Economia Abruzzo, Uil: «svolta mancata del 2010»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

1276

ABRUZZO. Un anno negativo quello che sta per chiudersi, secondo l'analisi della Uil.

«Il 2010 non è stato l’anno di svolta che speravamo». Roberto Campo, segretario regionale della Uil analizza così i dodici mesi che stanno per chiudersi e spiega: «la regione è stata costretta sulla difensiva dal peso negativo di un passato che non passa; dalle scelte del Governo, che tuttora mantiene il blocco delle risorse nazionali per lo sviluppo dell’Abruzzo (incluso il Master Plan del Decreto Terremoto), chiede solo ulteriori tagli alla spesa e prepara un Federalismo preoccupante; dal concentrarsi del presidente della Giunta Regionale sui propri compiti di commissario a scapito del ruolo politico».

L’azione unitaria delle parti sociali, sindacati e imprenditori, si è intensificata da ottobre in avanti, con l’obiettivo di favorire l’apertura di una stagione di investimenti e  riforme che affianchi il risanamento e punti alla ripresa della crescita. Il punto di partenza è l’incontro con il Governo, da fare il prima possibile.

«Pur rispettando la normale dialettica maggioranza-opposizione», insiste Campo, «è nostra convinzione che l’Abruzzo abbia necessità di una fase di forte unità regionale: per questa ragione abbiamo scelto il Consiglio Regionale  per la nostra manifestazione sul lavoro del 1° dicembre. Il discorso di fine anno del presidente Chiodi non sembra recepire questa esigenza, ci auguriamo che lo faccia in pratica, dando seguito al Consiglio Straordinario sulla crisi del 15 dicembre e con il Patto per lo Sviluppo, che non deve avere una dimensione solo assessorile».

Cosa accadrà nel 2011? «Dovremo evitare di occuparci solo di crisi e risanamento», prosegue il segretario, «ma dobbiamo avere la capacità di mettere all’ordine del giorno anche i temi del rilancio economico-sociale ed occupazionale; dell’investimento in istruzione e formazione; della ritrovata volontà di uscire dal sottosviluppo infrastrutturale di ritorno; delle riforme vere della sanità, delle politiche sociali e del trasporto pubblico locale. Il post-terremoto non deve più essere avulso dall’insieme delle politiche regionali, ma ad esse strettamente interconnesso, riprendendo lo slancio iniziale, con un programma chiaro e condiviso di azioni ed opere da realizzare. Il Federalismo», chiude Campo, «non deve essere atteso passivamente, come una calamità naturale, ma affrontato esplicitando e condividendo strategie ed innovazioni adeguate».

29/12/2010 10.45