Come affrontare l’internazionalizzazione delle aziende all’ombra dei nuovi giganti

Alessandro Biancardi

Reporter:

Redazione Pdn

Letture:

1645

PESCARA. La crescita dell’Economia Cinese nello scacchiere internazionale rappresenta una minaccia. Ma va vissuta anche come un’opportunità.

 

L’Unione Industriali della Provincia di Pescara propone percorsi di approfondimento, godendo delle esperienze concrete di coloro che hanno già avviato relazioni stabili ed iniziative strutturate.

La stampa economica specializzata ha diffuso la notizia del sorpasso della Cina sul Giappone nella classifica delle economie mondiali. La Cina sarebbe pertanto divenuta la seconda potenza economica mondiale, preceduta soltanto dagli Stati Uniti, conquistando tale posizione sulla base della crescita registrata dal prodotto interno lordo nazionale nel secondo trimestre del 2010.

Sono tempi difficili per le Pmi italiane, vittime del fuoco incrociato tra Washington e Pechino che giocano la carta della svalutazione delle loro monete e contribuiscono a rafforzare l'euro. Una moneta unica più cara danneggia le esportazioni, ma favorisce le importazioni di materie prime, energia e semilavorati. Un duro colpo, però, se si pensa alla vocazione all'export delle nostre PMI.

«Particolarmente colpiti sono i settori tradizionali del made in Italy», spiegano dall’Unione industriali, «come la meccanica, il tessile, le calzature, l'alimentare e l'arredo. Con un occhio al tasso di cambio e un altro agli obiettivi di fatturato, i "piccoli" si rimboccano le maniche e si ingegnano per difendersi e restare competitivi sul mercato. Ma al di là di soluzioni temporanee la strategia di svolta è l'internazionalizzazione produttiva. Anche perché secondo gli analisti dovremo imparare a convivere con un euro forte (oltre 1,40 sul biglietto verde) almeno fino alla fine del 2011».

Al di là delle soluzioni per tamponare l'emergenza la vera tendenza riguarda la strategia. Se l'export non paga più, sempre più spesso le aziende che possono permetterselo decidono di fare il grande salto e spostare la produzione all'estero per avere un avamposto su quel mercato. In particolare il mercato cinese rappresenta una frontiera molto interessante.

«Per operare in ambito internazionale, la dimensione dell’impresa non è molto rilevante», ricorda Confindustria, «è principalmente una questione di visione strategica, livello qualitativo dell’offerta, competenze ed alleanze (aggregazione di imprese, business partnership, ecc.). Molte PMI sono andate all'estero perché l’imprenditore aveva una visione chiara dell’evoluzione dei trend di mercato e la convinzione di poter sviluppare ulteriormente il proprio business solo in campo internazionale, operando in nuovi mercati. Queste PMI sono cresciute prima in competitività e poi in dimensione».

E’ ovvio che per operare con successo su mercati internazionali complessi come quello cinese, è necessario che l’impresa abbia le competenze necessarie o se le procuri in tempo: l’alternativa è tra l’assumere nuovi collaboratori competenti, potenziando la struttura, o lo sviluppare collaborazioni esterne (soc. di servizi, consulenti freelance, ecc.).Molte le soluzioni, difficili le scelte. 

L’Unione Industriali della Provincia di Pescara, in collaborazione con West East Corporation, organizza un workshop sulle concrete opportunità di investimenti nel mercato cinese e soprattutto intende indicare i percorsi più sicuri nella internazionalizzazione delle PMI abruzzesi. L’appuntamento per tutte le PMI abruzzesi è venerdì 12 novembre presso la sede dell’Unione Industriali in via Raiale alle ore 17:00.

11/11/2010 14.44