Agricoltura provincia di Chieti. Cia:«nel 2010 profonda crisi»

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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CHIETI. Il 2010, nella provincia di Chieti, conferma la profonda crisi del settore. Le imprese sono in pesante difficoltà, l’ennesima annata agraria tutta da dimenticare.

CHIETI. Il 2010, nella provincia di Chieti, conferma la profonda crisi del settore. Le imprese sono in pesante difficoltà, l’ennesima annata agraria tutta da dimenticare.

Se i dati nazionali (su rilevazione Ismea) mostrano un’agricoltura in grave affanno con tutti segni negativi, come: calo della produzione -2%, valore aggiunto – 3%, costi produttivi +3%, calo del reddito degli agricoltori del 6/7%, questi diventano ancora più drammatici quando si passa ad analizzare i dati dell’agricoltura provinciale.

Infatti, l’agricoltura chietina registra dati negativi ancora più pesanti: calo della produzione -5%, calo valore aggiunto -4%, aumento dei costi produttivi + 12% e prezzi all’origine in costante flessione – 8/9% .

Di conseguenza, secondo la Cia, il reddito degli agricoltori dovrebbe subire un nuovo taglio di circa il 9/10 %. Le imprese agricole iscritte al registro imprese della C.C.I.A.A. al 1° gennaio 2010 erano 15.871 e al 18/12/2010 -  15.294, con un calo su base annua del 3,60%. Nel 2005 erano 17.779, di conseguenza il calo di imprese agricole negli ultimi cinque anni si attesterà a – 13,95%.

«La crisi», dice il presidente Cia, Mariano Nozzi, «ha prodotto negli ultimi cinque anni una vera ecatombe di imprese che difficilmente invertirà la tendenza senza un piano di sviluppo complessivo del settore. Allo scopo riteniamo necessaria una riflessione complessiva sul comparto, al fine di individuare linee strategiche condivise per lo sviluppo del settore, per invertire la tendenza negativa e ridare prospettiva alle imprese. Riteniamo che la Provincia debba, in merito, promuovere una conferenza provinciale del settore».       

Il calo produttivo, per la Cia, sarebbe dovuto soprattutto ad una contrazione delle coltivazioni sulla quale ha inciso in modo significativo l’estirpazione di centinaia di ettari a vigneto usufruendo di contributi per l’abbandono e le mancate semine del comparto cerealicolo che a seguito di prezzi di mercato non remunerativi e costi di produzione in costante crescita, hanno scoraggiato la coltivazione.

In difficoltà, anche se meno rispetto allo scorso anno, il fronte dei prezzi praticati in campo. Nel 2009 si registrò una diminuzione media di circa il 14%.

Il 2010 dovrebbe chiudersi con un calo meno vistoso che si attesterà intorno all’8%. Analogo discorso per i costi che nello scorso anno hanno toccato punte in aumento del 18/20%, mentre per il corrente anno si attesteranno intorno al 12%. Sul capitolo costi, inciderà in maniera significativa l’abolizione del “bonus gasolio”, gasolio utilizzato per il riscaldamento delle serre, e il continuo aumento del prezzo dei prodotti petroliferi, dimostrazione ne è che il prezzo del gasolio agricolo in poco più di un anno è aumentato di oltre il 40%.

In un quadro così desolante l’unico dato positivo si trova nell’export dei nostri prodotti che è in crescita, soprattutto quello del vino che nel 1° semestre ha fatto registrare un +16,6%, ma che non sempre si traduce in un reale ritorno economico all’azienda agricola che rimane in costante sofferenza.

 21/12/2010 14.53