Confindustria:«ripristinare le tasse e l’Ici sulle rendite degli immobili storici»

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. «Spremere i pensionati e aumentare l’Iva non è necessario. Miliardi e miliardi di euro sono legalmente sottratti al gettito fiscale dal 1991 ad oggi grazie ad un giochetto di leggi cui persino l’Agenzia delle entrate si è piegata qualche mese fa».

Lo dice Modesto Lolli, Presidente PMI Confindustria Abruzzo che propone alternative alla manovra “lacrime e sangue” targata Monti.

Le Pmi Abruzzesi chiedono allora al Governo di fare marcia indietro su pensioni e Iva e, nel rispetto del metodo scelto per il risanamento - cioè il prelievo fiscale, chiedono di «ripristinare la tassazione sulle rendite e sulla proprietà degli immobili storici sottoposti a vincolo. Ecco da dove riscuotere molti miliardi di euro».

Nel nostro Paese nel 1991 fu deciso, in forza di una legge passata sotto silenzio, che il reddito degli immobili di interesse storico e artistico fosse soggetto ad una agevolazione fiscale così elevata da risultare praticamente prossima allo zero, o quasi (cfr articolo 11, comma 2, della legge 413/91).

Praticamente chi è proprietario di un immobile sottoposto a vincolo non solo pagava (e ora tornerà a pagare) un’Ici  insignificante ma, cosa ben più rilevante, versa un Irpef irrisoria sulle rendite di locazione.

Nella fattispecie, quando il proprietario affitta un immobile sia per uso abitativo che per uso commerciale (a canoni salatissimi in Italia) non paga le tasse sulla “rendita” incassata che risulta dal totale dei canoni annui bensì “sulla minore delle tariffe d’estimo per le abitazioni della zona censuaria nella quale è collocato il fabbricato”.

Insomma se si possiede un palazzo in Piazza di Spagna, il reddito derivante dalla locazione dello stesso è calcolato in base a quello della più misera cantina della zona censuaria di appartenenza. Cioè: si prende il reddito del sottoscala locato più degradato dell’area (per esempio una gattabuia interrata ad uso ripostiglio o simili) e in base a quello si fa il computo del dovuto per il palazzo di Piazza di Spagna. Alias: l’Irpef si riduce a nulla.

«Riflettiamo per un attimo cosa accadrebbe», dice Lolli, «se per gli immobili sottoposti a vincolo si pagasse una tassazione agevolata, magari anche al 30% (ben il doppio dell’abbattimento previsto per gli immobili non vincolati!) - in ragione delle spese per il mantenimento e la conservazione del patrimonio artistico, le cui condizioni sono sotto gli occhi di tutti – e proviamo ad immaginare il gettito fiscale conseguente. Miliardi di euro. Miliardi che oggi lo Stato non riscuote in favore di una quantità di “eletti” (spesso istituti privati come banche, assicurazioni eccetera) che godono di un privilegio assolutamente ingiusto perché dannoso per tutti. Questione di lobby?»

Quanto incasserebbe lo Stato già solo da città come Venezia, Firenze, Roma se riscuotesse un Irpef congrua? Ad oggi la perdita di gettito per l’Erario è assolutamente enorme, secondo Confindustria L’Aquila, se solo si pensa al numero esorbitante degli immobili sottoposti a vincolo: nessun Paese al mondo ne ha quanti l’Italia.

La proposta per questo fine 2011 della Confindustria, tanto per festeggiare il ventennale della legge introduttiva dell’ingiusto danno erariale (30 dicembre ’91), è ripristinare la tassazione del reddito degli immobili storici sulla base del canone di locazione, prevedendo un abbattimento di una percentuale superiore a quella degli altri immobili- anche fino al 30% con buona pace dei proprietari! - onde giustificare le maggiori spese di manutenzione.

«Sempre che queste abbiano luogo, visto che, invece, il patrimonio artistico italiano è in totale disfacimento e svenduto a quattro soldi agli stranieri, che solo in questa terra di nessuno possono non pagare le tasse», chiude Lolli.

09/12/2011 18:17