Stipendi ‘da fame’, proposta di legge a sostegno dei redditi minimi

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Oltre 15 milioni di lavoratori dipendenti, privati e pubblici, guadagnano meno di 1.300 euro netti mensili, e circa 7 milioni ne guadagnano meno di 1.000.

Numeri che preoccupano ma che contemporaneamente fanno riflettere rispetto alla necessità di attivare iniziative a sostegno dei redditi di lavoro dipendente.

 A questo scopo è stata elaborata una proposta di legge di iniziativa popolare dal titolo “Disegno di legge a sostegno dei redditi da lavoro dipendente e dei consumi”, depositata in Cassazione dall’Unione sindacale di base alla vigilia della proclamazione dello sciopero generale incentrato sui temi della crisi, del reddito e dei diritti.

 L’iniziativa intendere fornire uno strumento legislativo efficace in risposta alla allarmante sperequazione economica e fiscale ormai consolidata nel nostro Paese.

 Le linee guida della proposta di legge sono: alleggerimento della pressione fiscale sul lavoro dipendente ed elevazione della tassazione dei redditi da capitale; sostegno al reddito da lavoro dipendente attraverso specifici fondi; sostegno agli incapienti; attivazione di meccanismi di partecipazione diretta dei cittadini nella lotta all’evasione fiscale; potenziamento delle misure antiriciclaggio.

 La proposta di legge è strutturata in sei articoli, in cui alle misure più strettamente fiscali si aggiungono quelle retributive: una franchigia di 10.000 euro per i redditi fino a 35.000; detraibilità delle spese sostenute per l’acquisto di automezzi, trasporti pubblici, servizi di telefonia e internet, per la cultura (libri, cinema, mostre) l’educazione dei figli, la cura della salute; ma anche stabilizzazione della struttura salariale, con introduzione della 14° mensilità per quei contratti che ne sono privi, l’abrogazione della “tassa sulla malattia” e l’istituzione di un Fondo nazionale a sostegno del reddito e dei consumi e di Fondi regionali per i servizi sociali.

 Bankitalia attesta che fra il 2002 e il 2010 le famiglie di lavoratori dipendenti hanno perso mediamente oltre 3.000 euro, mentre quelle con a capo un imprenditore o un libero professionista hanno guadagnato poco meno di 6.000 euro. Al contempo, è proprio dai lavoratori dipendenti che proviene il grosso del gettito fiscale, mentre l’evasione produce un buco sul saldo di bilancio stimato in circa 120 miliardi di euro annui.

 Secondo l’Unione sindacale di base, in un quadro di crisi economica, dove l’intervento dei governi è stato esclusivamente finalizzato al sostegno delle banche e del sistema finanziario, un reale sostegno al reddito dei lavoratori dipendenti, dei precari, dei disoccupati, risulterebbe non solo una prima doverosa misura per una maggiore giustizia sociale, ma potrebbe attivare un “circolo virtuoso” per la ripresa dei consumi e dunque per rilanciare l’economia e contrastare la crisi.

 Le risorse finanziare per l’attuazione della legge dovranno essere reperite non dalla fiscalità generale, ma dalla tassazione dei capitali, con aliquota al 30%, e dall’inasprimento della lotta all’evasione fiscale, incrementata anche dalla detraibilità delle spese.

 Dal 1 marzo USB avvierà la raccolta delle firme in tutto il territorio nazionale.

 03/02/2011 10.02