«Anomalie sulla Riforma Tributaria», Federcontribuenti lancia proposte a Tremonti

Alessandro Biancardi

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ROMA. «In Italia il contribuente non dispone di una seria tutela giurisdizionale innanzi alle Commissioni Tributarie e il contenzioso tributario presenta delle carenze in ordine all’indipendenza dell’organo giudicante».

E' la denuncia fatta da Federcontribuenti: secondo l'associazione questa carenza, «sommata al pesante carico fiscale praticato dallo Stato, ad una mancata politica improntata sul rilancio dell'economia, ai sistemi barbari applicati da Equitalia e all'appena votata norma salva banche e anatocismo, stanno, destabilizzando, gli italiani, sempre più messi con le spalle al muro». Ma il governo sta lavorando in queste settimane alla riforma tributaria insieme con sindacati e imprese.

«Vogliono ridurre la possibilità, per i contribuenti, di difendersi in commissione tributaria eliminando un grado di giudizio», denuncia Federcontribuenti. Ma reperire notizie è difficile, come afferma Finocchiaro, presidente dell'associazione: «il cittadino non è raggiunto dalle informazioni che lo colpiscono direttamente. L'argomento non piace alle redazioni, evidentemente non fa la tiratura del caso Ruby. Eppure la riforma tributaria renderà ancora più debole la posizione del contribuente davanti ai colossi delle pubbliche amministrazioni».

Cosa succede se il contribuente è chiamato a pagare una imposta ingiusta? Si apre un contenzioso tributario con il diritto da parte del contribuente a presentare ricorso entro sessanta giorni. Le cifre sono da capogiro: «seicentomila cause pendenti nel primo grado», svela Federcontribuenti, «nelle sole commissioni tributarie provinciali; 110mila nel secondo grado affidato alle commissioni regionali. Tempi medi dei processi otto anni, per i tre gradi di giudizio, fino all'imbuto della Cassazione».

Lo stesso Gianni Marongiu, professore di diritto tributario nonché ideatore dello Statuto del contribuente, dichiara: «Sapevo del progetto di riduzione dei gradi della giustizia tributaria a uno solo con l'inserimento di un filtro amministrativo ma sono contrario a questo tipo di proposta per diverse ragioni. Innanzitutto, se venisse introdotto, non ci sarebbe più l'obbligo della difesa tecnica. E le parti sarebbero sbilanciate: un contribuente, magari inesperto, si troverebbe di fronte a una burocrazia super preparata».
Un altro punto della riforma «controproducente e illogico», secondo l'associazione dei contribuenti, è l'estromissione dei giudici "laici" dalla prassi del contenzioso tributario: «in questo modo tutti quegli esperti, seppur non togati, ma pieni dell'esperienza fatta sul campo dei contenziosi tributari, come la contabilità e la ragionieristica di tassazione e di reddito di impresa saranno espulsi dalle commissioni. Insomma la nuova riforma ideata da Tremonti prevede la riduzione dei gradi di giudizio dagli attuali tre a due; l'utilizzo nel processo tributario di soli giudici togati, senza aver provveduto a specializzarne di nuovi».

LA CONTROPROPOSTA

La controproposta ideata dalla Federcontribuenti sul Giusto Processo Tributario: prima di tutto rendere imparziali le commissioni tributarie. Quindi, ribadisce Finocchiaro, la
riforma deve avvenire ma in questo modo: l’istituzione di un ruolo di giudici tributari togati attraverso concorsi pubblici con conseguente riduzione dell’utilizzo dei giudici onorari tributari e l’inquadramento organico delle Commissioni Tributarie all’interno del Ministero di Grazia e Giustizia, con il distacco definitivo da qualsiasi tipo di rapporto con il Ministero delle Finanze; l’obbligo di condannare sempre alla spese di giudizio il soccombente, con la possibilità di compensare le spese solo ed unicamente in caso di soccombenza reciproca delle parti; l’obbligo di fissare l’udienza di trattazione del merito anche in caso di diniego della istanza cautelare e non oltre un anno dalla medesima pronuncia. « In questo modo - conclude la Federcontribuenti - porremmo in difesa sia la credibilità dello Stato italiano, sia il diritto del contribuente di beneficiare di un trattamento equo ed imparziale. Anche per questo, assieme al decreto salva banche, contro la pratica dell'anatocismo e contro il sistema Equitalia, il 16 aprile, scenderemo in piazza a Roma assieme ai cittadini italiani».

08/03/2011 11.55