Risparmio e consumi: una famiglia su 4 si indebita

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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ROMA. Gli italiani sono piu' preoccupati per il futuro e questo si riflette sul risparmio.

Quest'anno poco piu' di una famiglia su tre e' riuscita a mettere da parte qualcosa e ben una su quattro e' dovuta ricorrere a debiti o all'utilizzo di risparmio pregresso. Sono sempre meno le famiglie che riescono a migliorare il proprio tenore di vita (solo una su 17) e aumenta il numero di quelle che 'galleggiano', cioe' hanno speso tutto senza fare ricorso a risparmi o debiti e pensano di fare lo stesso l'anno prossimo o hanno fatto ricorso a risparmi e debiti e intendono mettere da parte di piu' nei prossimi 12 mesi. Tra le categorie, operai e insegnanti sono quelli in piu' 'grave crisi' di risparmio. E' la fotografia scattata dall'indagine Acri-Ipsos realizzata in occasione della 86esima Giornata Mondiale del Risparmio.
   Le famiglie sono consapevoli che l'uscita dalla crisi sara' graduale e con tempi piu' lunghi rispetto a quanto previsto nel 2009. L'83% del campione (era il 78% un anno fa) percepisce la crisi come grave e il 69% si aspetta che non se ne potra' uscire prima di 4 anni (erano il 57% un anno fa), con il 31% che ipotizza addirittura una soglia di 5 anni o piu'. Nonostante cio', quanti si dicono soddisfatti della propria situazione economica salgono dal 54% al 56% (nel 2007 e nel 2008 erano il 51%): in particolare crescono nel Nord Est (+9% dal 2009) e nel Nord Ovest (+5%). Il 23% delle famiglie e' stato colpito dalla crisi ed e' particolarmente pessimista sulla propria situazione economica. Sono sempre meno le famiglie che riescono a migliorare il proprio tenore di vita: il 6% (l'8% nel 2009). Costante invece il numero di quelle che ritengono peggiorato il proprio tenore di vita: il 18% (era il 19%). Costante anche il numero di coloro che riescono a mantenere il proprio tenore di vita abbastanza facilmente: il 29% (era il 30%). Crescono coloro che sono riusciti a mantenere lo standard di vita solo con fatica: il 47% (erano il 43%). Le famiglie che sono riuscite a risparmiare sono poco piu' di un terzo (il 36%, erano il 37% nel 2009). E sono soprattutto al Nord (Nord Est 45%, Nord Ovest 41%). In affanno i risparmiatori del Sud (il 30%) e soprattutto quelli del Centro, dove le famiglie che riescono a risparmiare sono scese al 32% dal 39% del 2009. A parte un 1% di famiglie che non si pronuncia, il restante 26% per tirare avanti ha dovuto ricorrere a prestiti, bancari e non (7%) e ha dovuto utilizzare risparmi passati (19%), soprattutto al Sud. Quelli che non riescono a risparmiare, ma nemmeno devono mettere mano alle riserve o ricorrere a prestiti, sono circa il 37%. Un quarto delle famiglie riesce ad accumulare senza difficolta' ma aumentano quelle che 'galleggiano' (passano dal 20 al 23%) a scapito delle famiglie con risparmio 'in risalita' (il 5%) o 'in discesa' (il 10%).

Ci sono poi situazioni di crisi 'moderata' di risparmio (11%) e 'crisi grave' (il 21%). Tra i secondi si trovano soprattutto persone che vivono in citta' grandi e che hanno tra i 45 e i 65 anni. Tra quelli che 'galleggiano', ci sono operai (forte la concentrazione anche tra quelli in grave crisi di risparmio) e pensionati (presenti maggiormente anche tra coloro che sono in crisi moderata). Imprenditori, dirigenti e liberi professionisti sono particolarmente polarizzati tra coloro che sono in una situazione di 'risalita' o di 'discesa' di risparmio: alcuni, dunque, stanno sempre meglio a fronte di altri che stanno sempre peggio. Esercenti, commercianti e artigiani vivono una situazione analoga, pero' con una concentrazione maggiore fra coloro che sono in 'crisi grave'. Gli impiegati sono concentrati soprattutto nella tendenza in discesa di risparmio (in particolar modo insegnanti e docenti, molti dei quali sono in 'crisi grave' di risparmio) e le preoccupazioni riguardano soprattutto il 2011; gli impiegati, pero', sono presenti anche tra coloro con risparmio positivo. In generale comunque, gli italiani continuano ad avere una forte propensione al risparmio: il 41% non riesce proprio a vivere tranquillo senza mettere da parte qualcosa, mentre il 46% risparmia solo se cio' non comporta troppe rinunce. E' costante il numero di cicale, ossia di coloro che preferiscono spendere tutto. Pensando al futuro dell'economia, l'ottimismo prudente registrato nel 2009 rimane tuttora maggioritario, anche se assai ridimensionato: il 45% di ottimisti contro il 37% di pessimisti (in particolare nel Centro Italia gli ottimisti passano dal 57% del 2009 al 39%). Cio' e' certamente legato alle ridotte aspettative rispetto alla ripresa globale ed europea, ma soprattutto al crollo di fiducia nelle prospettive del Paese e del proprio specifico territorio relativamente ai prossimi 2-3 anni. Se nel 2009 gli ottimisti sul futuro del Paese superavano i pessimisti (+4 punti percentuali) ora i pessimisti superano largamente gli ottimisti (i pessimisti sono il 41% contro il 30% di ottimisti). Riguardo, poi, alla situazione locale domina l'aspettativa di stasi, e i pessimisti sono il 30% contro il 23% di ottimisti. In merito alla propria situazione personale, quasi la meta' degli intervistati (il 49%) ritiene che non cambiera', ma i fiduciosi (28%) superano gli sfiduciati (19%).

 28/10/2010 9.52