Confesercenti:«l’Abruzzo scivola verso Sud»

Alessandro Biancardi

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CHIETI. «Le imprese abruzzesi sono stanche di vedere una classe dirigente che, di fronte ad un preoccupante scivolamento verso sud, preferisce guardare solo pochi indicatori, quando la condizione economica di migliaia di piccole e medie imprese dovrebbe destare più di una preoccupazione».

 Lo ha affermato questo pomeriggio il direttore regionale di Confesercenti Enzo Giammarino, aprendo i lavori della conferenza di chiusura del Pmi Abruzzo Meeting, la due-giorni dedicata all’economia promossa dalla Confesercenti nel Polo regionale dei Servizi a Chieti. La conferenza di chiusura ha visto la partecipazione, oltre che del presidente di Confesercenti Beniamino Orfanelli, dell’economista Nicola Mattoscio, chiamato a fare il punto sullo stato di salute delle piccole e medie imprese abruzzesi, e del vicepresidente della Regione Alfredo Castiglione. I rappresentanti delle categorie commercio, turismo, servizi, artigianato hanno posto direttamente all'assessore le questioni principali.

«Il Dpefr ed i relativi bilanci annuali devono contenere risorse disponibili per i settori produttivi» ha detto Giammarino: «Si pensi anche ad un taglio deciso dei costi delle istituzioni, visto che una Regione indebitata come l’Abruzzo mette in bilancio 132 milioni di euro per il funzionamento di Giunta e Consiglio regionale. L’Abruzzo ha bisogno di un Presidente a tempo pieno: il Presidente Chiodi si avvii verso una progressiva uscita dai ruoli commissariali».

 La Confesercenti abruzzese ha consegnato all’assessore Castiglione un documento nel quale si elencano le priorità delle Pmi per uscire dalla crisi.

«Occorre immettere liquidità nel sistema per consentire la ripresa dei consumi e destinare mezzo punto di Irap alle attività produttive sostenendo per prima cosa la garanzia dell’accesso al credito, che con il suo effetto moltiplicatore può consentire il ritorno, per molte imprese, a disponibilità economiche prosciugate dalla crisi» si legge nel documento, così come «le amministrazioni, di ogni colore, devono archiviare culturalmente e politicamente la brutta pagina nella quale ogni soluzione alla disoccupazione si è chiamata centro commerciale, trasformando l’Abruzzo in un grande incubatori di fondi di magazzino».

 Il turismo, sottolinea Confesercenti, «può diventare la nuova attività primaria della regione ma occorrono, ora, risorse fresche e disponibili, un aeroporto in sviluppo, un sistema di collegamenti ferroviari veloci e marittimi stabili che non tagli la regione», e bisogna dare alle imprese ed ai cittadini dell’Aquila «il diritto ad una ricostruzione rapida, certa, efficiente, cacciando gli affaristi e dando priorità alle imprese locali da coinvolgere nella ricostruzione», e i consorzi industriali «vanno riformati mediante un processo di accorpamento e razionalizzazione, e mettendo in liquidazione quelli in forte deficit di bilancio».

 I CONSUMI: «LA RIPRESA NON E’ ANCORA ARRIVATA»

  Non decollano i consumi degli abruzzesi, mentre fra i commercianti l’avvicinarsi delle feste consente di guardare alle prossime settimane con più fiducia. A ottobre il trend registrato dal Centro studi di Confesercenti Abruzzo conferma la contrazione delle spese alimentari (-0,3 per cento rispetto a settembre, -0,2 per cento rispetto all’ottobre del 2009) per il terzo rilevamento consecutivo: segno che i cambiamenti nei consumi per le famiglie si vanno stabilizzando all’insegna di una generale minore disponibilità alla spesa. Si ferma la caduta dell’abbigliamento (+0,1 per cento rispetto a settembre), e si conferma il buon andamento della cura della persona e del benessere (+1,7). L’avvicinarsi delle feste di fine anno consente alle imprese commerciali di rivedere al rialzo le proprie aspettative. L’Isae rileva infatti un incremento su scala nazionale del clima di fiducia fra le imprese della distribuzione commerciale, che sale da 101,7 a 102,5 punti Isae. Segno, sottolinea il centro studi di Confesercenti, della forza di volontà delle imprese commerciali di resistere alla crisi. Scende invece la fiducia fra le imprese di servizi: 99,5 punti Isae a ottobre (era di 100,4 nel mese di settembre): il settore dei servizi, che ha conosciuto un rapido boom negli anni precedenti, non riesce a trovare la spinta per una ripresa.

Torna infine a salire la fiducia fra gli imprenditori del settore produzione, da 100,1 a 101,6 punti Isae.


01/12/2010 11.56