Agricoltori "energetici": meglio impianti fotovoltaici che coltivare la terra. L’allarme di Coldiretti

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. Si sta diffondendo sempre più capillarmente nel comprensorio aquilano la tendenza delle aziende agricole ad affittare ampie aree rurali per l’installazione di impianti fotovoltaici.

In tutta la provincia, infatti, secondo i dati della GSE aggiornati a gennaio di quest’anno, gli impianti in esercizio ai sensi del Conto Energia, ammontano a 755 per una potenza di 13.425 kw e un’ampia fetta di questi - fa notare Coldiretti L’Aquila - riguarda impianti non integrati, ovvero installati a terra.

Soprattutto a seguito della sfavorevole congiuntura economica che si è ripercossa inevitabilmente anche nel comparto agricolo, questa scelta rappresenterebbe un’opportunità di sviluppo imprenditoriale e di risparmio sui costi produttivi.

Tuttavia, sostiene Coldiretti L’Aquila preoccupata per eventuali usi impropri dei terreni fertili, non sono da sottovalutare i rischi legati all’installazione di impianti di potenza superiore a 250/300 kw legati sia a eventuali speculazioni sia alla deturpazione del paesaggio.

Benvengano dunque gli impianti fotovoltaici di medio-piccole dimensioni connessi alle attività agricole, ma occorre sensibilizzare le Istituzioni affinché siano adottate le giuste misure normative nell’ambito di una pianificazione che integri la diffusione del fotovoltaico con la valutazione delle aree ad esso destinate, salvaguardandone la compatibilità con il sistema produttivo locale.

«Siamo favorevoli all’installazione dei pannelli fotovoltaici a terra, soprattutto quando questi producono reddito per l’impresa agricola come attività connessa a quella primaria. Soprattutto nella Valle Peligna e nella zona di Avezzano questa pratica si sta diffondendo a macchia d’olio e se ciò da un lato rappresenta una soluzione all’esigenza di salvaguardia ambientale e un’opportunità di sviluppo imprenditoriale agricolo – sostiene Raffaello Betti, direttore della Coldiretti L’Aquila –, dall’altro fa riflettere sul fatto che gli investitori spesso provengono da oltre confine, mentre gli impianti dovrebbero essere gestiti dalle stesse imprese agricole locali».

La Federazione ricorda infine che l’accesso agli incentivi statali, trascorso un anno dall’entrata in vigore del decreto legislativo sulle fonti rinnovabili approvato dall’ultimo Consiglio dei Ministri, è consentito a condizione che la potenza nominale dell’impianto non sia superiore a 1 megawatt, che il rapporto tra potenza nominale dell’impianto e la superficie del terreno nella disponibilità del proponente non sia superiore a 50 kilowatt per ogni ettaro di terreno.

22/01/2011 13.04