Artigianato: iscrizioni in aumento, ma è ancora l’effetto-sisma a dominare

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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ABRUZZO. Nei primi nove mesi  2010 più iscritti all’Albo, grazie alla performance aquilana. Nel Chietino è crisi nera.

Edilizia ed “effetto sisma”  drogano il numero delle imprese artigiane in Abruzzo, altrimenti costrette a segnare il passo sotto gli effetti della crisi. E’ quanto rileva la ricerca condotta dal centro studi della Cna abruzzese, coordinato da Aldo Ronci, relativamente ai primi nove mesi del 2010. Tra gennaio e settembre scorso, afferma lo studio realizzato sui dati diffusi da Movimprese di Infocamere, «il saldo attivo tra imprese iscritte e cancellate, relativamente all’artigianato,  è stato pari a 171 unità: un dato oggettivamente positivo che risente, però, dell’ incremento di imprese avvenuto a causa del sisma in provincia dell’Aquila. Un incremento assorbito quasi per intero dal settore delle costruzioni».

«Una variazione – sostiene Ronci – c’è stata e segna un inversione di tendenza, seppur modesta, rispetto ai primi tre trimestri dell’anno precedente, quando il saldo era stato addirittura negativo, con 216 unità in meno. Tuttavia, si tratta di un dato solo apparentemente positivo, perché ad influenzarlo è soprattutto l’ incremento di imprese del settore delle costruzioni provocato dal sisma del 2009. Cifre alla mano, L’Aquila ha infatti realizzato un incremento di 163 unità, dovuto quasi esclusivamente all’edilizia (+192), mentre in tutti gli altri settori si registrano decrementi».

Dunque – osserva la ricerca della confederazione artigiana presieduta da Italo Lupo - se aumento c’è stato, ciò è accaduto davvero solo per le conseguenze provocate dal terremoto, come l’impennata dell’edilizia sta a dimostrare. Aumenti, seppure assai meno consistenti, si sono verificati però, sempre all’Aquila, anche nei servizi (+48) e nell’attività ricettiva (+22), mentre i decrementi più marcati sono stati registrati nei settori della riparazioni di auto e di prodotti per la casa (-52), industria (-35) e agricoltura (-28). Un quadro, quello aquilano – che tuttavia non modifica la crisi profonda in cui versa tutto il comparto della piccola e media impresa, all’interno del quale centinaia di aziende sono state messe in ginocchio dal terremoto, tanto da non aver ancora riavviato l’attività.

Che questa sia la chiave di interpretazione delle variazioni registrate dall’Albo dell’artigianato in Abruzzo, lo confermano anche le performance negative di due importanti province abruzzesi, come Chieti e Teramo. La prima, considerata come l’area più industrializzata d’Abruzzo, segnala un saldo negativo, sempre nel settore dell’artigianato, pari a -51, che è superiore perfino a quello dei primi tre trimestri del 2009 (-24).  E analoghi segni di crisi arrivano dal Teramano, segnato a sua volta da un saldo negativo di 28 unità, con cadute nell’industria, le costruzioni, le riparazioni. L’Aquila a parte, timidi segnali positivi arrivano dalla provincia pescarese, capace di un saldo attivo di 87 unità.

11/11/2010 8.42