Il rapporto sul turismo del Parco nazionale Abruzzo, Lazio e Molise

Alessandro Biancardi

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PESCASSEROLI. Il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise ha presentato la bozza e il rapporto diagnostico per il processo di adesione alla Carta Europea del Turismo Sostenibile.

PNALMPESCASSEROLI. Il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise ha presentato la bozza e il rapporto diagnostico per il processo di adesione alla Carta Europea del Turismo Sostenibile.

Dall'analisi emerge che il turismo natura su scala nazionale, dopo un periodo espansione tra gli anni 1980 e 1998, rallenta la corsa a causa della crisi economica. Nonostante cio' il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise e' di gran lunga il parco piu' richiesto dal turista italiano che fa esplicita richiesta del "prodotto Parchi", mentre e' il Parco delle Cinque Terre quello piu' richiesto dai turisti stranieri (sesto Rapporto Ecotur sul Turismo Natura).

In base allo studio condotto dall'Osservatorio Permanente sul Turismo Natura e' emerso che negli ultimi sei anni, tra i tour operator domestici che operano in questo specifico ambito turistico, il segmento piu' rappresentativo del turismo natura e' stato quello dei «parchi-riserve naturali» a cui segue, anche se distaccato di molto, quello della «montagna».

 Al terzo posto di questa classifica, si trova il segmento «mare-parchi e riserve marine», cui segue quello «agrituristico» e quello del «turismo rurale».

 Il comparto turistico e' passato attraverso una fase di profonda trasformazione contrassegnato dalla presenza di una concorrenza internazionale sempre piu' agguerrita, anche al di fuori dei nostri confini: infatti e' possibile godere di beni culturali e architettonici di territori e ambienti interessanti quanto quelli del nostro Paese. I problemi che affliggono il turismo in Italia, sempre secondo il rapporto del Pnalm, sono risolvibili grazie a una risposta articolata, con una maggiore e concreta formazione del personale impegnato nel settore alla diminuzione dell'eccessiva pressione fiscale delle imprese turistiche, settore che detiene il poco invidiabile primato europeo del "total tax rate" medio pari al 75 per cento, ovvero degli oneri che, direttamente o indirettamente, fanno capo alle imprese turistiche come imposte, contributi e oneri amministrativi. E' anche alla luce dei risultati di indagini come quella di cui sopra che il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, ha deciso di intraprendere il percorso che mira all'acquisizione della Carta Europea del Turismo Sostenibile (CETS), carta che manifesta la volonta' delle istituzioni che gestiscono le aree protette e degli operatori turistici per favorire un turismo conforme ai principi dello sviluppo sostenibile.

I firmatari si impegnano ad attuare a livello locale una strategia descrivibile come: «qualsiasi forma di sviluppo, pianificazione o attivita' turistica che rispetti e preservi nel lungo periodo le risorse naturali, culturali e sociali e contribuisca in modo equo e positivo allo sviluppo economico e alla piena realizzazione delle persone che vivono, lavorano o soggiornano nelle aree protette».

 Tutto questo si traduce nella realizzazione di un'analisi dei bisogni del territorio (problemi e opportunita') elaborata e accettata dai partner, con lo scopo di definire l'orientamento turistico piu' adeguato per il territorio nel suo insieme. Tuttavia l'analisi sull'antropizzazione dei Comuni del Parco, porta a rilevare una forte denista' di popolazione per chilometro quadrato nei versanti laziale e molisano, rispettivamente al 34.13 per cento e al 27,32 per cento, mentre in quello abruzzese si attesta al 17,45 per cento. Questo dovra' necessariamente portare ad intraprendere azioni mirate e diversificate sui tre versanti, con strategie che portino alla valorizzazione degli ambiti sociali e programmatiche in termini di sviluppo e conservazione. Del resto l'indice di spopolamento dei comuni in area Parco sopravvenuto nell'ultimo secolo e' passato da 59.107 abitanti nel 1921 agli attuali 27.751.

L'area Pnalm si dimostra sempre piu' funzionale al turismo, dimenticando quei fattori di plus valore necessari a evitare che i giovani possano abbandonare i territori dove sono nati. Del resto a fronte del tempo di percorrenza necessario a uno studente di Avezzano per raggiungere la scuola, circa 10 minuti, a uno studente di Pescasseroli (centro del Parco) per raggingere la stessa scuola occorre 1 ora e 38 minuti, che moltiplicati per il viaggio di andata e ritorno sommano a 3 ore e 16 minuti. Stessa cosa per gli studenti pendolari che si recano a Castel di Sangro. Insomma vivere in un'area protetta, contribuendo a manterene livelli demografici in pareggio, costa ai giovani denaro per gli abbonamenti e tempo detratto allo studio e alle attivita' ricreative. Come possono, in concomitanza del termine degli studi universitari, abbandonano i centri montani trasferendosi a L'Aquila, Pescara, Roma e Bologna.

27/10/2010 16.43