Gli orafi: chi compra oro e preziosi ha diritto alla riservatezza

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Comprare un diamante, un anello prezioso o una pietra rara e rimanere ‘anonimi’.

Da maggio in poi non sarà più possibile a causa delle nuove disposizioni in materia fiscale che impongono ai commercianti di trasmettere gli estremi fiscali di chi acquista beni di importo superiore ai 3.600 euro.

Una novità che non è stata accolta positivamente da alcune categorie, tra cui quella degli orafi.

«Chi fa acquisti importanti - sottolinea Giuseppe Aquilino, presidente nazionale della Federdettaglianti Orafi/Confcommercio - spesso desidera la massima riservatezza, un desiderio che non ha motivazioni di carattere fiscale. Se non la trova da noi, questa riservatezza, andrà a cercarla altrove».

L’allarme, dunque, è il ricorso a vie illegali. Se un cliente non può trovare la riservatezza che cerca nei negozi autorizzati, andrà a rifornirsi ai venditori non in regola.

«C’è il rischio concreto – sottolinea al proposito Aquilino - che, per il doveroso contrasto all’illegalità, si possano incentivare comportamenti scorretti da parte dei consumatori finali e ciò finisca per provocare sensibili contrazioni del fatturato proprio agli esercizi italiani in regola».

La novità legislativa sarà introdotta dal 1 maggio prossimo e riguarda la parte relativa alle vendite a privati; entreranno in vigore le disposizioni che impongono di trasmettere entro il 30 aprile dell’anno successivo gli estremi fiscali di chi effettua acquisti d’importo pari o superiore a 3.600 euro.

«La categoria che rappresento - precisa Aquilino - è perfettamente consapevole della necessità di una sempre maggiore efficacia del fisco ed è disponibilissima a fare la sua parte ma ha forti difficoltà ad accettare ruoli di controllo che dovrebbero competere esclusivamente alla mano pubblica. Del resto, l’identificazione del cliente avviene già quando i pagamenti sono effettuati con carte di credito, assegni e via dicendo o quando si acquista con il credito al consumo, per cui sembrerebbe logico – conclude il presidente di Federdettaglianti - non applicare la nuova normativa quantomeno a questi sistemi di pagamento».

Secondo l’associazione di categoria, infine, è auspicabile e possibile che l’entrata in vigore del nuovo adempimento, per la parte relativa alle vendite al consumatore, venga rinviata per consentire una più approfondita valutazione delle conseguenze.

09/02/2011 10.50