I consumi crollano, si salva solo il cellulare

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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ROMA. La crisi ha colpito le abitudini di spesa e gli italiani hanno tagliato drasticamente i loro consumi negli ultimi 2-3 anni.

Si salvano solo spese per la casa e cellulare ma chi ha visto peggiorare il proprio tenore di vita rinuncia anche al telefonino. E' questa la fotografia del Belpaese scattata dalla tradizionale indagine condotta Acri in collaborazione con Ipsos in occasione della 86esima Giornata Mondiale del Risparmio. In tempi di crisi si taglia soprattutto sul fuori-casa, quindi bar, ristoranti, cinema, teatro e viaggi, ma a risentirne sono anche l'abbigliamento e la cura della persona. Costanti sembrano invece le spese per spostamenti ed elettronica mentre crescono telefonia e spese per la casa, alimentari e non. Cio' sembra confermare, sottolinea il rapporto, la comparsa di un nuovo individualismo, nel quale ognuno e' connesso al mondo con un vasto uso delle nuove tecnologie; e in questa situazione la 'propria casa' gioca un ruolo centrale: e' il punto di riferimento dell'essere individuo e motore della socialita'.
   Chi ha un tenore di vita peggiorato ha dovuto tagliare ogni spesa, anche la telefonia che l'anno scorso rimaneva l'ultimo 'bene rifugio' per avere piccoli appagamenti quotidiani: in ogni categoria di prodotti prevalgono coloro che ne hanno molto ridotto il consumo. Anche coloro che si sono 'barcamenati' con le difficolta', senza abbattere troppo la loro qualita' della vita, hanno dovuto ridimensionare notevolmente i propri consumi, tagliando quasi ogni voce (soprattutto le spese per il fuori casa, per il vestiario, per la cura della persona, per libri e stampa), riuscendo a conservare un consumo costante solamente per la telefonia e le 'spese per la vita in casa'.
   Chi ha mantenuto costante la propria qualita' della vita, come lo scorso anno, ha spostato dal fuori casa alla casa molte delle proprie spese: rispetto al 2009 queste famiglie hanno molto aumentato le spese per telefoni e telefonia, hanno aumentato il consumo di libri, giornali e riviste e di prodotti alimentari e per la casa, riducendo al contempo molto le spese per il fuori casa e quelle per vestiti e accessori. Ce' poi chi ha migliorato il proprio tenore di vita e sono coloro che rispetto all'anno scorso hanno aumentato sensibilmente le spese in ogni direzione e rispetto al 2009 soprattutto quelle per il fuori casa, in particolare per quanto riguarda bar, pizzerie, ristoranti, viaggi e vacanze; si tratta di soggetti che, nonostante la crisi, riempiono i locali e si concedono vacanze, anche importanti.

PER ITALIANI NON SI TOCCANO SANITA', SCUOLA E PENSIONI
Gli italiani non taglierebbero mai sanita' (53%), scuola, universita' e ricerca (34%), pensioni (33%). E se fossero costretti sacrificherebbero la difesa (45%), le spese per la giustizia (19%), la protezione dell'ambiente (18%). Lo rileva l'indagine Acri-Ipsos realizzata in occasione della 86esima Giornata Mondiale del Risparmio. Rispetto alla spesa pubblica, i piu' (47%) ritengono che i tagli inibiscano la crescita, mentre il 39% ritiene che la possano aiutare. Il 59% degli italiani pensa che i tagli siano volti a contenere gli sprechi, mentre solo il 36% vede una volonta' di ridimensionamento dei servizi. C'e' chi segnala, pero', che alla prova dei fatti i servizi sembrano ridursi senza una effettiva razionalizzazione (e' cosi' per il 76% contro il 20% che ritiene che i tagli abbiano ridotto sprechi). E se si chiede ai cittadini di cosa abbia effettivamente bisogno l'Italia, in pochi si appassionano per la riduzione del debito pubblico (12%) e pochi di piu' per la riduzione della spesa pubblica (15%), che arriva al 34% presso le classi direttive). Perfino l'ipotesi di riduzione delle tasse (sia ai cittadini che alle imprese) ai fini dello sviluppo del Paese raccoglie un consenso abbastanza limitato (23%), mentre gran parte considera fondamentale la lotta all'evasione fiscale (48%), soprattutto nel Nord Est (53%).
   Gli italiani si percepiscono come un popolo parsimonioso, ma senza esagerazioni. Anzi per il 48%, le famiglie molto parsimoniose ostacolano la ripresa dell'economia, mentre per il 39% la incentivano. Il 51% degli italiani ritiene che il risparmio e' importante per la crescita, ma meno di altri aspetti. In generale i cittadini del Belpaese si considerano mediamente parsimoniosi e poco spreconi (57%). Coloro che si ritengono parsimoniosi (29%) sono molti di piu' di coloro che sanno di avere le mani un po' bucate (14%). L'euro continua a essere vissuto con frustrazione e insoddisfazione (il 67% si dichiara insoddisfatto, a fronte di un 33% di soddisfatti), anche se gli italiani rimangono convinti che in prospettiva l'adesione alla moneta unica sia una cosa positiva (per il 60% in una prospettiva di 20 anni sara' un vantaggio). Permane dunque la fiducia nell'Unione Europea (il 67%), ma pochi dichiarano di avere piu' fiducia (il 7%) a fronte di un cospicuo numero che dichiara di averne meno (il 28%).

28/10/2010 9.48