Settore farmaceutico a picco? Tagli e pochi investimenti anche in Abruzzo

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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L’ AQUILA. Tagli e  pochi investimenti nella ricerca. Sono questi gli elementi che rischiano di affossare il settore farmaceutico italiano, il secondo in Europa dietro solo alla Germania, per capacità produttiva.

Tra le Regioni più produttive c’è l’Abruzzo con 5 stabilimenti, circa 1.100 addetti e 1.250 operatori nell’indotto. Nella sola provincia de L’Aquila gli addetti rappresentano il 31% dell’intero settore manifatturiero.  Si è parlato di questo ed altro nel corso della tavola rotonda organizzata in occasione dei 125 anni del gruppo Menarini,una delle aziende leader del settore farmaceutico ieri, dal titolo “Produzione farmaceutica: un modello di successo a rischio?”  Presenti all’incontro moderato dal giornalista Bruno Vespa, il direttore generale del Censis Giuseppe Roma che ha illustrato i dati di una ricerca sul settore farmaceutico italiano, il direttore generale della Menarini, Carlo Colombini, il  presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi ed il presidente della Regione Abruzzo Gianni Chiodi.

UNA PALLA AL PIEDE?

Finchè la spesa  farmaceutica sarà  vista dalla politica come una palla al piede (uno spreco e non un potenziale di sviluppo), non ci sarà crescita. E’ questo il pensiero di Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria secondo cui non bisogna considerare solo la spesa ma l’aspetto della produzione, occupazione e ricerca farmaceutica. I tagli al settore comportano una delocalizzazione della produzione all’estero con ricadute sull’occupazione locale.

La produzione del farmaco secondo i dati Censis è pari a 25 miliardi di Euro, 14 dei quali verso l’export.

«Si esca dal pregiudizio», dice Scaccabarozzi,«di considerare il farmaco come un costo, responsabile primario della spesa sanitaria pubblica quando, in realtà, ne rappresenta soltanto il 16%. Questo 16% racchiude un valore industriale significativo che è rappresentato da 12,5 miliardi di euro ovvero il valore del settore in termini di tasse, stipendi, contributi, a fronte di ricavi per l’industria di 12,3 miliardi di euro derivanti dalla spesa farmaceutica pubblica totale». I segnali positivi da L’Aquila fanno ben sperare. L’azienda farmaceutica Menarini, infatti ha prodotto nel 2011 71 milioni di pezzi e 1,25 miliardi di compresse di cui il 70 per cento è destinato al mercato italiano e il 30 per cento al mercato estero. Un settore che ha dato prova di grande ripresa all'indomani del sisma del 6 aprile 2009.

DALLA POTENZA ALL’ATTO

Scorrendo i dati del Censis sul settore farmaceutico italiano, Aristotele avrebbe esclamato: « per passare dalla potenza all’atto c’è n’è di strada da fare». In Italia ci sono tutti i presupposti per un’impennata del settore farmaceutico ma mancano le politiche giuste di investimento e sviluppo. Dai dati della ricerca “L’industria farmaceutica per la competitività italiana” illustrata dal direttore generale del Censis, Giuseppe Roma Italia, viene fuori che ci sono 345 imprese, concentrate in particolare in Lombardia, Lazio, Toscana, Emilia Romagna ed Abruzzo, 165 fabbriche, siti di produzione ad elevato know-how; 66.700 occupati totali e solo in Abruzzo  5 stabilimenti con circa 1.100 addetti e 1.250 operatori nell’indotto.

Ma l’anello debole della catena è costituita dal taglio dei prezzi dei prodotti farmaceutici, le poche risorse di finanza pubblica destinate alla spesa farmaceutica, la scarsa attenzione ai prodotti innovativi e i bassi investimenti pubblici.

CHIODI: «PER LA CRESCITA, POCO»

Secondo il governatore Gianni Chiodi, commissario ad acta per la sanità, l'Abruzzo “purtroppo” non può fare molto per la ricerca «visto che», dice, «se abbiamo un bilancio di 2 miliardi ed 800 milioni di euro ben 2 miliardi e mezzo purtroppo vanno a coprire le spese sanitarie, intendendo sia quelle ospedaliere che farmaceutiche. Il margine da destinare alla crescita, dunque, è molto limitato». Il presidente ricorda che l’Abruzzo è  una delle cinque regione italiane che spende di più in farmaci, con un trend cresciuto dal 2008 del 2,7 per cento e che sin dal suo insediamento si è riusciti a raggiungere un equilibrio nei conti della sanità, «importantissimo quanto inaspettato per una regione che solo nel 2005 aveva prodotto 450 milioni di euro di disavanzo».

Ma non sembra recepire l’invito di Farmindustria a non vedere le spese farmaceutiche come un peso dal momento che «per razionalizzare la spesa farmaceutica», propone  il metodo dell'accentramento delle forniture, attraverso gare al ribasso che consentono di raggiungere notevoli economie di scala.

m.b.  29/11/2011 11:04