avventura FlashBank) sono fatti ormai chiari e rilevabili dalle ispezioni Banca d’Italia e dalle relative sanzioni (anni 2004, 2010 e 2011)». Insomma anche qui l’occhio è rivolto all’interno del mondo bancario locale, mentre fuori l’accerchiamento è in atto. E se, ad esempio, il Piano industriale Bper prevedesse già la cancellazione di Bls e di Carispaq? Resterebbe in piedi solo il progetto di una Cassa di risparmio unica abruzzese. E come sempre, chi ha i soldi compra. E decide. Gli altri possono solo “auspicare”.
Sebastiano Calella