ECONOMIA

A rischio lo stabilimento Menarini de L'Aquila

E' una delle poche aziende floride del territorio

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A rischio lo stabilimento Menarini de L'Aquila
L’AQUILA. L’economia della città rischia un grave colpo: perdere lo stabilimento della Menarini. A dichiararlo è il responsabile Cisl dell’Aquila, Gianfranco Giorgi, che evidenzia come «questa notizia vada ad aggravare un quadro occupazionale e industriale desolante per il territorio aquilano».


L’AQUILA. L’economia della città rischia un grave colpo: perdere lo stabilimento della Menarini.
A dichiararlo è il responsabile Cisl dell’Aquila, Gianfranco Giorgi, che evidenzia come «questa notizia vada ad aggravare un quadro occupazionale e industriale desolante per il territorio aquilano».
La società dopo il sisma del 6 aprile 2009 è riuscita a riaprire i battenti del sito a tempi record. Già nel 2008 la casa farmaceutica aveva rinnovato l’accordo con l’altra ditta del farmaco, la Dompè, per la realizzazione di uno dei poli farmaceutici più grandi dello stivale proprio nel capoluogo di regione. Un accordo di vecchia data, partito nel 1993 grazie al quale la Menarini ha utilizzato lo stabilimento aquilano della Dompè.
Risulta «gravissimo», sottolinea Giorgi, «il quadro prospettato dal direttore generale del gruppo Menarini, Carlo Colombini, in relazione al decreto Monti e alle nuove prescrizioni dei farmaci generici, che farebbero perdere allo stabilimento aquilano il 70 per cento della produzione, relativa a farmaci con brevetto scaduto, che non possono essere prodotti da aziende farmaceutiche diverse da quella che ha depositato il brevetto». Il farmaceutico è uno dei settori portanti del mercato locale, che garantisce il mantenimento di centinaia di posti di lavoro, e che doveva essere supportato e guidato nella crescita.
Sono circa 1.100 gli addetti e 1.250 operatori nell’indotto. Nella sola provincia de L’Aquila gli addetti rappresentano il 31% dell’intero settore manifatturiero. Le dichiarazioni allarmistiche del manager della Menarini, sulla scorta di quanto stabilito dal Governo, fanno temere, invece, pesanti ripercussioni per lo stabilimento aquilano, che con la perdita del 70 per cento della produzione rischia la chiusura.

Per la Cisl la situazione «è al limite» e gli enti locali devono prenderne atto. La città dell’Aquila «sta sprofondando e continua a perdere pezzi e occupazione». Il Gruppo Menarini, che ha cinque stabilenti produttivi in Italia e circa 120 addetti, insieme alla Dompé e alla Sanofi Aventis rappresenta l’unico comparto solido, che ha retto bene anche dopo il terremoto. In più occasioni queste società hanno parlato di ampliamenti e investimenti sul territorio, che, evidenzia Giorgi, «contribuirebbero a salvaguardare i livelli occupazionali e a creare prospettive di crescita».
«Invitiamo la Menarini a compiere uno sforzo perché il patrimonio farmaceutico dell’Aquila non vada disperso, considerando la penosa situazione in cui versa il comprensorio e le enormi difficoltà economiche. Infine», conclude Giorgi, «un richiamo ai nostri politici a non pensare solo alla campagna elettorale, ma a salvaguardare, con uno sforzo maggiore, gli interessi della nostra comunità».
In un articolo dei mesi scorsi dell’Espresso (firmato Lirio Abate) la Menarini era stata inserita in una inchiesta della procura di Firenze in cui si ipotizza una truffa ai danni dello Stato per 860 milioni di euro.