Imprese a Chieti, nel 2010 morte 2.835 attività

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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CHIETI. Le imprese teatine hanno tenuto: secondo l'analisi di Unioncamere nel corso del 2010 sono nate 2.860 nuove attività mentre quelle che hanno cessato l’attività sono 2.835 (al netto della cancellazioni d’ufficio).

Il saldo è dunque positivo per 25 unità, valore che porta a 47.594 lo stock delle imprese complessivamente registrate presso il Registro imprese della Camera di Commercio di Chieti. Il bilancio tra nuove iscrizioni e cessazioni si traduce in un modesto tasso di crescita (+0,05%), inferiore a quanto registrato a livello regionale (+1,47%) e nazionale (+1,19%).

Il settore agricolo è quello che nel corso del 2010 ha segnato la più netta riduzione delle unità produttive (-588 il saldo tra iscrizioni e cessazioni, in termini relativi –3,7%), seguito da quello commerciale (-98 unità, -1%) e da quello manifatturiero (-86 unità, -2%).

Tra le attività dei servizi, si rileva l’andamento negativo delle attività di trasporto e magazzinaggio (-30 unità, -3,2%) e di quelle finanziarie e assicurative (-21 unità, -2,9%). 

Di segno positivo è invece il risultato del settore delle costruzioni che chiude il 2010 con un saldo positivo di 11 unità, pari ad un tasso di crescita del +0,2%.

Si rileva, inoltre, che la maggior parte del saldo nati-mortalità (+852 unità) è determinata dal settore delle imprese non classificate, cioè quelle per le quali non è stata ancora dichiarata l’attività prevalente.

L’andamento dell’artigianato, settore trasversale a tutti gli altri comparti e che rappresenta il 21,5% del totale delle imprese, registra un calo dello 0,6% (-58 unità).  

Passando all’esame della composizione del tessuto economico provinciale si rileva che i settori predominanti sono l’agricoltura, caccia e silvicoltura, che racchiude il 32,2% delle imprese, il commercio all'ingrosso e al dettaglio, riparazioni autoveicoli e motocicli (20,7%), le costruzioni (12,1%) ed il manifatturiero (9,1%). Più contenuta invece, rispetto al totale delle imprese registrate, la presenza di imprese operanti nei servizi di alloggio e ristorazione (5,3%), noleggio, agenzie di viaggio, servizi supporto alle imprese (2,1%), attività professionali, scientifiche e tecniche (1,8%) e attività finanziarie e assicurative (1,5 %).

LE FORME GIURIDICHE

L’analisi dei dati dal punto di vista della forma giuridica fa emergere quello che ormai è un fenomeno di lungo periodo in virtù del quale il tessuto imprenditoriale locale si va progressivamente rimodellando su forme di impresa più articolate e adatte a competere sui nuovi mercati.

Si assiste, infatti, alla costante crescita delle imprese che scelgono la forma delle società di capitale: +299 il saldo nei dodici mesi dello scorso anno, pari ad un tasso di crescita del +4,6% (+3,9% il dato nazionale). Contestualmente continua l’indebolimento delle ditte individuali che chiudono l’anno con un bilancio negativo, perdendo 298 imprese (-0,9%).

La conseguenza di tali dinamiche è che il contributo delle ditte individuali allo stock complessivo delle imprese si è ulteriormente ridotto, passando dal 78,3% del 2000 all’attuale 70 % (56,2% il dato nazionale). Le società di capitali, al contrario, sono passate da un’incidenza del 7% sul totale delle imprese all’attuale 14,4%. 

«La tenuta del tessuto provinciale in un periodo difficile per l’economia – commenta il presidente della Camera di Commercio di Chieti Silvio Di Lorenzo – dimostra una certa maturità del sistema imprenditoriale locale, che ha risentito della crisi soprattutto a livello di grandi imprese più influenzate da dinamiche internazionali. Riguardo ai singoli settori – continua Di Lorenzo – non deve apparire preoccupante il trend decennale negativo dell’agricoltura, se pensiamo alla necessità della ristrutturazione del settore composto da piccolissime aziende spesso alle prese con il passaggio generazionale, che devono confrontarsi con le nuove normative europee e soprattutto con una ridotta redditività e con la maggiore competitività sui mercati. Lo stesso dicasi per il settore commerciale, una tendenza che vogliamo invertire con i progetti di marketing urbani nei centri storici che abbiamo avviato lo scorso anno».

24/03/2011 9.07