Farmacisti sul piede di guerra contro la liberalizzazione

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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ABRUZZO. Federfarma promette le barricate. «Col decreto Monti rischiano di scomparire centinaia di farmacie in particolare quelle delle aree dei piccoli centri urbani della regione».

La nuova disposizione in materia di servizio farmaceutico prevede infatti l'autorizzazione a vendere i medicinali di fascia C (non mutuabili) nelle parafarmacie, contrariamente alla proposta di Federfarma di aprire più farmacie in Abruzzo con concorso riservato ai non titolari e ai colleghi delle parafarmacie. Per molti però la posizione dell'associazione è strumentale e tende a difendere una lobbies che è contraria ad una maggiore concorrenza. Il testo è stato modificato in commissione all'ultimo momento dopo la levata di scudi della grande distribuzione che pure si era negli ultimi anni attrezzata con parafarmacie.

Nella provincia di Chieti le farmacie sono 158 farmacie e 54 parafarmacie. A L'Aquila e provincia: 146 farmacie e 23 parafarmacie; Pescara e provincia: 101 farmacie e 32 parafarmacie; Teramo e provincia: 97 farmacie e 21 parafarmacie.

«Con la liberalizzazione si vuole distruggere l'organizzazione capillare delle farmacie», ha detto il responsabile regionale di Federfarma, Giancarlo Visini, «Su un totale di poco più di 500 farmacie aderenti a Federfarma, 230 sono rurali e di questi il 90 per cento si trova in Comuni con meno di 3mila abitanti. Molti dei titolari di questi piccoli esercizi stanno pensando di chiudere. Il limite dei 12.500 abitanti non impedisce agli utenti dei piccoli Comuni di trovare tali medicinali negli esercizi commerciali diversi dalla farmacia. Anche gli sconti possibili contrastano con la normativa che demanda ancora all'Aifa (Agenzia italiana del farmaco) la decisione dei prezzi al pubblico dei farmaci etici, dopo la valutazione dei costi di produzione e distribuzione. In questo modo s'ignorano completamente le esigenze delle popolazioni dei piccoli Comuni che prima o poi rimarranno senza farmacie, come già sono rimaste prive di scuole, negozi, alimentari e altri presidi necessari per impedire lo spopolamento. Per non parlare della maggior parte delle farmacie ormai a reddito di sopravvivenza e già vessate da provvedimenti regionali penalizzanti. L'equità di cui si parla – si domanda Visini - è forse quella di un ulteriore sviluppo degli ipermercati che hanno già eliminato i piccoli esercizi?».

 Federfarma aveva presentato al Governo lo scorso ottobre un documento di proposta di riordino del settore farmaceutico. «Non è stato preso in considerazione. L'articolo 32 – ha sottolineato il responsabile Federfarma provinciale di Pescara, Fabrizio Zenobii – rimane comunque abbastanza estraneo al contesto europeo, dannoso per la salute del cittadino e ostile al principio dell'unione tra responsabilità professionale e proprietà. In nessun Paese europeo il medicinale con ricetta viene venduto fuori della farmacia. Il nostro intento è di aprire più esercizi (abbassando il quorum degli abitanti) e non portare fuori della farmacia i farmaci di fascia C. Siamo pronti a trattare, ma occorre essere equi e dare a tutti le stesse regole. Federfarma è convinta che servizi come quello sanitario non vadano soggetti al libero mercato. Se regola deve essere allora che sia per tutti».

 Federfarma regionale ha inoltre chiesto l'attenzione dei deputati e senatori eletti in Abruzzo.

16/12/2011 10:50