L’industria manifatturiera abruzzese produce di più ma assume di meno

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Dati che fanno ben sperare quelli del Cresa sull’industria manifatturiera: produzione +17,7%, fatturato +19%, occupazione -1,4%

INDUSTRIA MANIFATTURIERAABRUZZO. Dati che fanno ben sperare quelli del Cresa sull’industria manifatturiera: produzione +17,7%, fatturato +19%, occupazione -1,4%

 L’indagine Congiuntura Economica Abruzzese del Cresa relativa al secondo trimestre 2010 ha coinvolto un campione di 368 imprese manifatturiere con almeno 10 addetti operanti nella regione. I dati confermano il miglioramento graduale del quadro congiunturale dell’industria manifatturiera abruzzese già in parte rilevato nel trimestre precedente.

Nel periodo aprile-giugno 2010 la produzione industriale ha registrato una crescita di quasi il 18% su base annua (6,4% rispetto al I trimestre dell’anno in corso). Cresce significativamente il fatturato complessivo in termini tendenziali (19,1%) e si espande in maniera più intensa quello estero (27,3%).

Il recupero degli ordini è consistente sia sul versante interno (+16,3%) ma ancor più su quello estero (+41,4%). Il grado di utilizzo degli impianti è ancora relativamente basso e i prezzi di vendita sono rimasti invariati segno, probabilmente, della volontà di riconquistare e/o allargare spazi di mercato anche attraverso una maggiore convenienza delle merci. Le criticità rispetto ai livelli occupazionali, segnalate nel precedente numero della congiuntura, sono confermate e le rare eccezioni sono troppo tenui e sporadiche per essere interpretate come il definitivo cambiamento di questa tendenza.

Le previsioni degli imprenditori abruzzesi per i 6 mesi successivi alla rilevazione sono, in media, stazionarie e con sensibili differenziazioni settoriali.

 LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE. Le aziende di minori dimensioni hanno mostrato una certa vitalità in termini tendenziali (+3,6) anche se inferiore alla media regionale (+18%). Le principali variabili considerate (produzione, fatturato, ordinativi) hanno ripreso a crescere a ritmi abbastanza sostenuti in controtendenza rispetto alle perdite che ancora si registravano nei primi mesi dell’anno in corso. Il dato occupazionale resta negativo e le indicazioni raccolte presso gli imprenditori non hanno messo in evidenza mutamenti di questa tendenza per i prossimi sei mesi.

 LE GRANDI IMPRESE. Le imprese di maggiori dimensioni (oltre 250 addetti) hanno consolidato i risultati positivi registrati nel primo trimestre di quest’anno. I livelli produttivi risultano accresciuti di oltre il 50% in termini tendenziali e in misura circa pari anche il fatturato. Gli ordini dall’estero hanno fatto registrare una crescita del 65% ma anche il mercato interno ha mostrato un certo dinamismo. La dinamica occupazionale è risultata sostanzialmente stazionaria rispetto ai primi tre mesi dell’anno. Le imprese più dinamiche sono state quelle che in maniera più massiccia hanno fatto ricorso alla cassa integrazione (in misura superiore al 60%). Le previsioni sulla produzione per i prossimi mesi sono positive anche se ciò stenterà a tradursi, probabilmente, in un incremento dei livelli occupazionali.

 I SETTORI.

Alimentare bevande e tabacco: rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente nel secondo trimestre del 2010 le industrie alimentari abruzzesi sono apparse sostanzialmente stabili dal punto di vista produttivo. Quello alimentare è l’unico comparto in cui l’occupazione risulta in aumento anche sotto il profilo delle aspettative degli operatori.

Tessile, abbigliamento e calzature: le lavorazioni tradizionali sembrano gradualmente riemergere dalla pesante crisi che ha caratterizzato il 2009. Il ritmo della ripresa è significativo anche se inferiore a quello dei principali settori di specializzazione della regione. L’espansione della componente del fatturato legata alle vendite estere si è rivelata più contenuta rispetto a quella interna ma la robusta crescita degli ordini dall’estero farebbe pensare ad una prossima inversione dei ruoli. L’occupazione risulta in netta flessione in particolare con riferimento ai livelli del corrispondente periodo dell’anno scorso.

Legno e mobili: fatta eccezione per gli ordinativi dall’estero tutte le principali grandezze esaminate contribuiscono a tracciare un quadro sostanzialmente positivo. La produzione ha fatto registrare un incremento del 4% circa sia sua base annua che trimestrale.

Lavorazione di minerali non metalliferi: i principali indicatori analizzati sono positivi eccetto la leggera flessione del fatturato e degli ordini esteri. La maggior parte delle aziende ha dichiarato cedimenti consistenti dell’occupazione senza ipotesi di miglioramento nel corso dei prossimi mesi.  

Metalmeccanica: ha mostrato una certa ripresa anche se i risultati sono in genere inferiori a quelli medi regionali. L’espansione della produzione è stata piuttosto tenue, poco più dell’1% sia su base annua che trimestrale. La buona dinamica degli ordini dall’estero servirà a garantire livelli produttivi soddisfacenti anche per i prossimi mesi. Le aspettative sull’andamento dei prossimi mesi sotto il profilo produttivo sembrano ispirate ad un certo ottimismo senza tuttavia interessare i livelli occupazionali.

Elettromeccanica ed elettronica: la produzione è cresciuta di oltre un quarto sia in termini congiunturali che su base annua. Le vendite estere hanno fatto registrare un’espansione davvero consistente (50% rispetto al primo trimestre dell’anno in corso) e sembrerebbero destinate ad incrementare ulteriormente considerando che il livello degli ordini esteri è più raddoppiato rispetto allo stesso periodo del 2009.

Rispetto al secondo trimestre del 2009 la produzione del comparto è aumentata del 76% (13% in termini congiunturali). Tale ripresa è collegata soprattutto alla buon performance delle vendite estere che sono più che raddoppiate.

Chimico-farmaceutico: produzione, fatturato ed ordini hanno fatto registrare una dinamica abbastanza sostenuta anche se inferiori alla media della regione. La situazione occupazionale appare, come in altri casi, pesantemente negativa e viene confermata dalle aspettative degli operatori intervistati.

 IL TERRITORIO. «Se, come era prevedibile, il prezzo più elevato della crisi finanziaria internazionale è stato pagato dalla provincia di Chieti», si legge nella ricerca del Cresa, «quest’ultima risulta, parimenti, la provincia con le più elevate potenzialità di ripresa. I risultati del secondo trimestre 2010 in parte lo confermano. In termini tendenziali la produzione delle aziende chietine ha mostrato una crescita del 32% su base annua e del 7% circa rispetto al primo trimestre dell’anno in corso. Su base trimestrale anche le aziende aquilane si sono tenute al di sopra della media regionale ma il ritorno ai livelli produttivi ante crisi è relativamente più lento. Pescara e Teramo mostrano indicatori inferiori alla media della regione. Va tuttavia sottolineato un fatto: sembrerebbe infatti che la risposta che i mercati internazionali hanno sollecitato è stata raccolta piuttosto tempestivamente dagli imprenditori teramani. In nessuna provincia i segnali di ripresa riescono a tradursi in crescita occupazionale».

 

10/09/2010 12.14