Asili nido, Bolzano la più cara, Catanzaro la più economica

Alessandro Biancardi

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ROMA. Il caro-scuola comincia dall'asilo, anzi dal nido.

Quest'anno mandare il proprio figlio alla scuola dell'infanzia costerà in media a mamme e papà 327 euro al mese (3.270 euro l'anno), il 10,2% del budget netto familiare. In particolare per la frequenza di un asilo nido comunale si spendono in media 256 euro mensili che equivalgono all'8% del reddito familiare, mentre per le mense scolastiche nelle scuole materne ed elementari la retta mensile è in media di 71 euro equivalenti al 2,2% del reddito disponibile.

Ad affermarlo è Guglielmo Loy, segretario confederale della Uil, sulla scorta dei dati che scaturiscono dalla VI Indagine sui costi della scuola per l'infanzia nelle 21 Città Capoluogo di Regione. L'indagine ha preso a campione una famiglia con circa 36.000 euro di stipendio pari ad un reddito Isee (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) di 17.812, composta da due lavoratori dipendenti, con due figli a carico. Ovviamente, i costi variano sensibilmente da città a città, anche in relazione ai servizi offerti. Dai dati elaborati spicca Bolzano dove frequentare le scuole dell'infanzia costa mediamente 480 euro mensili (399 euro per gli asili nido e 81 euro per la mensa scolastica nelle scuole materne ed elementari). A Genova per frequentare le scuole dell'infanzia si spendono 453 euro al mese (386 per gli asili nido e 67 per la mensa scolastica), ad Aosta 424 (354 e 70), a Firenze 419 (338 e 81), a Torino 416 (319 e 97). Più fortunati a Catanzaro dove frequentare la scuola dell'infanzia costa mediamente 138 euro mensili (108 euro per gli asili nido e 30 euro per refezione scolastica). A Napoli si spendono 150 euro (100 per gli asili nido e 50 per la refezione scolastica), a Roma 199 (156 e 43), a Cagliari 224 (154 e 70), a Bari 258 (216 e 42).

«Ma oltre alla problematica legata alle alte tariffe - commenta Loy - esiste anche un problema legato all'accesso negli asili nido - l'Italia è molto lontana dagli standard europei del 33% di bambini negli asili nido - e al tempo pieno nelle scuole materne ed elementari. Tra l'altro, questo problema - prosegue - ha pesanti ripercussioni, dirette e indirette, sull'occupazione in generale e, in particolare di quella femminile. C'é bisogno quindi - conclude Loy - oltre che di un forte contenimento delle rette, di soddisfare le richieste delle tante famiglie di usufruire dei servizi delle scuole dell'infanzia, che devono essere considerati non più come un servizio, bensì come un 'diritto dei cittadini' sia grandi sia piccini". Il sindacalista ammette che c'é, anche, un problema di quantità e qualità del servizio e che, quindi, le classifiche dei Comuni possono apparire incomplete, ma», spiega, «la nostra intenzione è quella di porre alle istituzioni, locali e nazionali, un tema: il reddito dei lavoratori dipendenti e la possibilità di garantire, anche, l'accesso a un servizio essenziale come la scuola dell'infanzia pubblica».

 

09/09/2010 9.16