Indice di deprivazione, Abruzzo regione medio-ricca

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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ABRUZZO. Come se la cava l’Abruzzo rispetto a fattori socio-demografici quali il livello d’istruzione, la disoccupazione, la mancata proprietà della casa, la densità abitativa e la presenza di famiglie monogenitoriali con figli?

Per rispondere a queste domande bisogna utilizzare uno strumento, chiamato “indice di deprivazione” italiano, e valutare il suo impatto sulla società.

Un’analisi che è stata al centro di un convegno che si è tenuto a Pescara presso la sede della Agenzia sanitaria regionale. Ad introdurre i lavori è stato il dottor Felice Vitullo (Asr) che ha illustrato le tematiche generali e poi l'applicazione dell'indice di deprivazione nella nostra Regione.

L'Id viene utilizzato per confrontare le condizioni di svantaggio socioeconomico comunale in analisi su scala nazionale. Sono cinque gli indicatori che sono stati utilizzati per costruire l'indice di deprivazione e per misurare le dimensioni del fenomeno: percentuale di basso livello di istruzione, disoccupazione, mancata proprietà della casa, densità abitativa (affollamento), famiglie monogenitoriali con figli.

Dallo studio condotto in collaborazione con l'Istat, l'Abruzzo si colloca in una buona posizione ; è nona a livello nazionale (posizione medio/ricca) dopo le regioni ricche del Nord e del Centro. Il medio/basso indice di deprivazione della nostra regione è determinato soprattutto dalla più bassa percentuale di case in affitto (13,6% a fronte di un dato nazionale del 19,7%). L'unica variabile in lieve eccesso, invece, è la bassa istruzione (38,2% rispetto al dato nazionale del 36,5%).

L'Id comunale medio regionale si correla con la mortalità: all'aumentare dell'Id cresce il rischio di morte. L'Abruzzo, però, fa registrare la più bassa percentuale di mortalità dopo Marche e Umbria. Pertanto la favorevole posizione socioeconomica (nona posizione) è associata in questo caso ad una bassa mortalità (terza posizione).

Rispetto alle diverse città abruzzesi, l’Id varia da -5,41 a +9,47. I comuni d’Abruzzo sono raggruppati in gruppi (quintili: 20% di popolazione): molto ricco (Q1), ricco (Q2), medio (Q3), deprivato (Q4), molto deprivato (Q5).

Su 305 comuni della regione, 85 sono nei Q deprivati (28%; 502.327 abitanti: 40% della popolazione 9 nove grandi città). Fra i 220 comuni medio/ricchi si registrano grandi centri e comuni medio/piccoli. Rispetto all’indice di invecchiamento, che classifica “ricche” le 15 grandi città con popolazione più giovane, l’Id è meno influenzato dalla dimensione ed invecchiamento del Comune; infatti, 7 città risultano più svantaggiate per bassa istruzione, disoccupazione, casa in affitto, difficoltà abitative, di reddito e familiari/sociali.

A partire da questa analisi, l’Id deve essere validato ed integrato con altri indicatori peculiari dei territori d’Abruzzo, al fine di valutarne l’associazione con i rischi di malattia e con i carichi economico-assistenziali (al netto delle inappropriatezze).

 01/03/2011 10.51