Abruzzo: 45mila disoccupati, +4mila rispetto al 2009

Alessandro Biancardi

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 ABRUZZO. A settembre 2010 in Abruzzo si sono registrati più di 45mila disoccupati. Rispetto a giugno il calo è stato del 10% ma su base annua (rispetto a settembre 2009) abbiamo un incremento del 9%, cioè 4 mila unità in più.

 Il tasso di disoccupazione ha raggiunto a settembre l’8,4% (come l’Italia), meno del 9,6% dell’UE a 27 paesi e meno del 10% dell’Area Euro.
Sono i dati che emergono da una ricerca del Cresa che spiega come questa comparazione sulla disoccupazione, che sembrerebbe collocarci in posizioni relativamente migliori, non deve farci da velo rispetto a vincoli strutturali che negli ultimi mesi si stanno acutizzando: il tasso di inattività, la situazione occupazionale delle donne e quella dei giovani (15-24 anni). Secondo il Centro Regionale di Studi e Ricerche Economico Sociali la crisi internazionale si è abbattuta su mercati del lavoro molto differenziati. Il tasso di inattività è, a settembre 2010 del 39,4%, in crescita di 0,5 punti percentuali rispetto a quello del terzo trimestre 2009 (la media europea è dieci punti più bassa).
Tra le donne l’inattività arriva al 50% con uno scarto rispetto alla media UE27 di 15 punti percentuali. Nel 2007, prima della crisi, si legge sempre nella nota del Cresa, l’Abruzzo mostrava un tasso di occupazione di 8 punti percentuali inferiore alla media UE con una differenza di circa 15 punti percentuali per le donne e di oltre 14 punti nei giovani compresi tra i 15 e i 24 anni. Divari di queste dimensioni sussistevano anche per i tassi di inattività, come rappresentato in tabella. L’Abruzzo, sotto questo profilo, è in posizione leggermente migliore rispetto alle altre regioni del Mezzogiorno ma ciò non toglie che è nel confronto internazionale il vero nodo. Anche nel momento in cui, passato l’annus horribilis del 2009, i livelli produttivi sono migliorati e dagli ordinativi industriali si può trarre qualche nota di incoraggiamento per il futuro, queste disparità conservano tutta la loro importanza. «Considerati i vincoli di finanza pubblica», dice il Cresa, «ciò rende stringente la necessità di inserire nell’attualità del dibattito pubblico i temi dell’istruzione, in particolare della sua qualità, della formazione e delle competenze (delle forze di lavoro e di quelle imprenditoriali) come strumenti strategici per avviare un riavvicinamento agli standard dei nostri principali competitori europei». 21/01/2011 16.12