ECONOMIA

5 mila imprese a rischio chiusura in Abruzzo

Nel 2011 hanno già chiuso in regione 10mila 225 aziende

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5 mila imprese a rischio chiusura in Abruzzo
ABRUZZO. «Non vogliamo spegnere anche questa vetrina».

Sarà questo lo slogan delle piccole e medie imprese abruzzesi del commercio, del turismo, dell’artigianato e dei servizi, che giovedì aderiranno alla giornata di mobilitazione indetta dalla Confesercenti nazionale a sostegno delle aziende e contro la riforma del mercato del lavoro proposta dal governo.
«Ormai le nostre imprese sono nel mirino – spiega Beniamino Orfanelli, presidente regionale di Confesercenti – e in questi ultimi mesi le tensioni sono cresciute. Il 75 per cento delle nostre aziende risulta in regola con gli studi di settore ma la nostra viene additata come una categoria di evasori fiscali con tanto di proposta di black list. Ai nostri clienti, che spendono sempre meno, saremo costretti ad applicare l’Iva più alta d’Europa e le aziende turistiche saranno costrette ad aumentare le tariffe a causa di una tassa di soggiorno che le renderà meno competitive rispetto a destinazioni sempre più aggressive. Da parte delle agenzie di riscossione è in atto un vero e proprio attacco alle nostre aziende in difficoltà mentre le banche non riaprono i rubinetti del credito nonostante gli aiuti pubblici. Il rischio concreto è che migliaia di aziende chiudano i battenti definitivamente».
Nel 2011 in Abruzzo hanno già chiuso 10mila 225 aziende, e il rischio è che entro i primi sei mesi del 2012 – secondo una previsione del Centro studi di Confesercenti Abruzzo – chiuderanno almeno altre 5mila.
«Lo schema di proposta alla quale il governo sta lavorando – sottolinea Enzo Giammarino, direttore regionale di Confesercenti – prevede un grave appesantimento dei costi a carico delle imprese: saranno chiamate a pagare in media 300 euro in più per ogni lavoratore, e questa richiesta colpisce solo ed esclusivamente le aziende di minori dimensioni, senza considerare la difficoltà che le imprese turistiche incontrerebbero nel non poter ricorrere a personale stagionale. Una proposta inaccettabile, perché colpisce una categoria dimensionale che garantisce anche in Abruzzo circa il 70 per cento dell’occupazione e che continua ad esercitare una funzione sociale ed economica determinante. Tutto ciò avviene in un contesto allarmante per le piccole imprese, chiamate a subire una liberalizzazione degli orari commerciali che non ha eguali in Europa e che favorisce solo la grande distribuzione, così come questo attacco frontale da parte del governo rischia solo di favorire il definitivo ingresso dei grandi gruppi internazionali anche nei centri urbani».

Per questa ragione, in occasione della giornata nazionale di mobilitazione delle piccole e medie imprese, Confesercenti chiede agli imprenditori abruzzesi di affiggere una locandina fuori dalle vetrine.